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Ebbene sì: sono tornato… anche se non del tutto!

Già, una parte di me (molto felice) è ancora in Sicilia e non ne vuol proprio sapere di tornare.

Un’altra parte di me (molto angosciata) è invece proiettata nel futuro e lì resta bella impantanata. Naturalemente pure questa non ne vuole assolutamente sapere di tornare indietro.

E poi c’è un’altra parte ancora (la più confusa) che si sta barcamenando tra le cose da iniziare, altre da mollare e quelle da continuare.

In attesa di rimettere insieme tutte queste parti in modo tale da preparare qualcosina che sintetizzi e racconti questo mese trascorso in un Sud del mondo, voglio far ripartire il blog con un video che un amico (Ale alias Donna Cecena) mi ha consigliato giusto 10 minuti fa.

A quanto pare è il più cliccato al momento: 10 milioni di contatti.

Quando l’avrete visto capirete perchè la cosa che mi viene da dire ora è:

Speriamo bene

Where the Hell is Matt?

Visto che Fauno Silvestre mercoledì partirà con la sua Petali sulle ceneri per un tour nella terra della sua infanzia, 20 giorni per rincontrare la Sicilia bedda, vi lascio con due delle più suggestive creature (nonchè maestri dei suddetti viaggiatori) nate alle pendici della Montagna

A presto!

Se c’è una cosa che ho capito in questo periodo rispetto alle cose che ho sentito è l’importanza che deve assumere una riflessione sulla COMUNICAZIONE.

Dove per me comunicare significa mettere in comune, ossia uno scambio di informazioni, idee, esperienze tra più persone.

Riflettere sulla comunicazione significa innanzitutto immaginarsi come uno dei protagonisti di questo scambio di qualcosa con gli altri. Poniamoci, per esempio, come GIOVANI impegnati nella POLITICA, naturalmente a SINISTRA.

È importante capire chi siamo in questo gioco per riflettere meglio su questa nostra condivisione.

Una volta capito questo, possiamo pensare alla comunicazione da 3 punti di vista.

Il primo è ASCOLTARE (l’altro: che sia di destra, di sinistra o neutro)

Forse è la cosa più complicata, ma bisogna trovare il modo per capire l’altro partendo dalle sue esperienze e dai suoi bisogni. E per far questo o lo si riesce a portare nella casa della sinistra o si porta la casa della sinistra da lui.

Il secondo è DIRE (qualcosa si Sinistra)

Bisogna re imparare ad usare un linguaggio capace di trasmettere agli altri idee e proposte e progetti e speranze. Ma soprattutto trasmettere la VERITÀ dei FATTI. Mi insegnarono che una VERITÀ non esiste, giacché chiunque nel raccontare un avvenimento parte da un punto di vista particolare, come l’esempio di un fotografo che entra in una stanza e decide da quale angolazione scattare la foto: la stanza sarà sempre quella ma il punto di vista muterà l’idea della cosa.

L’importante è però essere capaci di trasmettere ciò che di quella cosa è IMMUTABILE senza ritoccarla o farla apparire diversa.

Bisogna essere capaci, ad esempio, di trasmettere i fatti veri su un comunismo e socialismo che, come dice un amico, “dove non si sono fatti stato, hanno portato progressi civili e sociali”.

Questo vuol dire, in pratica, che dobbiamo essere capaci di chiudere con l’idea di INFORMAZIONE: informare è mettere l’altro in una forma, è quello che ad oggi fanno strumentalmente i giornali ma è anche quello che anche Sinistra qualcuno pensa sia ancora giusto ancora fare quando si parla di egemonia culturale. Informazione in questo senso non è altro che “indottrinare” l’altro.

Bisogna ritornare a raccontare la VERITA’ SOSTANZIALE DEI FATTI.

Un esempio. Fini fu criticato per aver detto che l’aggressione a Tommaselli fosse un caso meno grave di aver bruciato la bandiera d’Israele. Vi dirò, questa frase paradossalmente è molto meno grave rispetto alle notizie passate dai Tg.

Questo perché una frase come quella di Fini le persone possono CONDIVIDERLA o dire semplicemente: CAZZO CHE STRONZATA!

