
Una delle cose che più mi prendono allo stomaco è l’idea di una donna violentata.
Ho sempre pensato a cosa farei io se violentassero le donne della mia vita.
L’argomento è sicuramente inflazionato e non direi, penso, niente di orignale. Pure nonostante questa apparente banalità che l’argomento riveste, ora mi ritrovo a scriverne anch’io colpito da questa pagina di blog scritta da Jacopo Fo, figlio di Dario e Franca Rame.
Fuori dal liceo Mamiani di Roma è apparsa una scritta che diceva grossomodo: “Franca Rame ha goduto a essere stuprata”.
Si tratta di un antico insulto alle donne vittime di violenza sessuale.
Vuol dire che sei tanto troia che ti piace comunque.
Evidentemente l’argomento sarà pure inflazionato, ma non così scontato.
Quoto wikipedia: “nel marzo del 1973, Franca Rame , dietro suggerimento di ufficiali dei carabinieri della divisione Pastrengo, viene rapita da esponenti della estrema destra e subisce violenza fisica e sessuale, ricordata a distanza di tempo nel lavoro Lo stupro, del 1981. Dopo 25 anni è stata depositata la sentenza del processo, tempo che ha permesso di arrivare alla prescrizione del reato“.
A questa pagina ho voluto aggiungere questo stralcio di articolo su un fatto di cronaca accaduto alcuni giorni fa a Milano:
Tenta di stuprare minorenne. ArrestatoSabato pomeriggio in Centrale. A dare l’allarme un clochard che vive in stazione.In manette un uomo di 38 anni
La società occidentale e l’italiana in particolare, dimostrano tutta la loro inadeguatezza nei confronti del sesso, tutto il loro bigottismo.
E mi chiedo di che dimensioni sia il deserto interiore di questo maschio rampante, e quanta paura debba avere di non essere all’altezza di un vero incontro d’amore e di passione. Forse se entrasse nelle scuole una buona educazione al sesso e ai sentimenti questo vuoto esistenziale potrebbe essere colmato nelle generazioni future.
La malattia dell’Italia non è solo politica, è morale, filosofica e sentimentale. Molti non sanno neppure cosa siano i sentimenti. Vivono tenendo carcerate le loro emozioni.Ma a scuola non si può parlare apertamente di corpo e di anima . In Italia continua a reggere questa connivenza oggettiva tra il clero reazionario e la cultura dello stupro. Il tutto con l’appoggio esterno di settori della sinistra maschilista. Quelli che dopo il corteo pacifista tornano a casa e picchiano la moglie e queli che l’ultima volta che hanno dato un bacio d’amore è stato al liceo. Quelli che parlare di punto G li fa incazzare perché “abbiamo cose più importanti di cui occuparci”.
Io non credo che l’Italia cambierà seguendo chi è bravissimo a denunciare la corruzione e la violenza del capitalismo ma si dimentica di parlare di amore, amicizia, tenerezza, sesso, parto dolce, sentimenti, emozioni, ascolto di sé, educazione non autoritaria, scuola comica, arte, valore della vita, necessità di dare un senso anche alla morte.



