“Stanno votando la morte della Grecia.
Noi abbiamo vinto contro i Nazisti,
abbiamo vinto contro la dittatura fascista
e vinceremo anche questa volta” 

Mikis Theodorakis, compositore greco |

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La Grecia è lontana più di un braccio di mare.
Le polis si ribellavano ad Alessandro, noi crocifiggevamo Spartaco. 

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Il 30 maggio 1941 Manolis Glezos, insieme ad altri partigiani, tolse la bandiera del Terzo Reich che sventolava sull’Acropoli sostituendola con quella greca, inaugurando così la Resistenza. Fu il primo gesto di lotta in Europa.
oggi, 12 febbraio 2012, Manolis Glezos era in piazza ad Atene a prendersi le cariche della polizia per continuare quella lotta.  leggi qui ]

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In piazza Syntagma sono decine di migliaia le persone che si sono radunate fin dal primo pomeriggio di oggi. La folla non sembra fasi intimidire. “Andar via? Non ci penso nemmeno“, dice Giorgos, 43 anni, insegnante di matematica, “dobbiamo restare qui finché le misure non saranno bocciate“.
La massiccia presenza in piazza non viene scalfita dagli scontri in quanttro punti delle vie laterali. “Maladetti porci, servi“, urla una signora coprendosi il viso per non respirare i lacrimogeni. Due manifestanti portano uno striscione: “Basta paura ed apatia, tutti in piazza”  [ leggi qui ]

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Il parlamento ha appena approvato l piano di austerità dettato alla Grecia dalla Commissione europea, dal Fondo monetario internazionale e dalla Banca centrale europea (la cosiddetta troika) che porevede ultriore deregulation sul mercato del lavoro e un ulteriore taglio delle retribuzioni.  [ leggi qui ]


Vignetta di Andy Ventura
pubblicata su www.insertosatirico.com

La crisi esplode. 
Esplodono i campi rom.
I capri espiatori sono da sempre un ottimo combustibile.

 Foto tratta da “Tra multimedia e precarietà”

Se la scintilla non è data dal (finto) rapimento di un bambino a Ponticelli), sarà senza dubbio lo stupro (finto) di una ragazzina a Torino.
In entrambi i casi la violenza divampa, mentre i media italiani hanno gioco facile a soffiare sul fuoco del pregiudizio, come ha fatto in questa occasione La Stampa.

Di seguito uno stralcio dei fatti del quartiere Vallette, a Torino, ed un documentario sul nuovo razzismo antizigano in Italia.

“Torino, io stuprata ma poi smentisce. E il corteo finisce con il rogo del campo rom”
da “Il fatto quotidiano” – 10 dicembre 2011 

Fuoco nelle baracche e roulotte date alle fiamme: è finita così, con un campo nomadi incendiato, la fiaccolata organizzata a Torino per esprimere solidarietà alla ragazzina di 16 anni che ha denunciato di essere stata violentata martedì scorso da due rom mentre stava facendo rientro a casa, nel quartiere Vallette. Una violenza che, però, non è mai avvenuta: in serata, infatti, la presunta vittima dello stupro, davanti ai carabinieri del Comando Provinciale del capoluogo piemontese, ha ammesso di essersi inventata tutto di sana pianta e ha confessato di aver avuto un rapporto sessuale con un ragazzo (circostanza confermata dagli esami medici effettuati). Una bugia, quindi, che poteva avere conseguenze impensabili, specie alla luce del linciaggio tentato dalla gente del quartiere.

Sono stati alcune decine – forse cinquanta – i manifestanti che, mentre stavano partecipando al corteo di protesta, hanno abbandonato il resto della gente, hanno indossato cappucci per non farsi riconoscere e, armi alla mano, sono andati nel campo rom nei pressi della cascina Continassa, dove hanno incendiato baracche e roulotte abusive (almeno una ventina) con l’ausilio di bombe carta [continua qui]

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Mi fa specie pensare che questo Governo non cada per gli scandali sessuali, per la corruzione lampante, per le speculazioni sui disastri naturali, per il fascismo malcelato, per le connivenze mafiose, per il razzismo, per lo spreco di risorse, per il disastro culturale e morale, insomma per un moto di popolo mosso a disgusto .

No, questo Governo cade per colpa di un incontinente.

Abu Yazid  Arifur Al Ristanni |

Per trent’anni avevo invocato Dio; poi tacqui.
Scoprii allora che quell’invocazione era il mio velo.

(maestro sufi – IX secolo)

Quando a qualcuno dico di essere buddhista di solito la prima risposta che ricevo suona più o meno così:
Ah ma allora anche tu ripeti sempre la stessa frase .. ed hai appesa alla parete una pergamena sacra?
Ho impiegato un po’ di tempo per capire di cosa stessero parlando.

