___________________________________________________________
Tg1: senza parole

Mario Tozzi – Geologo Cnr


“Sui terremoti puoi agire solo nei termini di prevenzione.
Prevenire significa costruire meglio o risanare quello che è costruito male. Quella era una zona pericolosa e lo si sapeva. Solo il 25% delle abitazioni sono costruite in maniera antisismica: che vogliamo fare aspettare di fare il ‘ponte’ o mettere i soldi per mettere i soldi per queste cose?
Quando si parla di piani casa, di grandi opere… la grande opera di cui abbiamo bisogno è portare fuori il Paese dal rischio naturale”.

__________________________________________________________


Questo è il trailer di un bellissimo documentario (ricco di humor) realizzato da Gustav Hofer e Luca Ragazzi, “Improvvisamente l’inverno scorso“, edito da Ponte delle Grazie e venduto (a 19 euro) in un cofanetto assieme al libro.

Il documentario – che ha conquistato la Berlinale dello scorso anno – ripercorre la storia che dai Pacs, ha portato ai Dico ai DoDoRe e poi al nulla.

Come scrive Il Venerdì di Repubblica:
realizzato con pochissimi fondi, commentato da Veronica Pivetti, è zeppo di curiose interviste, benedetto dal senso dell’umorismo anche quando è patente l’omofobia di buona parte degli intervistati. Quanto al libro, non è solo un diario del cinediario ma un piccolo, informato manualetto sulla realtà italiana e internazionale in materia”

Una bella notizia. Certo è meno bello pensare che i sottotitoli in inglese che si vedono sotto il video sono la traduzione con la quale questo documentario sta girando il mondo (addirittura verrà proiettato in Thailandia) ma non ha ancora trovato un distributore per le sale italiane.

Però è un segnale incoraggiante, come l’altra nuws incoraggiante che ho copincollato qui sotto: nel nostro profondo (profondissimo) Sud, un comune - Polistena, provincia di Reggio Calabria- si è dichiarato “amico dei gay e delle lesbiche“.

Da non crederci, vero?

_______________________________________

POLISTENA E’ IL PRIMO COMUNE
AMICO DEI GAY

ROMA – Polistena, in provincia di Reggio Calabria, è il primo comune italiano a dichiararsi “amico dei gay”.

Lo rende noto l’Arcigay
. Il comune calabrese, governato da una maggioranza di centrosinistra, ha infatti approvato ieri sera all’unanimità un regolamento contro le discriminazioni ai lgbt (lesbiche, gay, bisessuali, transgender), proposto dal consigliere Massimo Frana (Pd).

L’atto “costituisce – precisa l’Arcigay – un importante impegno nell’affermazione di una società plurale dove la diversità diventa valore aggiunto e non stigma sociale”. Il regolamento disciplina vari ambiti della vita dell’ individuo finora relegati alla sfera privata, “individuando un interesse pubblico di tutela e rispetto delle persone omosessuali, come il lavoro, la salute”.

Sollecita, inoltre, il Consiglio Regionale affinché doti la Calabria di strumenti normativi che possano garantire il rispetto delle persone lgbt. “Questo risultato – ha commentato Frana – è sorprendente per un piccolo comune di provincia del mezzogiorno, ma è il frutto della capacità di relazione e dialogo che abbiamo costruito in molti anni”.

Per il presidente dell’Arcigay, Aurelio Mancuso, “Polistena fa un passo di eccellenza, in un panorama politico nazionale che ignora qualsiasi forma di tutela delle persone lgbt. Invitiamo tutti i comuni di provincia a prendere esempio da Polistena per ridare un riconoscimento pubblico alla dignità e alla felicità di milioni di gay, lesbiche e bisessuali che vivono lontano dalle città”.

_________________________________________________________

D’altro canto non dobbiamo abbassare la guardia rispetto ad altre notizie – assolutamente sconfortanti – come quelle che trovate a questo link.

Alcuni titoli
:
Spedizioni anti-gay ad Udine e Pordenone
Il Vaticano contro la moratoria Onu per depenalizzare il reato di omosessualità
Ragazza lesbica picchiata a Napoli

La situazione non è eccezionale in Italia sul fronte dei diritti individuali, lo sappiamo. Ma proprio per questo dobbiamo sostenere chi con humor, amore e fantasia lavora ogni giorno per cambiare il senso comune delle cose, per trasformare (aprendole a nuovi orizzonti) le menti- i cuori – le anime delel persone ingrigite e annebbiate da ignoranza e pregiudizi.

