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Tornare dalla campagna, sudato, sporco di terra, intontito dal sonno e scottato dal sole, ed incontrare un muratore che ti guarda, ti fa un mezzo sorriso e un cenno di saluto con la testa…
non ha prezzo.

Mi chiedo

quando tutti i campi Rom saranno stati bruciati (come a Napoli)

quando tutti i rumeni saranno stati rimpatriati (come chiede Maroni)

quando tutti i barconi dei clandestini saranno stati affondati (come chiede Bossi)

quando tutte le prostitute verranno ammazzate (come vogliono i cittadini bene)

quando gli omosessuali si faranno curare (come vuole la Chiesa)

quando i comunisti non staranno più nel parlamento (questo è già successo)

quando tutti i capri espiatori saranno finiti e si scoprirà che

sono italiani i delinquenti che ammazzano, rubano, rapiscono (ed esportano mafia, camorra, ‘ndrangheta)

sono italiani i primi al mondo nel turismo sessuale

sono italiani 1 milione di clienti delle prostitute

sono italiani gli industriali che non aumentano gli stipendi agli operai nonostante aumentino i loro di stipendi sino al 200%

sono italiani nel 90% dei casi a violentare le donne

sono italiani a non accudire i propri anziani lasciandoli alle badanti

sono italiani a rubare il lavoro ad altri italiani perchè aiutati da un parente o un conoscente

sono italiani gli inventori del fascismo (primo totalitarismo e padre del nazismo)

allora gli italiani di fronte all’evidenza dei fatti, chi incolperanno?

Trent’anni fa moriva ammazzato dalla mafia Peppino Impastato.

Oggi, come allora, siamo governati da gente che con la mafia ci va a braccetto, da gente che pone nei ministeri i collusi con la mafia, di gente che parla del boss Mangano come di un eroe.

E l’Italia è una grande Cinisi, il paese dove viveva Peppino e dove regnava il boss Tano Badalamenti. Una grande Cinisi in cui agli abitanti interessa solo il proprio piccolo orticello, che muti sono di fronte ad ogni bruttura e ogni sopruso.

Ma c’è anche gente, tanta tanta tanta gente, che Peppino lo ricorda ogni giorno. Gente che lavora e vive la sua vita contro la mafia e che quei cento passi li fa ogni giorno con coraggio.

Hanno ammazzato Peppino ma non potranno ammazzare le sue idee.

Grazie Peppino.

Oggi è stata presentata la squadra del quarto governo Berlusconi.

Ministro della Giustizia sarà l’agrigentino Angelino Alfano (quoto wikipedia):

Dal punto di vista legale non ha pendenze. Solo un bacio dato a Croce Napoli, il boss mafioso di Palma di Montechiaro, incontrato poco prima che morisse, al matrimonio della figlia. Il video del bacio fu acquisito dalla Procura.

Alfano ha sostenuto di non sapere chi stesse baciando e di essere stato invitato dallo sposo.

Come diceva un famoso spot: “Un bacio (al boss) è qualcosa di più…”.

Intervento pubblico di Claudia e Fabio


Dopo il mio post sulla morte del primo maggio penso sia giusto mostrare anche l’altra faccia della realtà, quella di chi si impegna affinché il primo maggio sia ancora vivo.

Proprio per questo voglio inserire nel mio blog i discorsi pronunciati da Claudia Cascione e Fabio Erriquenz (nella foto), relatori nel dibattito pubblico tenutosi il 1 maggio a Mola di Bari.

Come diceva De Gregori:

Hanno ammazzato Pablo, Pablo è vivo!”

(Di seguito i due interventi di Claudia e Fabio)

LAVORO E MATERNITA’ di Claudia Cascione

Sin da piccola quando mi chiedevano cosa volessi fare da grande, rispondevo “L’archeologa!”. E poi mi affrettavo ad aggiungere “…e anche la mamma”.
Mi vedevo così da lì a vent’anni: un lavoro entusiasmante e una famiglia.

Siamo nel 2008: ho 23 anni, non ho un lavoro, non ho una famiglia e sono una studentessa mantenuta dai genitori, che lavora a nero per guadagnare quella tanto agognata autonomia economica.
Ma si può parlare di autonomia economica con 120 euro al mese?

Forse è presto per preoccuparmi di costruire una famiglia. Eppure guardo mia madre che alla mia età aveva già me..

Allora m’accorgo che più penso al mio futuro di archeologa e di mamma, più mi convinco che le due cose sono in contrasto tra loro.
Ho bisogno di studiare almeno tre anni per ottenere la laurea di primo livello, altri due per la specialistica, due per la Siss (necessaria per poter insegnare), poi tirocinii e graduatorie…Arrivo 30 anni con dieci anni di studio per ottenere, forse, un lavoro.
E a quanti anni dovrò arrivare per avere una casa e a quanti per dei figli?