Non è un fatto, quello, è un’idea.

Bislacca e pericolosa, ma un’idea cui si risponde sul piano delle idee, su un piano che definirei “morale”.

Al contrario, una NOTIZIA passata da un TG è cosa ben più pesante.

Quello è un fatto ed è sui fatti, sulla REALTA’ (o quella che viene fatta passare come tale) che la gente, poi, costruisce le proprie idee. Dunque se ascolto il politico dirmi i ROM SONO ESSERI INDEGNI, SONO TOPI, VANNO SCHEDATI e CACCIATI, io posso rispondere “ma che cavolo d’idea è questa? e perché mai dovrei schedarli o cacciarli?”

Ma se il politico, anzi il giornalista, mi dice che “i ROM hanno RAPITO i BAMBINI” il mio giudizio cambia, perché mi ritrovo a dover riflettere con una REALTA’ (che realtà però non è!)

Ecco perché più che una lotta sulle IDEE deve trasformarsi in una lotta prima di tutto sui FATTI, sul racconto di FATTI VERI.

Il terzo è FARE (qualcosa di Sinistra)

E su questo punto è cosa importante riuscire ad entrare nella vita quotidiana delle persone. Riuscire a ricostruire l’idea che un gruppo, una COLLETTIVITA’ possa cambiare le cose, che stando insieme le battaglie si vincono, che stando insieme si può vivere meglio.

Bisogna dimostrare con fatti concreti che l’idea INDIVIDUALISTA (”meglio a te che a me”, “peggio per te che non sei raccomandato”, “ognuno è imprenditore di se stesso”) è una teoria che va bene finché si è i più FORTI, ma che se si è homo homini lupus allora non bisogna mai dimenticare che se arriva un lupus più forte “ce magna”.

Bisogna dare la concretezza dei Gas (gruppi d’acquisto solidale), delle class action, della Federconsumatori, del cooperativismo, dell’associarsi, della vita insieme, dello mercatino dell’usato, del baratto, del mutuo soccorso..

Della CONDIVISIONE.

Idee, queste, che sono socialiste, comuniste, cristiane, buddhiste, gianseniste, sufiste..

Niente di complicato allora, in fin dei conti.

In campagna raccogliendo ciliegie per nove ore al giorno, tra una canzone popolare e l’altra ho ascoltato decine di discorsi dall’alto di una scala. O forse sarebbe meglio dire dal basso di un gruppo di braccianti agricoli stagionali, che oggi equivalgono ad uno spaccato della società italiana.

Ho sentito dire che il governo Prodi ha solo aumentato le tasse.

Ho sentito dire che invece Berlusconi toglierà Ici e Bollo
(però non ho sentito nessuno chiedersi con quali soldi l’avrebbe fatto…)

Ho sentito che, proprio come 3 anni fa, nessuno oggi dice di aver votato Berlusconi.

Ho sentito dire che tanto i politici sono tutti uguali.

Ho sentito una signora vantarsi di essere neutra: “io non ho votato perché non mi interessa”. E poco dopo l’ho sentita affermare “Ah, io sono proprio contraria alle centrali nucleari“.
(tra l’altro non ho sentito nessuno dirsi a favore del nucleare)

Ho sentito uomini anziani interessarsi ai pannelli solari che dei giovani (benestanti) avrebbero installato sulle loro case. Ed ho sentito gli anziani rinunciare perché “sti soldi investiti li recupereremmo tra troppo tempo, ‘a ma campà fin’a tant?”.

Ho sentito dire che solo i giovani studenti votano a Sinistra.

Ho sentito che i vecchi iscritti al Pci, quelli che facevano i viaggi premio in Unione Sovietica, oggi votano Pd.

Ho sentito dire ben gli sta ai napoletani se prendono manganellate “primo perché sono degli inzivosi e non li è mai interessato nulla né di differenziata né di regole di ogni tipo, secondo perché hanno stravotato Berlusconi ed ora proprio Berlusconi gli manda contro i poliziotti”.