Ecco quindi che vi lascio con un altro “brano” del film/libro e con il consiglio di andare sul sito ufficiale dove potete trovarea anche la puntata (di 24 minuti) delle “Invasioni barbariche” in cui i due registi hanno presentato il loro documentario, ed in cui viene mostrato il trailer anche di un altro film – altrettanto bello -  “Un altro pianeta” di Tummolini.

_________________________

Perchè la Sinistra in Italia è divisa? Perchè Vendola è uscito da Rifondazione, Rifondazione non sta con Sinistra Democratica, I Comunisti Italiani si riavvicinano a Sinistra Critica?

Per favore non pensate subito: “perchè sono le solite cagate dei nostri politici”.

Leggete questo articolo che spiega (secondo me abbastanza bene) un pò di queste questioni che sono sicuramente più interessanti e importanti di quel che possa sembrare.

Certo questo articolo non spiega tutto, ma penso possa essere un buono spunto sul quale potremmo discutere.

(Ho linkato alle parole meno chiare – o per le quali era necessario un approfondimento – delle pagine chiarificatrici tratte da wiki e altre fonti)

Buona lettura a tutti .

Fauno Silvestre
che spesso non sa dire se sia socialista/comunista/socialdemocratico/anarchico o cazzeggista.. ma crede nella democrazia partecipata, nell’uguaglianza, nella libertà, nella pace, nell’amore, nella solidarietà, nell’ambiente, nell’arte, nella fantasia, nella ricerca scientifica, nella molteplicità di culture ed esperienze.

sinistra-europea


Ferrero: «La sinistra anticapitalista unita. Nel gruppo del Gue»

Tratto da Liberazione, 08-03-2009 – Checchino Antonini

«Stiamo lavorando per un accordo di tutta la sinistra radicale e comunista, per una lista unitaria tra Rifondazione, il Pdci, Sinistra critica e gli altri movimenti. Non si può fare invece una lista così slavata da non sapere dove andrà in Europa o da non avere contenuti chiari. Ad esempio i socialisti in questi anni hanno detto cose diverse dalle nostre».

Prima di entrare al teatro Carcano di Milano, che ospitava l’iniziativa di Rifondazione per presentare il programma della Sinistra europea, Paolo Ferrero invia un messaggio – via agenzie – all’assemblea di Firenze. Poi, dal palco, spiegherà meglio, dirà che va bene una lista unitaria delle sinistre alle europee ma che vada nel Gue (il gruppo unitario della sinistra alternativa) e «non col compagno Craxi, che realizza quell’unità con la rinuncia ai simboli del movimento operaio. Non basta dirsi di sinistra in Italia e poi votare la Bolkestein a Strasburgo».

Prima di lui anche Vittorio Agnoletto, eurodeputato del Prc, dal palco del Carcano aveva interloquito con i convenuti a Firenze per ricordare gli sforzi per dirottare il gruppo socialista dall’iniziale fascinazione per la direttiva che avrebbe innalzato a 65 ore l’orario settimanale. O quella direttiva che porta il nome di Claudio Fava (segretario di Sd, ndr) per la quale se un padrone viene scoperto a sfruttare un migrante senza documenti viene condannato a pagargli le spese di espulsione.

«Così chi avrà mai il coraggio di denunciare il suo sfruttatore?», si chiede Agnoletto di fronte alle sei-settecento persone che hanno riempito il teatro per ascoltare una narrazione polifonica di esperienze di lotta e di elementi di programma.

Ospiti d’onore: i leader della Linke, Lothar Bisky, e del Synaspismos, Alexis Tsipras, introdotti dal responsabile esteri, Fabio Amato. Convitato di pietra: la crisi. Una crisi raccontata innanzitutto con le voci di una città dove in 250mila rischiano il posto e la cassa integrazione è aumentata del 251% quella ordinaria e del 145% quella straordinaria.

Ha spiegato il segretario provinciale Prc, Nello Patta, che Milano è un laboratorio dell’insicurezza (dai pogrom di Opera alle ronde) e di un blocco di potere composto da banche, multinazionali, poteri pubblici con alcune superfici di contatto con la finanza criminale. Un capitalismo di infima qualità che sta mettendo a rischio il 20% del residuo insediamento industriale.

Ma è una città capace di «nuovi segnali». Dalla resistenza dei 70 operai dell’Innse a quella delle lavoratrici Benetton, degli spazi sociali e degli antirazzisti che la sera prima hanno confinato una ronda padana sotto un ponte. Poi ci sono i gruppi di acquisto popolari di cui parla Luciana Maroni, e l’Onda, «scomparsa dai giornali ma non dalle università e attiva in Grecia e in Francia», dice Cristina Palmieri.