7 comments
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18 Aprile 2008 a 12:28 am
Cristina
sono ogni giorno più sorpresa (negativamente, ovvio) dalla brutalità degli uomini. accendi la tv e scorgi solo sangue terrore e ORRORE ..ma queste cose sono state già dette e ridette. La cosa che più mi “prende allo stomaco” è l’INDIFFERENZA, la LEGGEREZZA cn la quale prendiamo in considerazione ogni tipo di notizia brutale.. e hai ragione, come riportavo giorni fa sul mio blog, se la minorenne l’avesse violentata il “barbone” io avrei fatto meno fatica a trovare l’articolo nel web quel giorno. Purtroppo il pregiudizio non è solo un argomento da studiare per passare la maturità, non è la favoletta indolore che si racconta ai bimbi per non evitare chi è “diverso”..il PREGIUDIZIO è una lama sottile, a volte invisibile che corrode l’anima facendola diventare di ghiaccio. quando ascolto queste notizie non posso far altro che ricordare la mia esperienza al centro d’accoglienza per senzatetto, è inevitabile per me perchè ti lascia un solco, un solco diverso dalle altre esperienze simili che si possono fare.. le storie che ti raccontano, i lividi sul cuore che scorgi, la paura (e la voglia) di essere guardati negli occhi, in quegli occhi d’UOMO, di DONNA non di “barbone”, ti annientano. torni a casa e ti senti in trappola.. quell’espressione, quella solidarietà che vedi tra loro (ebbene si.. tra loro si, non come “noi, gente comune”) ti cattura, ti lega i polsi alla sedia dei pensieri, ti fa riflettere, cambiare, piangere anche. E capisci che è il rispetto a mancare perchè la BRUTALITA’ oramai, regna sovrana nel “cuore” di molti uomini e li rende MOSTRI.
18 Aprile 2008 a 12:56 am
posturanismo
Ho sempre pensato che tutto quello che si può immaginare, non corrisponde mai alla realtà. Possiamo immaginare l’orrore di uno stupro, ma una donna stuprata sa certamente cosa significa. Noi no.
Penso che il filo tra immaginazione e realtà si sia assottigliato nel momento in cui scelsi di guardare il film francese “Irreversible” di Vincent Cassel marito di Monica Bellucci (la protagonista del film). Un film crudo nella sua interezza ma soprattutto nella “scena dello stupro” dove Monica viene violentata in un sottopassaggio della metropolitana francese completamente deserto. Vestita succinta e sola a quell’ora della notte…cosa ci faceva là sotto? (si chiederanno in molti)…altri si risponderanno: se l’è cercata.
No. Per uno stupro, non c’è alibi che tenga. La scena è così brutale che o non riesci più a guardare il film oppure implori lo stupratore affinchè la smetta (perchè sai che non puoi fare altro). Credo che guardando quella scena, si possa superare l’inquietante immaginazione di uno stupro per approdare all’orrenda sensazione di essere stuprati.
E l’ipocrisia machista dei nostri media si scagliano sullo stupratore straniero perchè se lo fa un italiano (membro di quella “brava gente”), corriamo il rischio di deturparne l’immagine ariana sul mercato dell’idiozia. Un barbone che compie una buona azione e che diventa un eroe, si merita anche il classico salto di qualità e lo promuovono con il titolo di clochard. Quando invece li si incontra nelle stazioni e nelle grandi città, quando invece ci puzzano e ci sembrano lerci, allora sono schifosi barboni. E’ inutile, se non sei come la norma e non diventi un eroe, non puoi mai essere considerato un’eccezione. Serve il miracolo, e se sei anonimo, ti tieni tutte le brutture del tuo status. Ipocrisia, quella stessa ipocrisia che vuole che i gay popolari vengano chiamati ricchioni, e quelli di alta classe….non vengano definiti proprio.
18 Aprile 2008 a 10:58 am
faunosilvestre
@ cristina: riguardo la tua osservazione sulla violenza in tv, scriverò un post a breve
@ posturanismo: condivido pienamente.
Per entrambi: anche in questo caso non avrei saputo usare parole migliori delle vostre.
Grazie per questi due splendidi commenti.
22 Aprile 2008 a 1:45 am
aki
lo stupro senz’altro è un fatto gravissimo, ma vorrei ricordare anche quella folla di gesti e di comportamenti attigui alla violenza carnale -a volte anche protratti nel tempo-, spesso taciuti, cui non di rado si uniscono violenze psicologiche.
io faccio parte di quel 90% di violenze di solito rese invisibili perché scomode per tutti.
avevo quindici anni quando ho iniziato a subire molestie sessuali, accompagnate da pressioni psicologiche e ricatti; il tutto ad opera di una persona adulta e fidata, che aveva come complici due delle mie migliori amiche. è durata più di un anno.
