Vanessa Beecroft, Vogue Hommes, 2002

Una delle cose che più mi prendono allo stomaco è l’idea di una donna violentata.

Ho sempre pensato a cosa farei io se violentassero le donne della mia vita.

L’argomento è sicuramente inflazionato e non direi, penso, niente di orignale. Pure nonostante questa apparente banalità che l’argomento riveste, ora mi ritrovo a scriverne anch’io colpito da questa pagina di blog scritta da Jacopo Fo, figlio di Dario e Franca Rame.

Fuori dal liceo Mamiani di Roma è apparsa una scritta che diceva grossomodo: “Franca Rame ha goduto a essere stuprata”.
Si tratta di un antico insulto alle donne vittime di violenza sessuale.
Vuol dire che sei tanto troia che ti piace comunque.

Evidentemente l’argomento sarà pure inflazionato, ma non così scontato.

Quoto wikipedia: “nel marzo del 1973, Franca Rame , dietro suggerimento di ufficiali dei carabinieri della divisione Pastrengo, viene rapita da esponenti della estrema destra e subisce violenza fisica e sessuale, ricordata a distanza di tempo nel lavoro Lo stupro, del 1981. Dopo 25 anni è stata depositata la sentenza del processo, tempo che ha permesso di arrivare alla prescrizione del reato“.

A questa pagina ho voluto aggiungere questo stralcio di articolo su un fatto di cronaca accaduto alcuni giorni fa a Milano:

Tenta di stuprare minorenne. Arrestato
Sabato pomeriggio in Centrale. A dare l’allarme un clochard che vive in stazione.
In manette un uomo di 38 anni
M’accorgo di quanta ipocrisia si nasconda dietro l’approccio a queste tematiche. Tanto per cominciare è inutile negare che la notizia abbia avuto rilevanza solo perchè a dare l’allarme è stato un clochard.
E sono sicuro che avrebbe avuto una risonanza di gran lunga maggiore se fosse stato il barbone il violentatore, invece di essere stato l’eroe della vicenda.
A quel punto si sarebbero invocate le forche e la castrazione chimica contro i maledetti barboni, si sarebbe chiesto prontamente un pacchetto sicurezza ad hoc e l’espulsione dei Rom.. ops, dei barboni.
Tutto si sarebbe fatto per nascondere il vero problema: che sono mariti e figli e zii e amici di famiglia a violentare e abusare nel 90% dei casi. Sono tutti italiani, nella maggior parte dei casi di famiglie italiane benestanti, quelle che nei salotti si scandalizzano e invocano i tempi in cui queste cose non accadevano. Così, nel frattempo, per sentirsi protetti e tutelati votano Lega, An, Udc perché prenda a calci nel sedere i porci stranieri, chiudendo gli occhi sui porci dell’altra stanza.
Certo ci sono anche violenti violentatori sbarcati a Milano da qualche campagna remota della Romania o della Puglia. Questi poveri diavoli sono quelli che saltano all’occhio per il loro odore di sporco che si portano dietro da uomini-topo quali sono.
Gli altri, i porci nostrani, restano nell’ombra.
D’altro canto c’è qualcuno che si ponga il problema del PERCHE’ avvengano certe violenze?
La società occidentale e l’italiana in particolare, dimostrano tutta la loro inadeguatezza nei confronti del sesso, tutto il loro bigottismo.
Pure il sesso è cosa ancor più naturale del “bisogno” di una casa o della religione.
Non mi dilungo su questo argomento, c’è chi ne ha parlato meglio di me.
Mi interessa piuttosto tornare a dar voce a Jacopo, non saprei usare parole migliori di queste:

E mi chiedo di che dimensioni sia il deserto interiore di questo maschio rampante, e quanta paura debba avere di non essere all’altezza di un vero incontro d’amore e di passione. Forse se entrasse nelle scuole una buona educazione al sesso e ai sentimenti questo vuoto esistenziale potrebbe essere colmato nelle generazioni future.
La malattia dell’Italia non è solo politica, è morale, filosofica e sentimentale. Molti non sanno neppure cosa siano i sentimenti. Vivono tenendo carcerate le loro emozioni.

Ma a scuola non si può parlare apertamente di corpo e di anima . In Italia continua a reggere questa connivenza oggettiva tra il clero reazionario e la cultura dello stupro. Il tutto con l’appoggio esterno di settori della sinistra maschilista. Quelli che dopo il corteo pacifista tornano a casa e picchiano la moglie e queli che l’ultima volta che hanno dato un bacio d’amore è stato al liceo. Quelli che parlare di punto G li fa incazzare perché “abbiamo cose più importanti di cui occuparci”.
Io non credo che l’Italia cambierà seguendo chi è bravissimo a denunciare la corruzione e la violenza del capitalismo ma si dimentica di parlare di amore, amicizia, tenerezza, sesso, parto dolce, sentimenti, emozioni, ascolto di sé, educazione non autoritaria, scuola comica, arte, valore della vita, necessità di dare un senso anche alla morte.

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