Storie che dicono «nulla di nuovo ma tanto di vero». Come quella di Nicoletta, sindacalista Sdl (Sindacato dei Lavoratori Intercategoriale, ndr), precaria della sanità pubblica, due figli, 1.300 euro e scadenza tra un anno.

Come quella di Mariangela Tognon, scodellatrice, ossia lavoratrice delle mense scolastiche comunali. «E’ una crisi che divide», spiega Marina Benuzzi, della Cgil, individuando nel contratto nazionale il luogo per la redistribuzione.

Crisi e resistenze raccontate soprattutto da donne perché non sfugga che la lotta al patriarcato non può essere scollegata a quella contro il capitalismo.

E se Anita Sonego, dell’Università delle donne, parte dalle istanze dei corpi sotto controllo (da quello di Eluana a quello dei migranti), Agnoletto fornisce altre cifre rivelatrici della magnitudo della crisi: +41% dei furti nei supermercati, +20% dei pignoramenti di immobili, +230% di chi ricorre alle lotterie.

E’ questo il quadro su cui deve calarsi il programma comune della Sinistra europea (venti partiti e altri 12 come osservatori). Perché la crisi «che è economica, ecologica, alimentare e di democrazia – dirà Ferrero – è il frutto della globalizzazione che ha puntato sulla finanziarizzazione dell’economia e sulla sistematica compressione dei salari». Per questo è impensabile uscire dalla crisi con i sacrifici, «sono stati i sacrifici a produrre la crisi».

La ricchezza c’è e va redistribuita. In 25 anni 150 miliardi di euro si sono spostati dal monte salari a quello dei profitti. «La crisi, allora, dovranno pagarla i ricchi», insiste il segretario di Rifondazione enunciando una piattaforma che va dal salario sociale per i disoccupati all’ampliamento della cassa integrazione (per pubblico e privato, stabili e precari), dal controllo pubblico del credito alla Tobin Tax, alle nazionalizzazioni per riconvertire l’economia.

Il livello europeo è evidente, è lì che si costruisce l’alternativa. E l’antiberlusconismo «urlato o no» non basta. L’accondiscendenza di Di Pietro alle grandi opere berlusconiane, l’ambiguità del Pd nella costruzione della guerra tra poveri non sono utili a bloccare il mix di razzismo, sessismo e clericalismo con cui le destre provano a unire ciò che disgregano con le loro politiche economiche. «La crisi del Pd è strategica», conclude Ferrero indicando nella produzione di forme di conflitto e di solidarietà la strada per la construzione della sinistra alternativa, «che non sia l’ala sinistra del Pd».

Il mio amico Donnacecena
mi ha consigliato il video seguente per dimostrarmi che
l’Italia [non] è un paese razzista.


Alla fine non ho potuto dargli torto..
.

Ma non contento, ho preferito rispondergli con un altro video:
un monologo di Ascanio Celestini.

Quindi ora, ditemi voi:
chi ha ragione tra
Fauno Silvestre e Donnacecena?

______________


Non c’è nulla -
i campi e le montagne
rubati dalla neve

(haiku di Naito Joso)

no mo yama mo/ yuki ni torarete / nani mo nashi

neve

_____________

Le pareti di internet sono tappezzate di scritte, come i muri e le mura delle nostre città.
Tra pubblicità e graffiti, ogni tanto capita di imbattersi in frasi (come quella qui sotto) capaci di interpretare perfettamente un momento:


VENNERO IN SELLA DUE GENDARMI
VENNERO IN SELLA CON LE ARMI,
CHIESERO AL MEDICO SE LI VICINO
FOSSE PASSATO UN CLANDESTINO…

Sempre nei pressi dele stesse mura e muri di questa città virtuale, capita anche di imbattersi in qualche pagina stropicciata di un giornale di sinistra, in questo caso Micromega, che riporta un articolo interessante di Giuseppe Giulietti di Articolo 21, che riesce ad analizzare e a relazionare molto bene due fatti all’apparenza distanti come il Decreto sicurezza e il (Decreto) Eluana, passando per il Vaticano…


Per i clandestini nessuna “pietas cristiana”

di Giuseppe Giulietti,16-02-2009

Non sappiamo se il papa Benedetto XVI sia stato avvertito, ma abbiamo le prove che il pericoloso germe del relativismo abbia messo robuste radici nei sotterranei del Vaticano, e non solo.

Non abbiamo dubbi che all’orecchio di “pietas cristiana” siano sicuramente arrivate le urla e le invettive scagliate dai cosiddetti politici cattolici contro il presidente Napolitano a proposito della drammatica vicenda di Eluana Englaro.