una volta terminate le molestie vere e proprie, è forse cominciato il peggio.
ho sognato per anni di essere violentata. mi sono sentita dare della spostata e della puttana persino da alcuni familiari ed amici. qualcuno ha addirittura insinuato che fossi io la maniaca.
non ho mai fatto denuncia perché sapevo che non sarei riuscita a sopportare quasi da sola tutto l’iter giudiziario (sicuramente lungo e pesante per tante ragioni), per non parlare poi delle reazioni di parenti, conoscenti, amici. questa mia mancanza verso la giustizia mi fa tuttora sentire enormemente in colpa, perché forse avrei potuto fermare o rallentare le azioni di quel maiale, e magari anche far risparmiare a qualche ragazza quello che ho passato io.
un giorno ho sentito il bisogno di andare da lui, di sapere. gli ho chiesto la ragione di tutto il male che avevo subito. non ha risposto.
penso considerasse le molestie un passatempo. l’ho insultato, provocato, deriso.
mi ha detto solo: nulla finisce per sempre.
ecco perché gode chi stupra, chi molesta, chi deturpa.
ora, però, non voglio trasmettervi un messaggio unicamente di rassegnazione e disgusto, anche se è inevitabile provarli. è giusto pensare ai colpevoli, agli eroi mancati o dissimulati, ma è soprattutto indispensabile concentrarsi su chi ha subito il trauma: a volte è meglio un insulto in meno rivolto al mostro ed un sorriso in più a chi ne ha bisogno. la violenza -di
qualunque tipo sia- si può superare, almeno in parte, grazie all’ascolto, la comprensione, l’affetto, persino l’ironia, ma ognuno deve prendersi le *proprie* responsabilità in questo, impegnandosi concretamente. è possibile, funziona, ed io ne sono la prova.
un anno e mezzo fa, raccontai per la prima volta a nino di questa mia brutta esperienza, e ricordo che stetti molto male. ora, invece, riesco a parlarne con più serenità perché lui ed altri amici mi hanno insegnato che chi soffre o ha sofferto non dovrebbe mai provare vergogna, come invece spesso accade in queste situazioni.
grazie, davvero.
22 Aprile 2008 a 9:44 am
faunosilvestre
Sono io a ringraziarti.
Ti abbraccio…
15 Maggio 2008 a 4:59 pm
SOADandLeftWing
l’argomento sarà inflazionato e per certe parti le cose che si possono dire sono banali , ma a me il tuo post è piaciuto
inoltre sì, sono anch’io per l’educazione sessuale, ai sentimenti e dell’intelligenza emotiva (educare all’empatia chi purtroppo è cresciuto senza averne nè ricevuta nè imparata..).
la repressione sessuale del bigottismo crea danni atroci: come una pentola a pressione cui non si dà sfogo. Per non parlare dell’ “astinenza” dei clericali… ;
e dei “valori” difesi da UDC e compagnia (vedi Mele e albergo e “contributo ai parlamentari per ricongiungersi alle famiglie”)
bravo faunosilvestre
!
ps:secondo me le citazioni andrebbero scritte in un colore leggermente più marcato, in modo da mantenere la “leggerezza” grafica e la divisione tra testo proprio e le citazioni ma da rendere nel contempo più rilassante la lettura. è solo un piccolo appunto ed è una mia opinione, magari altri non son d’accordo con me, quindi non prenderla come una critica, è solo un piccolo consiglio benevolo
15 Maggio 2008 a 8:01 pm
faunosilvestre
La questione della repressione sessuale è davvero molto seria, ed è un elemento effettivamente da analizzare quando si presentano casi come i preti pedofili. E non si tratta di una banalizzazione.
Sulle citazioni hai ragione!! Purtroppo pensavo che la scrittura così “bianchiccia” fosse solo un difetto del mio schermo, correggerò.. grazie per il consiglio!
E grazie per i complimenti