Il mio non è un caso particolare, perché se non si tratta della Siss, si tratta di seguire, e soprattutto di pagare, dei master o delle scuole di specializzazione. Dieci anni di studio (e di soldi spesi) per arrivare a lavorare poi in un call center?
Non dovrebbe stupirmi, in fondo l’Italia è una repubblica fondata sul lavoro … precario.

Vi dicevo che volevo e vorrei fare l’archeologa: ma come sperarci ancora quando ci si rende conto che è una professione che non ha una carriera regolare ma è in mano ai baroni dell’università e ai privati?
Non c’è meritocrazia nel mio campo come in tanti altri: ingegneria, medicina, giurisprudenza, economia, si va avanti attraverso il clientelarismo o le parentele. E solo alcuni casi divengono di dominio pubblico, magari per qualche arresto eccellente.

Forse sono troppo idealista e devo abbandonare l’archeologia, limitandomi ad accettare ciò che il mercato vuole che io sia.
Quindi dovrò rispondere alle inserzioni delle offerte di lavoro che richiedono giovani donne dalla bella presenza, nubili e così via.
Potrei accettare di essere una centralinista o una promoter da supermarket, così almeno con un lavoro potrei realizzare il mio desiderio di maternità.

Ma sono una donna e questo è un problema per i datori di lavoro: la gravidanza è un motivo di licenziamento. D’altro canto abbiamo fatto progressi: i licenziamenti non avvengono più con una lettera fatta firmare in bianco dal datore di lavoro al momento dell’assunzione. Ora è una libera scelta della lavoratrice che, scaricando on line il modulo prestampato, decide di licenziarsi dopo aver subito continue azioni di mobbing a causa della sua maternità.
E’ così che viene veramente oltraggiato questo diritto, non come qualche personaggio zuppo di moralità va pontificando.

Sono queste le vere violenze sulle donne. Certo ci sono anche quelle di cui ci parlano i giornali e i tg.
Ma perché dobbiamo fingere di non vedere?
Ricordiamoci che le violenze di cui ci parlano, compiute da sconosciuti, spesso stranieri, per strada sono solo il 2 % delle violenze subite dalle donne. Ben oltre va la percentuale dei maltrattamenti subiti tra le mura della propria casa: l’80% delle violenze è “domestica“.

Per non parlare delle “vittime minori“, una squallida catalogazione inventata ed usata indifferentemente da donne e uomini per riferirsi a prostitute morte, lucciole vittime di un serial killer, rumene uccise o nigeriane sgozzate.
Ma non esistono vittime minori, donne di serie A o di serie B: sono tutte donne.
Dopo gli spot per la campagna elettorale, per il richiamo al decoro pubblico, la paura è che, come sempre, le vittime ritornino nel buio della folla cui appartengono.
Sta a noi donne evitare che questo avvenga.

Se oggi sono qui su questo palco non è per una scelta di facciata, per mostrare coerenza in quanto dei problemi delle donne è giusto che a parlare siano solo le donne.
Oggi sono qui sul palco, unica donna tra i relatori, perché credo realmente che sia la donna a doversi fare carico di difendersi da tutte queste violenze, quelle che mortificano i nostri corpi o la nostra natura.
Sta a noi cambiare i meccanismi di questa società.

Questo è il femminismo: non solo rivoluzione sessuale, non solo diritto al voto, non solo parità salariale, non solo il divorzio, non solo il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza … Non solo tutti quei diritti conquistati dal dopoguerra e costantemente messi in discussione oggi.
Il femminismo è soprattutto l’dea di sconvolgere il sistema della società, della politica, dei governi, dei partiti pensato e creato a misura dell’uomo in quanto “maschio”.
Siamo differenti dall’uomo ma questo non significa essere degne solo dei lavori domestici.

Dobbiamo essere femministe perché per poterci difendere dobbiamo essere consapevoli di saper capire le dinamiche politiche, economiche o sociali che ci possono sembrare così lontane.
Dobbiamo essere noi a smettere di pensare alla nostra presenza solo come di facciata.
Il femminismo non è pensare, comportarsi e agire da uomo. Ma essere donna e costruire una realtà a misura di donna. In cui non si debba più scegliere tra l’essere mamma e l’essere archeologa.

Grazie a tutti.
Buon primo maggio.

PRECARIATO E PRECARIETA’ di Fabio Erriquenz

Care compagne e cari compagni, amici tutti, mi ritrovo nuovamente a parlare del Precariato e della Precarietà.