Tra i più scatenati si è distinto, come sempre, il cattolicissimo re Silvio che ha impugnato la bandiera della difesa della vita e della famiglia (con raro sprezzo del ridicolo…) “se Eluana fosse stata mia figlia….” ha più volte sospirato il religiosissimo Silvio aggiungendo, con ispirazione tipicamente francescana:
“Ha anche le mestruazione potrebbe generare un figlio”
.
Parole queste che saranno sicuramente ricordate nei secoli come un raro e delicato esempio di “pietas cristiana”.

Non sono ovviamente mancati i cardinali e i vescovi che si sono commossi per queste celestiali parole. Peccato, tuttavia, che appena qualche ora prima il governo e la maggioranza avessero imposto una norma che obbligherà i medici a denunciare i malati clandestini.
Molti di costoro non si faranno più curare, con tutte le conseguenze possibili e immaginabili.

La maggioranza del cattolicissimo re Silvio non ha avuto esitazione alcuna a far approvare una norma che recide proprio quelle radici cristiane dell’Europa tanto care al pontefice. Contro questa decisione si sono sentite le voci di tante comunità di base di tante associazioni laiche e cristiane di qualche vescovo, ma non si è certo sentito quel coro forte e possente che ha accompagnato tutta la vicenda di Eluana.

Ci auguriamo che qualcuno voglia informare Benedetto XVI anche di questa pagina di storia italiana e che lui medesimo voglia promuovere una inchiesta per comprendere chi abbia diffuso i germi del relativismo nei sotterranei del Vaticano.

****

PS: d’altro canto come ha fatto notare Agnese (amica di un’amica) riguardo la frase di Berlusconi su Eluana:

Pensare ad una gravidanza nel caso di Eluana sarebbe comunque perpetrare uno stupro: perché pure se non subisse violenza fisica, sarebbe una gravidanza impostale dall’esterno!
Quindi è come se Berlusconi avesse detto che una donna è un animale da parto, pure se è incosciente
“.

Qualcuno si stupisce di questa riflessione?
Io non vedo nulla di strano. In fin dei conti la frase del nostro re Silvio non è altro che il frutto di quella mentalità imperante nel nostro Belpaese in cui si emanano decreti di emergenza contro gli stupri operati da stranieri (tra il 3 e il 10%), senza preoccuparsi del  90% degli stupri commesso da ITALIANI, il 69% dei quali ad opera di mariti, fidanzati, partner, parenti.


Se proprio vogliamo un decreto espulsione, che sia contro gli Italiani
.


PER SAPERNE DI PIU:

-
Il 90% degli stupri compiuto da Italiani (fonte Repubblica)
- Il delirio xenofobo del “Giornale”
- La pillola contro la violenza
- Chi gode dello stupro? Parte II
- Protezione civile

bianchi

Mentre un poliziotto uccide il suo vicino senegalese, mentre un indiano viene bruciato nella stazione di Roma, mentre un italiano che stupra una rumena non fa notizia..
Mentre accade tutto questo e molte altre cose, in Italia passa un decreto sicurezza che ripropone fedelmente le Leggi Razziali del regime Fascista.

Come spiega bene Francesco, infatti:


Stiamo assistendo ad una evidente riproposizione delle Leggi Razziali.

L’approvazione del decreto che obbliga i medici a denunciare i clandestini se dovessero richiedere delle cure è solo un elemento, neanche il più importante (a mio modesto parere) anche se il più pericoloso (se un clandestino ha una malattia infettiva, piuttosto che recarsi in Ospedale, rischiando l’espulsione, probabilmente sceglierà di non fare nulla, aumentando il rischio di contagio).

Nel decreto “Sicurezza”, che è culturalmente molto più profondo, vengono creati gli stessi istituti razzisti previsti dalle Leggi razziali del ‘38. Con il Regio decreto, tra le altre misure persecutorie, si prevedeva:

1) il divieto dei matrimoni “misti”
(”il matrimonio del cittadino italiano di razza ariana con persona appartenente ad altra razza è proibito”);
2) fu istituito con il compito di provvedere al censimento della popolazione ebraica in Italia un “registro degli ebrei”;
3) i genitori di razza ebraica potevano “conservare” la patria potestà dei propri figli, tranne nel caso di imposizione della propria Religione.