Ho imparato a meditare dai monaci Theravada, l’antica tradizione buddhista diffusa in Thailandia e nel sud-est asiatico. Ajahn Chandapalo, l’abate del monastero Santacittarama, mi ha insegnato a stare seduto, portare l’attenzione sul respiro, recitare mentalmente Buddho oppure lasciare – andare. Le parole seguono il respiro, non lo forzano, aiutano a raccogliersi in se stessi, a tornare in sè. Raggiunto un certo equilibrio si mettono da parte anche i mantra e si resta a guardare la propria mente.

Nessun ripetizione ossessiva di NAMU MYOHO RENGE KYO, nessuna strana pergamena da contemplare.

Mi ci volle un po’ di tempo per capire cosa ci fosse dietro il mantra ipnotico e la pergamena magica.  Si riferivano tutti alla Soka Gakkai: un cosiddetto Buddhismo, divenuto famoso in Italia grazie alla conversione di Roby Baggio.
Una setta che  fa molti proseliti in Occidente ma che non viene riconosciuta dalle altre tradizioni buddhiste in quanto tradisce l’insegnamento che accomuna i praticanti di tutto il mondo.

Penso che ognuno sia libero di praticare nel modo che ritiene appropriato e che ognuno debba essere libero di percorrere il  percorso che gli sembra adeguato.
Però ciò che non si è liberi di fare è mistificare.

La Soka Gakkai è una setta che con il Buddhismo non ha davvero nulla a che spartire
.

L’articolo sottostante spiega bene il perché
.



Il buddhismo contraffatto

(tratto da http://www.fiorediloto.org)

L’insegnamento della Soka Gakkai, esprime quanto di più lontano ci possa essere dal buddismo, principalmente perché anziché tendere all’eliminazione dei desideri bramosi, secondo il Buddha causa di attaccamento e sofferenza, essi vengono quasi incoraggiati, con la promessa secondo la quale la recitazione di un particolare mantra può far avverare i propri obiettivi in qualsiasi campo, persino finanziario, lavorativo e sessuale.

Inutile dire come queste mirabolanti promesse alimentino le false speranze dei soggetti psicologicamente più indifesi e fragili, nonché stimolino una mentalità materialista e consumistica.
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RACCONTI RESISTENTI

Le proteste che infiammano l’Europa raccontate in presa diretta.
La rete e le piazze, la partecipazione e la lotta. 

 

Paolo Ferrero || segretario Prc
In queste ore in Val di Susa la popolazione resiste contro lo sgombero violento ordinato da questo governo. La Valle di Susa è un bene comune!

La polizia ha riempito di lacrimogeni l’area del piazzale dove oramai è concentrata tutta la gente. Un lancio di lacrimogeni senza senso, solo per gasare la gente.

Manifestanti NO-TAV inseguiti nei boschi sopra Chiomonte dalla polizia che spara i lacrimogeni anche nel bosco, rischiando di incendiare tutto e fare una strage. Decine di anziani in fuga sui dirupi. Non è gestione dell’ordine pubblico, ma una specie di tribale e criminale vendetta.

In Val di Susa la lotta non finisce. La soggettività costruita in questi anni ha a che vedere con al consapevolezza di se, dei propri diritti, della possibilità di decidere del proprio futuro. Hanno occupato militarmente il terreno ma non sanno che la dignità delle persone non può essere occupata. La lotta continua.

[lunedì 27 giugno – ore 10 – Libera Repubblica della Maddalena] 

 

Anubi D’Avossa Lussurgiu ||  giornalista 

L’Assemblea di Piazza Syntagma sullo sciopero generale dalla mezzanotte passata a quella di venerdì, imposto ai sindacati ufficiali e che sta assediando il potere in un duello decisivo in Grecia.

Ad Atene, nel primo dei due giorni dello sciopero più generale dai tempi della caduta della Giunta militare, sta accadendo qualcosa: l’esercito di polizia si è dovuto ritirare da piazza Syntagma, avvolta da fumo e incendi, e per la prima volta anche dalle rampe d’accesso al Parlamento che deve votare il massacro sociale targato FMI-UE-BCE.

…a piazza Syntagma ad Atene la battaglia è durissima ormai da molte ore: dopo essere stata ridotta agli ingressi del Parlamento, la polizia con 5mila unità ha attaccato la piazza da tutti i lati; ma la folla, divisa fra spezzoni sui viali vicini e un concentramento agli ingressi della metro, resiste.  ‎(naturalmente, il tutto con l’impiego di tonnellate di gas CS, in granate d’ogni tipo: a mano, con fucili lanciatori, a grappolo, in spruzzatore… E’ l’Europa, baby!)