Ho sentito che non erano nemmeno dalla parte dei poliziotti, anzi: “si sfasciassero la testa a vicenda!”
(però non ho sentito nessuno dire cosa faranno quando le discariche dei loro comuni saranno stracolme e lo Stato obbligherà ad aprirne altre vicino ai loro paesi e alle loro case).

Ho sentito dire “chissenefrega della questione Rete 4“.

Ho sentito a quel punto spiegare in dialetto, da un ragazzo, la sentenza europea sulla questione Rete4 - Europa 7 che punisce l’Italia con una multa di 300 mila euro al giorno.
(spiegava paragonando tutto al caso di un venditore di un terreno e di un occupante abusivo che non lo vuole lasciare al nuovo acquirente mentre lo Stato dice “me vabbè, fa niente, resta pure…” )

Ho sentito dire che è tutta colpa dell’euro che ha portato all’aumento dei prezzi.

Ho sentito parlare con ammirazione di speculatori che acquistavano ciliegie ad 1 euro da alcuni grossisti, per rivenderle ad altri grossisti a 2 euro, per poi trovarle sui mercati a 9 euro
(però non ho sentito nessuno che mettesse in relazione l’aumento dei prezzi e gli speculatori).

Ho sentito che tutti (donne, vecchi, giovani) sono favorevoli alla apertura delle case per prostitute,.

Ho sentito parlare bene degli omosessuali, salvo poi utilizzare la parola ricchione per insultarsi.

Ho sentito dire “Se si sbaglia il papa che sta a Roma, non possiamo sbagliare noi che siamo umani?”
(e non ho capito se la frase significhi la fine dell’idea dell’infallibilità papale o la sua completa divinizzazione).

Ho sentito parlare davvero poco degli zingari e dei rom
(e questo vuol dire che non siamo diventati tutti xenofobi o che è così radicato l’odio per gli zingari da essere superfluo parlarne?)

Ho sentito vecchi braccianti agricoli prevedere le mutazioni del tempo dal modo in cui il vento arrivava sulle loro spalle.

Ho sentito giovani braccianti prevedere le mutazioni del tempo attraverso sofisticate previsioni tratte da internet.
(e ho visto sbagliare tanto i giovani che i vecchi, la maggior parte delle volte non ci azzeccava nessuno sul tempo).

Ho sentito un uomo che rimpiangeva il Duce dire che “Bertinotti è stato una delusione perché era l’unico che stava dalla parte degli operai ed invece …”

Ho sentito tutto questo e mi sono posto molte domande.

Sto cercando di darmi molte risposte.

Mi chiedo

quando tutti i campi Rom saranno stati bruciati (come a Napoli)

quando tutti i rumeni saranno stati rimpatriati (come chiede Maroni)

quando tutti i barconi dei clandestini saranno stati affondati (come chiede Bossi)

quando tutte le prostitute verranno ammazzate (come vogliono i cittadini bene)

quando gli omosessuali si faranno curare (come vuole la Chiesa)

quando i comunisti non staranno più nel parlamento (questo è già successo)

quando tutti i capri espiatori saranno finiti e si scoprirà che

sono italiani i delinquenti che ammazzano, rubano, rapiscono (ed esportano mafia, camorra, ‘ndrangheta)

sono italiani i primi al mondo nel turismo sessuale

sono italiani 1 milione di clienti delle prostitute

sono italiani gli industriali che non aumentano gli stipendi agli operai nonostante aumentino i loro di stipendi sino al 200%

sono italiani nel 90% dei casi a violentare le donne

sono italiani a non accudire i propri anziani lasciandoli alle badanti

sono italiani a rubare il lavoro ad altri italiani perchè aiutati da un parente o un conoscente

sono italiani gli inventori del fascismo (primo totalitarismo e padre del nazismo)

allora gli italiani di fronte all’evidenza dei fatti, chi incolperanno?

Trent’anni fa moriva ammazzato dalla mafia Peppino Impastato.

Oggi, come allora, siamo governati da gente che con la mafia ci va a braccetto, da gente che pone nei ministeri i collusi con la mafia, di gente che parla del boss Mangano come di un eroe.