Lo faccio in un giorno speciale, dedicato al Lavoro. Dedicato in modo particolare ad una forma del Lavoro che io non conosco ancora e non so se avrò mai l’occasione di beneficiarne. Mi riferisco ad un Contratto dignitoso, pulito, senza insicurezze sul Futuro e, in modo particolare, sul Presente. Un Paradiso che non raggiungerò mai.
Eppure nel nostro recente passato tutte le strutture sociali ed assistenziali dello Stato italiano, la stessa cittadinanza, è stata fondata sulla centralità del Lavoro. La garanzia di un Salario dignitoso, infatti, voleva assicurare un legame indissolubile tra ogni Essere umano e la Società in cui viveva. Quella garanzia del Reddito permetteva anche lo sviluppo di una solidarietà sociale diffusa che si era organizzata e strutturata in quello che era il nostro sistema previdenziale e che, ahinoi, non esiste più. Ma questo è solo un piccolo esempio.

Mi ritrovo a parlare della Precarietà, quindi, in un giorno che effettivamente non mi rappresenta. Che non può rappresentarmi. Un po’ perché il Sindacato non è mai riuscito a capirmi, a cogliere la particolarità della mia situazione rispetto alle forme del Lavoro che ha sempre tutelato; un po’ perché questo Primo Maggio si è un poco – per non dire molto – distaccato da quelli che sono i problemi reali del Lavoro, rincorrendo forme di concertazione infinita che hanno solo annacquato le giuste rivendicazioni dei lavoratori.

Perché quella negazione di un Reddito, quella negazione di garanzie minime di Vita e di cittadinanza, si traduce anche nella negazione da tutto quello che mi circonda, a cominciare dai miei stessi amici e compagni con cui condivido silenziosamente la stessa precarietà.

Quando finirò questo umile intervento – tra qualche secondo perché penso che si debba parlare di meno e cominciare ad aprire reali vertenze – tornerò a casa. Probabilmente accenderò la televisione o leggerò il giornale che ieri ho comprato. Vedrò e sentirò persone, Padroni, chiedere ancora una volta la dissoluzione del Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro. Chiederanno la detassazione degli straordinari. Chiederanno di potenziare il secondo livello della Contrattazione, cioè pretenderanno che sia l’Azienda a trattare direttamente con il lavoratore il proprio contratto di Lavoro. Individualmente. Ad personam. Sfruttando i bisogni, le necessità, le speranze dei disperati.

E così un Reddito non sarà mai uguale ad un altro, e la competizione a svendersi pur di ottenere un Lavoro, seppure a tempo determinato, salirà vertiginosamente. Una nuova barbarie si prospetta davanti a noi, che non siamo garantiti da nessuno. E non ci sarà bisogno di de-localizzare in Cina per sfruttare la forza-lavoro a basso costo, basterà venire al Sud.

Ogni anno la stessa storia, per un motivo X non riesco a partire per il Concertone del primo maggio. Quest’anno, più che in tutti gli anni precedenti, mi sentivo rodere il fegato: dopo questa batosta elettorale, con la vittoria della destra, con tutti i morti sul lavoro … quest’anno il concertone sarà una liberazione, ideali di uguaglianza, di pace, di diritti, di libertà…

Vabbè, me lo vedo in tv: almeno questo.

Non l’avessi mai fatto. Una tristezza sconfinata: dai presentatori, ai cantanti, agli esponenti dei sindacati, nessuno che dicesse parole forti su diritti, sul precariato, sui morti, sull’uguaglianza. Nessuna bandiera, della pace o della sinistra o del Che… Nessuna parola nè colore che facesse capire che quel giorno è un giorno di sinistra perché conquistato dalla sinistra, perchè voluto dalla sinistra.

Pensavo non potesse accadere, ma m’hanno ammazzato il primo maggio.

Guardavo quella massa informe, senza idee nè ideali e pensavo a questa canzone di Caparezza:

Ilaria dov’è, adesso dov’è? L’hanno vista al corteo con la maglia del Che. Urlava “No! Alla vostra mercé” mentre ingoiava cioccolata Nestlé. Con i capelli dritti al live dei Misfits. Con l’antiproiettile al live di Fifty.

Brrrr, Ilaria, quanto freddo hai nell’anima! Ilaria, uhhh. Sei gelida. Cosi gelida che nevica, sei, sei cadaverica, sei sei di facciata ghiacciata, sei cambiata Ilaria! Ilaria condizionata ha raffreddato la mia giornata

Ilaria condizionata ha raffreddato la mia giornata.

A conferma di ciò che scrivo, una mia amica romana stamattina m’ha detto: “ma sai che tristezza guardarli nelle pause affollare il Mc Donald’s?”

Amen.


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