[martedì 28 giugno 2011 – ore 18]
 

Roberto Carminati || giornalista
La polizia spagnola è intervenuta con la forza a Valencia contro alcune centinaia diindignados che protestavano davanti alla sede del Parlamento regionale contro l’elezione di diversi indagati per corruzione alle regionali e amministrative del 22 maggio.
La protesta dei giovani indignados di Valencia è iniziata durante la notte fra l’8 e il 9 giugno  attorno alla sede del parlamento regionale che si è riunito in seduta costitutiva. Nelle prime ore della mattinata la polizia è intervenuta per allontanare i manifestanti e stabilire un perimetro di sicurezza attorno all’ingresso del parlamento.
La polizia ha caricato più volte colpendo i giovani a colpi di manganello.

[giovedì 9 giugno]

Le cariche della polizia contro gli indignados di Barcellona

A volte ti senti stupidamente fuoriluogo e fuoritempo quando ti ritrovi nel 2011 – nell’era delle distanze brevi, accorciate dall’alta velocità di Trenitalia e della rapidità (?) della chat di Facebook – a sentire nostalgia di ciò che hai lasciato.
Delle campagne con gli ulivi, del vento sul mare, del cielo senza foschia.

Banale. Melodrammatico.
I miei nonni potevano permettersi di provare simili nostalgie, io dovrei avere maggior dignità.

Eppure. Questo tornare a migrare.
Che rabbia.

IL CIELO E’ SEMPRE PIU’ SU?
di Nino Lacidogna
[pubblicato su “Unsolomondo” notiziario a cura del centro lavoratori stranieri Modena]

Come i loro nonni sono tornati ad emigrare dalle regioni del Mezzogiorno verso il ricco “Nord produttivo”. Come i loro nonni hanno una valigia, non più di cartone ma acquistata in un bazar cinese. A differenza dei loro nonni, però, nella valigia hanno anche anni di studio ed una laurea. Se non due. I dati presentati dallo studio svolto dalla Banca d’Italia intitolato La mobilità del lavoro in Italia: nuove evidenze sulle dinamiche migratorie (a cura di Sauro Mocetti e Carmelo Porello) descrivono i caratteri assunti dal rinnovato spostamento di popolazione all’interno del nostro Paese. Dopo il boom dei migranti degli anni Sessanta ed il periodo di stasi degli anni Ottanta-Novanta, nell’ultimo quindicennio si è assistito alla ripresa del fenomeno migratorio che sta depauperando le regioni del Sud del suo capitale più importante: quello umano. I dati sono allarmanti: Calabria Campania in testa fanno registrare la perdita dell’11% dei giovani laureati, seguite dalle altre regioni del Sud con numeri di poco inferiori. Un ‘dottore’ su 50 decide di lasciare la propria terra di origine e di formazione, solo tra il 2000 e il 2005 sono emigrati oltre 80 mila laureati. Ogni anno si registra uno spostamento complessivo di 150mila unità, numeri al netto di quelli che possiamo definire i nuovi migranti stagionali generati dai contratti a tempo determinato. A centinaia, infatti, partono verso le città del centro nord assunti per periodi di tempo che vanno dall’anno ad un massimo di due anni. E’ il cosiddetto pendolarismo di lungo raggio: gli occupati lavorano in una località lontana da quella di residenza, così lontana da rendere improbabile o difficili rientri frequenti nel breve tempo. Tale situazione rende i nuovi giovani migranti molto differenti dai loro nonni: se questi potevano garantire alle famiglie un supporto economico grazie all’invio delle rimesse, i nipoti sono al contrario sostenuti economicamente dalle famiglie d’origine che li aiutano fino al loro completo inserimento nella nuova realtà lavorativa. A tali dati è utile incrociare lo studio di Luca Bianchi Giuseppe Provenzano intitolato Ma il cielo è sempre più su? Nel 1995, nella graduatoria di sviluppo delle 208 regioni europee, quelle del Sud Italia erano situate tra il posto 112 e 119. Dieci anni dopo sono scivolate in basso fino al 165esimo e il 200esimo posto, mentre le altre regioni “sottosviluppate” (Obiettivo 1) facevano al contrario registrare una crescita del 3%. Un quadro simile impone una domanda: i migranti (dal Mezzogiorno) sono realmente un problema per il Nord, come certa propaganda leghista continua a sbandierare, oppure così come i lavoratori stranieri sono al contrario una risorsa imprescindibile per mantenere il livello di benessere delle ragioni tradizionalmente più ricche? Il dislivello tra le due aree è un problema irrimediabile oppure c’è una strategia volta a mantenere la situazione attuale per garantire al Centro-Nord l’arrivo di personale qualificato ma a basso costo?