Oggi avviene lo stesso (ed anche peggio).
Il disegno di Legge sulla “Sicurezza” votato al Senato prevede:

1) l’impossibilità
giuridica per gli stranieri, che non siano titolari di un permesso di soggiorno in corso di validità, di contrarre matrimonio;
2) è stato istituito presso il Ministero dell’Interno un registro dei “senza casa” (quelli che vengono bruciati vivi sulle panchine, per intenderci). Forse un domani questa lista potrebbe tornare utile alle ronde che lo stesso testo-Sicurezza istituisce;
3) gli appartenenti alla razza degli immigrati extracomunitari, non dotati di permesso di soggiorno, non possono compiere atti di stato civile. Questo significa che una donna che partorisce non potrà riconoscere suo figlio come naturale (sarà quindi “figlio di nessuno”), quindi le verrà tolto ed affidato ad un istituto.

Mi vergogno sempre di più di essere italiano.

Ma è in questo momento che bisogna resistere e disobbedire (come fa la Regione Puglia che vieterà le delazioni).

Non possiamo accettare che altri esseri umani vengano ritenuti dei NON-UMANI da questo governo becero, da questi italiani beceri.

Resistere.
Resistere.
Resistere.

Dalla puntata “Migranti” del programma Presa Diretta

O meglio, risveglio dal letargo.

Sono utili i periodi di lontananza e silenzio, di messa a maggese di se stessi. Si diventa più fertili e ricettivi.

Peccato che a differenza di quel che succede ad orsi, ghiri e affini, durante il letargo non si perdano i grassi, tutt’al più s’accumulano.

Unico effetto collaterale, d’altro canto, visto che risvegliandosi dal letargo (proprio come orsi, ghiri e affini), ci si ritrova improvvisamente e istintivamente ad impegnarsi per giornate intere in un’unica attività: nutrirsi.

Dopo questa premessa (e con non poco ritardo) inauguro questo 2009 del mio blog con quello che ritengo sia stato il più bel messaggio di auguri ricevuto il 1 gennaio.

VOI!

VOI, IL POPOLO, AVETE LA FORZA DI FARE CHE LA VITA SIA BELLA E LIBERA,

DI FARE DI QUESTA VITA UNA SPLENDIDA AVVENTURA.

QUINDI IN NOME DELLA DEMOCRAZIA USIAMO QUESTA FORZA!

COMBATTIAMO PER UN MONDO NUOVO CHE SIA MIGLIORE!

(Charlie Chaplin in “Il grande dittatore“)

PS: ringrazio Santamary per avermi inviato questo messaggio

740: è il numero delle volte che è stato letto il mio post “Chi gode dello stupro“. E’ il piu letto del mio blog

130: è il numero di volte in cui si è arrivati al mio blog cercando le parole “stupro“, “violentata” o parole simili

6 milioni 743 mila: è il numero di donne italiane dai 16 ai 70 anni che sono state stuprate

69% : è la percentuale di stupri ad opera di mariti, fidanzati o partner

Visto il grande interesse che riscontro in chi viaggia in rete sul presunto “godimento” della donna durante uno stupro, completo il mio primo post su questo argomento con un video realizzato da Franca Rame. E’ un monologo (scritto nel 1975) in cui ricostruisce la violenza da lei subita.

Forse così i dubbi su questo argomento saranno del tutto dissipati.

E’ passata una settimana dall’elezione di Barack Hussein Obama alla Presidenza Usa. E visto che non ho alcun obbligo di stare sulla notizia mi sono preso del tempo per capire meglio quello che viene definito un cambiamento epocale tanto per gli Usa che per il mondo intero.

Ho scelto tre punti di vista tra gli innumerevoli a disposizione.

Il primo è un brano tratto da un manuale di storia contemporanea che descrive la nascita del Partito Democratico negli Usa a fine Ottocento (quanto attuale sia attuale sta a voi deciderlo).

Il secondo brano è invece un articolo di Piero Sansonetti, scritto all’indomani dell’elezione di Barack, intitolato emblematicamente “Black Power”.

Il terzo e ultimo è invece un’intervista di Marco d’Eramo ad Alexander Cockburn giornalista del giornale di sinistra americano “The Nation” posto su posizioni molto critiche nei confronti di Obama.

Il post questa volta sarà un po’ lunghetto, lo ammetto, ma vi assicuro che è abbastanza scorrevole.

Buona lettura e buona riflessione!