E l’Italia è una grande Cinisi, il paese dove viveva Peppino e dove regnava il boss Tano Badalamenti. Una grande Cinisi in cui agli abitanti interessa solo il proprio piccolo orticello, che muti sono di fronte ad ogni bruttura e ogni sopruso.

Ma c’è anche gente, tanta tanta tanta gente, che Peppino lo ricorda ogni giorno. Gente che lavora e vive la sua vita contro la mafia e che quei cento passi li fa ogni giorno con coraggio.

Hanno ammazzato Peppino ma non potranno ammazzare le sue idee.

Grazie Peppino.

Intervento pubblico di Claudia e Fabio


Dopo il mio post sulla morte del primo maggio penso sia giusto mostrare anche l’altra faccia della realtà, quella di chi si impegna affinché il primo maggio sia ancora vivo.

Proprio per questo voglio inserire nel mio blog i discorsi pronunciati da Claudia Cascione e Fabio Erriquenz (nella foto), relatori nel dibattito pubblico tenutosi il 1 maggio a Mola di Bari.

Come diceva De Gregori:

Hanno ammazzato Pablo, Pablo è vivo!”

(Di seguito i due interventi di Claudia e Fabio)

LAVORO E MATERNITA’ di Claudia Cascione

Sin da piccola quando mi chiedevano cosa volessi fare da grande, rispondevo “L’archeologa!”. E poi mi affrettavo ad aggiungere “…e anche la mamma”.
Mi vedevo così da lì a vent’anni: un lavoro entusiasmante e una famiglia.

Siamo nel 2008: ho 23 anni, non ho un lavoro, non ho una famiglia e sono una studentessa mantenuta dai genitori, che lavora a nero per guadagnare quella tanto agognata autonomia economica.
Ma si può parlare di autonomia economica con 120 euro al mese?

Forse è presto per preoccuparmi di costruire una famiglia. Eppure guardo mia madre che alla mia età aveva già me..

Allora m’accorgo che più penso al mio futuro di archeologa e di mamma, più mi convinco che le due cose sono in contrasto tra loro.
Ho bisogno di studiare almeno tre anni per ottenere la laurea di primo livello, altri due per la specialistica, due per la Siss (necessaria per poter insegnare), poi tirocinii e graduatorie…Arrivo 30 anni con dieci anni di studio per ottenere, forse, un lavoro.
E a quanti anni dovrò arrivare per avere una casa e a quanti per dei figli?

Il mio non è un caso particolare, perché se non si tratta della Siss, si tratta di seguire, e soprattutto di pagare, dei master o delle scuole di specializzazione. Dieci anni di studio (e di soldi spesi) per arrivare a lavorare poi in un call center?
Non dovrebbe stupirmi, in fondo l’Italia è una repubblica fondata sul lavoro … precario.

Vi dicevo che volevo e vorrei fare l’archeologa: ma come sperarci ancora quando ci si rende conto che è una professione che non ha una carriera regolare ma è in mano ai baroni dell’università e ai privati?
Non c’è meritocrazia nel mio campo come in tanti altri: ingegneria, medicina, giurisprudenza, economia, si va avanti attraverso il clientelarismo o le parentele. E solo alcuni casi divengono di dominio pubblico, magari per qualche arresto eccellente.

Forse sono troppo idealista e devo abbandonare l’archeologia, limitandomi ad accettare ciò che il mercato vuole che io sia.
Quindi dovrò rispondere alle inserzioni delle offerte di lavoro che richiedono giovani donne dalla bella presenza, nubili e così via.
Potrei accettare di essere una centralinista o una promoter da supermarket, così almeno con un lavoro potrei realizzare il mio desiderio di maternità.

Ma sono una donna e questo è un problema per i datori di lavoro: la gravidanza è un motivo di licenziamento. D’altro canto abbiamo fatto progressi: i licenziamenti non avvengono più con una lettera fatta firmare in bianco dal datore di lavoro al momento dell’assunzione. Ora è una libera scelta della lavoratrice che, scaricando on line il modulo prestampato, decide di licenziarsi dopo aver subito continue azioni di mobbing a causa della sua maternità.
E’ così che viene veramente oltraggiato questo diritto, non come qualche personaggio zuppo di moralità va pontificando.