(foto tratta da http://www.antoniotonelli.it)

[post pubblicato anche su: http://www.egonauti.wordpress.com]

Ore 16 del 22 giugno. Trenta gradi in casa.
La zanzara tigre è affamata e subdola nella bassa padana. 
Sotto gli occhi un libro, un brano perfetto in questo momento:

“Le bestemmie erano rivolte contro Dio, il Padre Eterno, Gesù Cristo, la Madonna, i santi e ricalcavano schemi fissi: mannaggia l’anima di…, mannaggia il sangue di…, mannaggia a …. che lo ha creato, e così di seguito. Ve ne erano altre invece frutto dell’estro personale, tali da suscitare lo sguaiato divertimento degli astanti.
Infatti, mentre le donne presenti, di solito, inorridivano e pregavano il Signore di essere clemente, gli uomini si mostravano indifferenti o manifestavano apprezzamento per le parti salienti ed innovative della bestemmia udita”.

[Giovanni Greco, Davide Monda: “Flagelli d’Italia. Criminali, prostitute e vittime nella storia contemporanea”]

1889. Nicola Misasi, scrittore e romanziere calabrese, risponde alla lettera di un’amica. Una donna bellissima, mai vista in vita sua, ma che conosce e sfiora con le parole.
Meno di 20 anni dopo l’Unità d’Italia; 120 anni prima Prima di Msn, Skype e Facebook.

“Ho ancora dinanzi, sullo scrittoio, la vostra lettera ed ho conservato, fra le cose buone, l’altra, la prima. Di voi so che avete gli occhi neri, so che avete i capelli neri e mi siete ignota nel resto, e rimarrete tale sempre, forse. Il nero negli occhi vuol dire il fuoco nel cuore, il nero dei capelli vuol dire il fuoco nel sangue, vuol dire la passione  forte, perciò vi dite stanca di questo mondo vuoto e meschino, e vi dite anelante alla quiete solenne dei grandi boschi e delle grandi solitudini, ed alle passioni dei cuori forti e rudi nei loro impeti: perciò sentite tutto il fascino del selvaggio e tutto il fantasioso della mia Sila, fino a comprenderne il bandito.

Onde volendo scrivere di essa, voglio parlare a voi che non conosco né nel nome né nella figura, ma che conosco nel cuore e nella passione. Così, dopo due mesi, appago un vostro desiderio non obliato, ché il cuore di noi fantasiosi non oblia anche quando la parola tace: un pensiero cortese, anche quando ci vien da un’ignota, accende una fiammella che va guizzando lieta quando più ci sentiamo sfiduciati e tristi, ché in quel pensiero indoviniamo un cuore e in quel cuore una bontà, e nel cuore e nella bontà un compenso elettissimo al nostro quotidiano lavoro”. 

[Nicola Misasi: “La Sila (Ad una ignota)”, 1889]  

Magritte - "Les amants" (1928)

 Immagine tratta da http://assianews.blogspot.com

 

Le favole hanno sempre cercato di esorcizzare i traumi collettivi ed individuali.
Il cannibalismo degli orchi nascondeva gli stupri subiti dalle donne e dai bambini.

 

“Fuggi, fuggi, bella sposa. Sei dei briganti nella casa!”
“Potete dirmi se il mio fidanzato abita qui?” Domandò la faciulla.
“Ah povera bimba” rispose la vecchia “sei finita in un covo di briganti. tu credi di essere una sposa alla vigilia delle nozze, ma le tue nozze saranno con la morte. Vedi, ho dovuto mettere sul fuoco un gran paiolo pieno di acqua. Se cadi nelle loro mani, ti fanno a pezzi senza pietà, ti fanno bollire e ti mangiano perché sono cannibali”
Non aveva finito di parlare che tornò nella casa quella banda malvagia. Trascinavano con sè un’altra fanciulla, erano ubriachi e non davan retta al suo pianto e alle sue grida. Le fecero bere tre bicchieri colmi di vino, uno bianco, uno rosso, uno giallo, e le si schiantò il cuore. Le strapparono le belle vesti, la misero su una gran tavola, fecero a pezzi il bel corpo e lo cosparsero di sale.

[“Lo sposo brigante” – Jakob e Wilhelm Grimm]

Tratto da http://www.thrivingandhome.com/orco.jpg
Foto tratta da: http://www.thrivingandhome.com/orco.jpg

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