Il Partito Democratico

tratto da “L’ETA’ DELLE RIVOLUZIONI E L’OTTOCENTO

[di Scipione Guarracino - Peppino Ortoleva - Marco Revelli; pag 639]

Carattere peculiare del sistema politico statunitense era il fatto che nessuno dei due grandi partiti dominanti rappresentava un unico gruppo o strato sociale o un unico interesse economico, ma costituiva il punto d’incontro e di mediazione tra settori sociali differenti: così il partito repubblicano era insieme il partito dei settori capitalistici avanzati e degli agricoltori del Midwest e dell’ovest, e godette a lungo anche dell’appoggio di un settore considerevole della classe operaia. D’altra parte il Partito democratico raccoglieva sia i voti dei tradizionali ceti dominanti del sud, sia quelli della massa dei lavoratori immigrati. [..]

Democratici erano in primo luogo i banchieri del sud: i vecchi ceti privilegiati, ma anche la popolazione bianca meno abbiente, politicamente e socialmente subordinata all’antica aristocrazia dei piantatori a cui li legava il comune odio razziale contro i neri.

Questi ultimi avrebbero certamente votato per il Partito Repubblicano, favorevole all’emancipazione: ma il compromesso del 1877, restituendo il sud ai suoi antichi dirigenti (dopo la loro sconfitta durante la Guerra di Secessione contro gli stati del nord), aveva di fatto soppresso tutti i diritti politici e civili, tra cui quello di voto, della popolazione di colore.

Democratici erano d’altra parte gli imprenditori delle grandi città, in particolare gli immigrati cattolici, tra cui gli irlandesi: la contrapposizione tra repubblicani  e democratici era pertanto anche a base religiosa, in quanto i primi tendevano a presentarsi come il partito dei protestanti, mentre fra i secondi, partito della tolleranza religiosa, i cattolici esercitavano notevole influenza.

Una complessa crisi coinvolse tuttavia gli Stati Uniti nel periodo 1892-95: essa riguardò non solo l’ambito politico, ma anche quello sociale ed economico. L’applicazione del liberismo si dimostrò insufficiente a garantire uno sviluppo economico ordinato. […] Contemporaneamente il movimento operaio conobbe un periodo di intensa combattività. [..]

In quegli stessi anni venne completata la soppressione delle ultime tribù indiane indipendenti.  […]

A partire dagli anni novanta il predominio politico dei repubblicani fu insidiato localmente, soprattutto nelle grandi città. L’accorta gestione delle risorse economiche delle città da parte dei sindaci e dei governanti democratici permise d’intessere potenti reti clientelari che, monopolizzando la distribuzione dei posti di lavoro e degli appalti, assunsero l’aspetto di vere e proprie “macchine” permanenti di potere. Il rapporto clientelare tra sistema economico e mondo politico-amministrativo era peraltro una diretta conseguenza del sistema politico americano, fondato su due grandi partiti privi di una reale struttura organizzativa e finanziaria.


schiavi-africaniSchiavi africani

Black Power!

di Piero Sansonetti (tratto da LIBERAZIONE, 06-11-2008)

E’ una esagerazione, oggi, fare il titolo di «Liberazione» usando quelle vecchie e mitiche parole: «Black power»? Non credo. E’ un modo, forse un filo ironico, per festeggiare questa grandiosa vittoria politica di Obama, e per ricordare le tante lotte, che appena quaranta e trenta anni fa, hanno iniziato a svellere dalla vita civile americana la pianta orrenda del razzismo, figlia del peccato originale – come lo ha definito su queste pagine, Massimo Cavallini – e cioè dello schiavismo che fino a ieri aveva impedito alla democrazia americana di diventare piena e grande democrazia. […]

Il razzismo in America è una bestia velenosa. Antica, feroce, perfida e brutta. E non è vero che è un male di tanto tempo fa. Il generale Colin Powell, per esempio, nella sua autobiografia racconta di quella volta che cercò di entrare in un ristorante del Texas – era già generale a 5 stelle, ma era vestito in borghese – e il proprietario lo invitò gentilmente ad uscire, a girare intorno al palazzo e a passare dalla porta di servizio per sistemarsi nella saletta per i negri. […]

Badate che la persecuzione dei neri è ancora all’ordine del giorno. La legge di Jim Crow vige. Nei fatti. Perché i neri, tutti i neri, sono più poveri dei bianchi. Perché un terzo della popolazione carceraria è nera (e i neri sono solo il 13 per cento della popolazione). Perché le statistiche dicono che se sei un nero giovane, tra i 13 e i 45 anni, hai una probabilità su tre di stare in prigione, o esserci stato o di finirci presto.

Ho scritto: la legge di Jim Crow vige. Vige o vigeva? Vige, o da ieri non esiste più? Io penso che da ieri la legge di Jim Crow sia fuori corso. Anche se ci vorrà tempo, molto tempo, per cancellarne i malefici effetti.