Sono queste le vere violenze sulle donne. Certo ci sono anche quelle di cui ci parlano i giornali e i tg.
Ma perché dobbiamo fingere di non vedere?
Ricordiamoci che le violenze di cui ci parlano, compiute da sconosciuti, spesso stranieri, per strada sono solo il 2 % delle violenze subite dalle donne. Ben oltre va la percentuale dei maltrattamenti subiti tra le mura della propria casa: l’80% delle violenze è “domestica“.

Per non parlare delle “vittime minori“, una squallida catalogazione inventata ed usata indifferentemente da donne e uomini per riferirsi a prostitute morte, lucciole vittime di un serial killer, rumene uccise o nigeriane sgozzate.
Ma non esistono vittime minori, donne di serie A o di serie B: sono tutte donne.
Dopo gli spot per la campagna elettorale, per il richiamo al decoro pubblico, la paura è che, come sempre, le vittime ritornino nel buio della folla cui appartengono.
Sta a noi donne evitare che questo avvenga.

Se oggi sono qui su questo palco non è per una scelta di facciata, per mostrare coerenza in quanto dei problemi delle donne è giusto che a parlare siano solo le donne.
Oggi sono qui sul palco, unica donna tra i relatori, perché credo realmente che sia la donna a doversi fare carico di difendersi da tutte queste violenze, quelle che mortificano i nostri corpi o la nostra natura.
Sta a noi cambiare i meccanismi di questa società.

Questo è il femminismo: non solo rivoluzione sessuale, non solo diritto al voto, non solo parità salariale, non solo il divorzio, non solo il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza … Non solo tutti quei diritti conquistati dal dopoguerra e costantemente messi in discussione oggi.
Il femminismo è soprattutto l’dea di sconvolgere il sistema della società, della politica, dei governi, dei partiti pensato e creato a misura dell’uomo in quanto “maschio”.
Siamo differenti dall’uomo ma questo non significa essere degne solo dei lavori domestici.

Dobbiamo essere femministe perché per poterci difendere dobbiamo essere consapevoli di saper capire le dinamiche politiche, economiche o sociali che ci possono sembrare così lontane.
Dobbiamo essere noi a smettere di pensare alla nostra presenza solo come di facciata.
Il femminismo non è pensare, comportarsi e agire da uomo. Ma essere donna e costruire una realtà a misura di donna. In cui non si debba più scegliere tra l’essere mamma e l’essere archeologa.

Grazie a tutti.
Buon primo maggio.

PRECARIATO E PRECARIETA’ di Fabio Erriquenz

Care compagne e cari compagni, amici tutti, mi ritrovo nuovamente a parlare del Precariato e della Precarietà.

Lo faccio in un giorno speciale, dedicato al Lavoro. Dedicato in modo particolare ad una forma del Lavoro che io non conosco ancora e non so se avrò mai l’occasione di beneficiarne. Mi riferisco ad un Contratto dignitoso, pulito, senza insicurezze sul Futuro e, in modo particolare, sul Presente. Un Paradiso che non raggiungerò mai.
Eppure nel nostro recente passato tutte le strutture sociali ed assistenziali dello Stato italiano, la stessa cittadinanza, è stata fondata sulla centralità del Lavoro. La garanzia di un Salario dignitoso, infatti, voleva assicurare un legame indissolubile tra ogni Essere umano e la Società in cui viveva. Quella garanzia del Reddito permetteva anche lo sviluppo di una solidarietà sociale diffusa che si era organizzata e strutturata in quello che era il nostro sistema previdenziale e che, ahinoi, non esiste più. Ma questo è solo un piccolo esempio.

Mi ritrovo a parlare della Precarietà, quindi, in un giorno che effettivamente non mi rappresenta. Che non può rappresentarmi. Un po’ perché il Sindacato non è mai riuscito a capirmi, a cogliere la particolarità della mia situazione rispetto alle forme del Lavoro che ha sempre tutelato; un po’ perché questo Primo Maggio si è un poco - per non dire molto - distaccato da quelli che sono i problemi reali del Lavoro, rincorrendo forme di concertazione infinita che hanno solo annacquato le giuste rivendicazioni dei lavoratori.