Perché? Provate a capire cosa succederà adesso nell’immaginario di milioni di bianchi americani, i quali ogni giorno, al telegiornale, vedranno uno dei figli dei loro schiavi di una volta, che ora è il presidente, che ora ha il potere, comanda. Come cambieranno queste persone, come funzionerà sulla loro cultura, sulla loro etica, questa realizzazione del «Black power»? Come diventerà l’America, che idea si farà di se stessa?

Sta in queste domande la grandiosità di quello che è successo la scorsa notte. L’America non è più quella di prima. Il muro che teneva lontani i neri dalla pienezza del diritto e della democrazia, il muro vergognoso costruito duecento anni fa dai mercanti di schiavi – simbolo della sopraffazione, dell’ingiustizia, della violenza, della volgarità – è venuto giù, si è sgretolato, ed è un avvenimento importante come la caduta del muro di Berlino.

Ora Obama va alla prova. In quali condizioni politiche? La prima cosa che si può dire, che è evidente e davanti a tutti, è che non è un presidente prigioniero di un establishment o di un gruppo di potere. Questa è una novità grandissima. Obama non è la costruzione di una lobby, di un circolo di potere, di un pezzo di borghesia. Come per esempio fu Kennedy, come – seppure in misura minore e in forme diverse – fu Clinton. E come naturalmente sono sempre stati i presidenti repubblicani. Obama è se stesso. Ha vinto lui le elezioni, col suo carisma grandioso, con la sua intelligenza, con l’aiuto specialissimo di Michelle, di sua moglie. Gli apparati sono venuti dopo. Non sono loro ad averlo costruito, loro sono arrivati quando lui stava vincendo, hanno bussato alla sua porta, hanno chiesto: «possiamo diventare i tuoi apparati?».

Obama, in quest’epoca di eclissi della politica, di asservimento della politica, o di ludibrio della politica, ha affermato – dopo anni – l’autonomia e la supremazia della politica. Questa è la sua grande forza. Formidabile punto di partenza. Si tratterà di vedere come la userà questa forza, quanto vorrà portare avanti l cambiamento, in che direzione. Cioè come affronterà, al momento di governare, la crisi del capitalismo reaganiano sulla quale ha costruito questa sua vittoria. Cercherà di resuscitare quel capitalismo o lavorerà per una alternativa?

Noi, cioè noi sinistra italiana ed europea, faremmo bene a non essere troppo schizzinosi. Questo giornale una decina di mesi fa titolò: la speranza viene dall’America, riferendosi a Obama, dopo le sue prime vittorie alle primarie. Quel titolo provocò parecchie polemiche, perché a molti la nostra posizione sembrò un po’ visionaria, ingenua. Non era visionaria. La realtà dei fatti, dalla quale partire, è questa: di fronte alla crisi, di fronte allo sballottolamento del liberismo, l’Europa sta reagendo senza fantasia, impaurita, e con la corsa a destra. Non solo con la corsa a destra, ma con il rifiuto della politica, il ricorso all’economia, all’Esercito, alla magistratura. Nelle Americhe – plurale: del sud e del nord – assistiamo a un movimento di segno opposto. In Brasile, in Bolivia, in quasi tutto il continente latino, e ora negli Usa, la politica torna prepotentemente, si rivolge al popolo, riesce a parlagli a coinvolgerlo, si muove verso sinistra. E, vedete, non sono più alla fine i sistemi politici o elettorali a determinare chi vince e chi perde. Sono le idee, le passioni, le capacità politiche.

black-power1Black Power

L’“Obomania” e la sinistra critica

di Marco d’Eramo (tratto da IL MANIFESTO, 02-11-2008)

Alexander Cockburn non trova nessuna ragione positiva per votare per Obama, ma solo ragioni per votare contro McCain-Palin. Allora cosa c’è da sperare? gli chiedo. «Da quello che si è visto finora, pochissimo. Le sue posizioni nei quattro anni al senato sono state tutte di centrodestra, e assai opportuniste. Il suo istinto fondamentale è il moderatismo, il bipartisanismo, il centrismo. La prima volta che io ne ho sentito parlare, fu nel 2006 quando andò in Connecticut ad appoggiare nelle primarie democratiche quel bieco figuro che è Joe Lieberman (l’ex candidato democratico alla vice presidenza con Al Gore nel 2000, ora divenuto sostenitore di John McCain, esponente di spicco della lobby ebraica) contro il candidato pacifista.