Perché quella negazione di un Reddito, quella negazione di garanzie minime di Vita e di cittadinanza, si traduce anche nella negazione da tutto quello che mi circonda, a cominciare dai miei stessi amici e compagni con cui condivido silenziosamente la stessa precarietà.

Quando finirò questo umile intervento - tra qualche secondo perché penso che si debba parlare di meno e cominciare ad aprire reali vertenze - tornerò a casa. Probabilmente accenderò la televisione o leggerò il giornale che ieri ho comprato. Vedrò e sentirò persone, Padroni, chiedere ancora una volta la dissoluzione del Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro. Chiederanno la detassazione degli straordinari. Chiederanno di potenziare il secondo livello della Contrattazione, cioè pretenderanno che sia l’Azienda a trattare direttamente con il lavoratore il proprio contratto di Lavoro. Individualmente. Ad personam. Sfruttando i bisogni, le necessità, le speranze dei disperati.

E così un Reddito non sarà mai uguale ad un altro, e la competizione a svendersi pur di ottenere un Lavoro, seppure a tempo determinato, salirà vertiginosamente. Una nuova barbarie si prospetta davanti a noi, che non siamo garantiti da nessuno. E non ci sarà bisogno di de-localizzare in Cina per sfruttare la forza-lavoro a basso costo, basterà venire al Sud.

Ogni anno la stessa storia, per un motivo X non riesco a partire per il Concertone del primo maggio. Quest’anno, più che in tutti gli anni precedenti, mi sentivo rodere il fegato: dopo questa batosta elettorale, con la vittoria della destra, con tutti i morti sul lavoro … quest’anno il concertone sarà una liberazione, ideali di uguaglianza, di pace, di diritti, di libertà…

Vabbè, me lo vedo in tv: almeno questo.

Non l’avessi mai fatto. Una tristezza sconfinata: dai presentatori, ai cantanti, agli esponenti dei sindacati, nessuno che dicesse parole forti su diritti, sul precariato, sui morti, sull’uguaglianza. Nessuna bandiera, della pace o della sinistra o del Che… Nessuna parola nè colore che facesse capire che quel giorno è un giorno di sinistra perché conquistato dalla sinistra, perchè voluto dalla sinistra.

Pensavo non potesse accadere, ma m’hanno ammazzato il primo maggio.

Guardavo quella massa informe, senza idee nè ideali e pensavo a questa canzone di Caparezza:

Ilaria dov’è, adesso dov’è? L’hanno vista al corteo con la maglia del Che. Urlava “No! Alla vostra mercé” mentre ingoiava cioccolata Nestlé. Con i capelli dritti al live dei Misfits. Con l’antiproiettile al live di Fifty.

Brrrr, Ilaria, quanto freddo hai nell’anima! Ilaria, uhhh. Sei gelida. Cosi gelida che nevica, sei, sei cadaverica, sei sei di facciata ghiacciata, sei cambiata Ilaria! Ilaria condizionata ha raffreddato la mia giornata

Ilaria condizionata ha raffreddato la mia giornata.

A conferma di ciò che scrivo, una mia amica romana stamattina m’ha detto: “ma sai che tristezza guardarli nelle pause affollare il Mc Donald’s?”

Amen.


“Ehi, non è che sì fascist?”

La mia bisnonna è morta tre anni fa, aveva 90 anni. Ogni volta che mi vedeva, nonostante io avessi già capelli e barba lunghi, mi guardava e mi chiedeva, “non è che sì fascist?”. Ed io lì a tranquillizzarla, “no nonna non ti preoccupare”.

Dato che era la mia bisnonna non la chiamavo nonna ma “Nonna delle caramelle” perchè di solito chiamava nipoti, nipotini e nipoti intermedi vicino a sè per riempirli di caramelle gommose che prendeva dalla borsa.