Tutte le posizioni progressiste che aveva preso nelle primarie per conquistare la base di sinistra, le ha poi rinnegate. Per limitare la corruzione elettorale, si era impegnato a limitare le spese al finanziamento pubblico. McCain ha mantenuto la promessa, ma Obama appena ha visto che stava raccogliendo il triplo dei fondi di McCain ha detto che non avrebbe usufruito del finanziamento pubblico per poter avere mani libere. A febbraio si era dichiarato contro le intercettazioni non autorizzate da un giudice, ma poi a giugno ha votato a favore sostenendo che «la capacità di monitorare e rintracciare persone che vogliono attaccare gli Stati uniti è uno strumento vitale dell’anti-terrorismo». Si era leggermente sbilanciato a favore dei palestinesi, ma poi a giugno è corso a parlare alla comunità ebraica per dichiarare il suo indefettibile sostegno a qualunque politica israeliana.

Aveva promesso un ritiro immediato dall’Iraq, ora si dice pronto a un ritiro responsabile, cioè diluito nel tempo e non totale. Soprattutto, si è impegnato ad aumentare di 90.000 unità le forze armate e ad accrescere ancora di più il bilancio della difesa. Se continua come adesso, farà piccole riformine. E soprattutto, si mangerà in spese militari i soldi che dovrebbe destinare alle riforme […]

I suoi principali consiglieri sono della scuola monetarista, sono Chicago boys. E il suo ministro del tesoro verrà sicuramente da un gigante di Wall street. […]
Wall street ha dato un sacco di soldi a Obama che ha raccolto una cifra record. Se questa stessa somma l’avessero tirata su i repubblicani, ora tutti i liberal d’America starebbero a recriminare sul gran capitale che vuole far eleggere il suo comitato d’affari. Se viene sostenuto anche da uno di destra come Colin Powell e dalla voce del capitale mondiale, cioè il Financial Time, qualcosa vorrà pur dire […]

La gente è incazzata nera con il salvataggio delle banche. Vogliono vedere i banchieri di Wall Street impiccati e appesi dai ponti. Mi piace il senatore del Montana, John Tester, quando dice che la gente «vuole vedere i banchieri che hanno schiantato Wall Street in divisa da carcerati a raccogliere lattine lungo le autostrade» (spesso negli Usa la manutenzione stradale è assolta da detenuti) […]

Se Obama avrà la maggioranza parlamentare che gli serve per governare, la prima cosa che dovrebbe fare è una commissione d’inchiesta per incriminare i banchieri d Wall Street. Ma il fatto è che Obama ha dato per scontato l’appoggio della sinistra e si spinto sempre più a destra. E la sinistra non ha fatto nulla per mettergli pressione. Non ci ha nemmeno provato. Guarda uno come Michael Moore che nel 2000 aveva appoggiato Nader: ora non ha espresso nemmeno la più piccola critica verso Obama. […]

C’è una tremenda inflazione delle aspettative e un’attesa esagerata per quel che un presidente può fare. In economia il presidente può poco senza il Congresso. Mi fanno imbestialire quelli che dicono che Obama restaurerà l’autorevolezza americana, il buon nome dell’America. Siamo tutti contenti perché Obama restaurerà l’impero americano! Perché sarà un imperatore buono, perché sarà un Tito Flavio. Ma siamo matti? Nessuno sa più cosa è l’internazionalismo. Se vivevi nel IV secolo dopo Cristo, che cosa ti auguravi? un imperatore buono o che i barbari si riversassero a dissolvere l’impero? La sinistra non sa più dove è finito l’anti-imperialismo. Se non è scemo, Obama chiuderà Guantanamo e metterà fuori legge le torture, ma solo quelle più estreme, non tutte. E così sarà un imperatore buono e rafforzerà l’impero e potrà bombardare l’Afghanistan, strangolare per fame i palestinesi, rovesciare Chavez, riprendere il controllo dell’America latina. Da questo punto di vista, Bush è stato un ottimo presidente, ha fatto più lui per minare l’impero di qualunque anti-imperialista al mondo. Non dobbiamo augurarci dei Tito Flavio, ma dei Nerone.


imperialismo

Non so se Obama cambierà il mondo o se non sarà altro che un ennesimo imperatore romano dalla faccia più scura. In ogni caso sono sicuro che adesso da qualche parte Martin Luther King e Malcom X stanno ridendo mentre si divertono a sputare in testa a Richard Nixon.

malcom-x-e-martin-luther-king


un dito per maroni
dito_medio_occupazione

 

Luglio 2009
L M M G V S D
« Apr    
 12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
2728293031  

QUESTO BLOG SOSTIENE

Firma l'Appello
Guarda il mondo da un'altra prospettiva. Visita www.Queerway.it