Non credo pensasse realmente che potessi essere un fascista, per lei chiedermelo forse era solo un pretesto per raccontarmi di quando c’erano i fascisti a Bari

“… che misero giù a casa nostra i soldati di guardia.

E c’erano anche le spie dentro al palazzo e noi in casa avevamo una grande bandiera rossa, quella comunista.

Allora mio padre prese e fece salire i due soldati e li fece bere tantissimo vino. Questi si ubriacarono e quando se ne andarono ci mettemmo a tagliare con la sega il tubo dell’asta della bandiera per farlo sparire.

Poi prendemmo la bandiera e la mettemmo in una bacinella con il colore per farla diventare nera che doveva sembrare un lenzuolo.

E poi nascondemmo tutto.

Mio padre non aveva mai accettato di mettere nemmeno la camicia nera”.

Oggi è 25 aprile: la Liberazione e la Resistenza.

Anche Bari resistette. Qui ci fu un terribile bombardamento, aerei tedeschi sganciarono bombe sulle navi nel porto e la Nonna delle caramelle ricordava i vetri che si erano frantumati, i racconti sulle persone uccise dalle lamiere delle navi.

Stanno morendo i testimoni diretti di quei tempi, quelli che si preoccupano che io non sia fascista perché conoscevano le brutture del fascismo e della dittatura.

Per questo ho voluto ricordare oggi la mia bisnonna per la quale queste cose erano importanti.

25 aprile: ora e sempre RESISTENZA.

In un’intervista a Luis Sepulveda, lessi una volta:

Il mondo è diviso a metà.

Ci siamo noi.

E ci sono i figli di puttana

Meditai a lungo su queste parole, cercai di capire se potessi condividerle o meno.

Alla fine mi dissi che non poteva essere così, che non potevo accettare l’idea di un mondo in bianco o nero.

Lo penso tutt’ora, eppure devo ammetterlo: gli ultimi avvenimenti mi stanno facendo pensare.

Fernando Lugo è stato eletto presidente del Paraguay. Il vescovo (scomunicato), erede della teologia della liberazione, viene sostenuto dai partiti di sinistra che sostengono il pueblo, i campesinos, i poveri del Paraguay.

E batte il partito “colorado“, anche questo un partito di sinistra al potere da sessant’anni passato perfino attraverso una fase di esplicita dittatura che, formalmente, terminò negli anni ottantanta, ma che nei fatti non si era mai conclusa.

Un ennesimo presidente “rosso” del Sud America di questi anni: un altro segnale forte da un continente che vuole emanciparsi dal protettorato statunitense.

Dicevamo del mondo diviso a metà. Già perchè in questo contesto il papa Ratzinger ha idee molto chiare e su una sponda molto diversa rispetto a quella di Lugo: oltre a scomunicare il vescovo, Benedetto XVI è il secondo papa ad essere andato in visita alla Casa Bianca.

Tra tutti i luoghi possibili al mondo l’ex ss Ratzinger si è recato da G.W.Bush per parlare di “difesa della vita”…

Come ha scritto sul suo blog don Franco Barbero il dialogo tra i due sarà stato di questo tipo:

Ratzinger: Bisogna convicere le donne a non abortire, mio caro George…
Bush: Possiamo usare la tortura, mio caro Joseph…

Lunga pausa di silenzio…

Facciamo un salto di lato: passiamo in Italia.

La campagna elettorale ha visto il pesante inserimento delle gerarchie cattoliche nettamente schierate sui “temi etici” anche se, a detta loro, non schierate politicamente.

Eppure Il Sole 24 Ore (famoso giornale comunista) riportando le opinioni dei giornali stranieri sulla situazione italiana scriveva:

La Chiesa Cattolica, secondo Newsweek, «sta cercando di riaffermare l’influenza che aveva nella politica italiana, prima dell’umiliazione dei democristiani implicati negli scandali degli anni Novanta (molti dei quali legati alla mafia)»

Il mondo è diviso a metà dicevo all’inizio.

Allora troviamo che alla Chiesa delle banche e dell’esenzione Ici sui propri immobili, risponde un’altra Chiesa.

Quella di un don Giorgio che ricorda dal suo blog il 25 aprile perchè “alla vittoria e allo strapotere della Destra padronale bisogna rispondere con i grandi ideali che nessuno potrà eliminare dal parlamento”.

Quella di un don Alex Zanotelli che scriveva dalle pagine del Manifesto una lettera a Veltroni affinchè non sostenesse la privatizzazione dell’acqua.

Quella di un don Franco Barbero che sposa le coppie omosessuali (anch’egli scomunicato).

Mi si può obiettare che è sempre stato così: anche in passato c’erano i movimenti pauperistici e le gerarchie ufficiali, c’era san Francesco vestito di sacco e i papi in damasco e gioielli. Non è cambiato mai nulla.

Allora forse anche oggi bisogna aspettarsi altre crociate contro gli eretici.

Allora forse è vero anche quello che dice Luis: ci siamo noi e ci sono i figli di puttana.

Però… Io non credo all’immobilismo della storia nè al contrario penso che vada obbligatoriamente verso “magnifiche sorti e progressive“.

Ma la storia è rivoluzionaria perché mostra che ogni cosa che oggi esiste ha avuto un inizio, quindi non esiste da sempre.

Se non esiste da sempre allora può anche finire.

E se le cose possono finire, allora vuol dire che il mondo può cambiare.

La Sinistra Arcobaleno ha ricevuto una bella batosta alle elezioni.

Non starò qui a fare l’analisi del perchè, ci sono decine di articoli e blog e siti che ne stanno parlando. Io stesso ho passato ore a leggerli.

Ciò che mi interessa ora è che a prescindere dai singoli partiti, dalla falce e martello, dal partito unico etc… penso sia più importante ora guardare al “processo unitario”: credo che ci sia bisogno di costruire una sinistra unita e plurale, nel rispetto delle esperienze e delle idee di ognuno.

Per questo più che l’analisi penso sia importante avere un’idea su cosa FARE ora.

Le case della sinistra vadano create e chiamate solo della Sinistra, perchè poi simboli e affini verranno dopo. Bisogna ripartire da luoghi fisici in cui le persone possano sentirsi coinvolte e ascoltate, possano partecipare in prima persona, si possano informare, possano dibattere, possano allontanarsi dall’alienazione televisiva o del web. Possano tornare a fare democrazia.

Dobbiamo ricreare il collegamento con il territorio, per maturare veramente l’esperienza di una unità di intenti a prescindere da quello che i “capoccioni” vogliono fare.

Non voglio “informare” e dare forma all’altro, perchè sarebbe indottrinarlo.

Voglio COMUNICARE e mettere in comune con l’altro le mie idee, le mie esperienze, conoscenze ed energie. E voglio trovare il linguaggio migliore per far sì che gli altri mi capiscano al di là della loro provenienza geografica o sociale.

Se voglio una sinistra unita e voglio delle case della sinistra è anche perché a me piace coltivare l’ “io bambino”.

Perchè i bambini, si sa, sono di sinistra.

“Nessuno sarà libero finchè anche solo uno uomo al mondo resterà in catene”

Izquierda unida para la democrazia, para la justicia social, para la libertad

Ieri notte sono collassato sul letto, stanco, deluso, tossivo e forse ero febbricitante.

Stamattina sono stato svegliato da mia madre che entrava in camera dicendomi:

“Svegliati, poi ritorni a dormire guarda fuori!”

Ha alzato la tapparella e lentamente ho visto il cielo giallo sabbia, tutto un monocolore, una luce bruttissima e la pioggia che copriva ogni rumore.

E poi lei:

“Guarda lì, non è splendido?”

Un arcobaleno.

Enorme, vividissimo, quasi entrava nella mia camera per quanto era vicino. Ho pensato di fotografarlo, ma ero troppo stanco.

Così ho sorriso e mi sono rimesso a dormire.

PS: questo è un arcobaleno di qualche tempo fa. Ma non c’è paragone con quello di stamane.

Che sia la falce o il martello, un arcobaleno o un fiore rosso.. L’importante è ricominciare.

un dito per maroni
contro ogni legge razziale - NO al commissario speciale Rom

 

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