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Ripenso alle Olimpiadi e agli uomini più forti del mondo: i decatleti.

Non sono incredibili?

· 100 metri piani

· salto in lungo

· getto del peso

· salto in alto

· 400 metri

· 110 metri ostacoli

· lancio del disco

· salto con l’asta

· lancio del giavellotto

· 1500 metri

E forse ancora più bravi i pentatleti: fanno 5 cose ma tutte diverse!

· equitazione

· scherma (spada)

· tiro a segno (pistola)

· nuoto (200m stile libero)

· corsa (3.000m corsa campestre)

Nella prossima vita voglio essere anch’io come loro, voglio essere un pentatleta!

Uhm…

No, forse non proprio nella prossima.

Magari nella prossima sarebbe meglio iniziare con una corsetta leggera.

Poi magari tra tre, quattro vite…

Ps1: a dimostrazione di quanto spirito umanitario ci fosse dietro i proclami ascoltati durante le olimpiadi a favore del Tibet, quanto fosse vero e profondo il sentimento di compassione per i monaci e i civili uccisi, quanto fosse disinteressata la campagna mediatica scatenata contro le repressioni Cinesi… Che oggi ci fosse un tg, un giornale, un volantino pubblicitario che sprechi due righe su Lhasa e il Tibet! Passata la festa passato lu santo, eh?!

Ps2: e i manifesti di Azione giovani (!!!) e gli articoli di Liberazione che si scagliavano contro la repressione del regime militare scatenata per soffocare la protesta dei monaci in Birmania, dove sono finiti?

Giusto per chi si chiedesse perchè non ho votato (nè voterei) PD o PDL consiglio di vedere questo video (niente di palloso, don’t worry!) consigliatomi da Oradistelle. Ideale per chi avesse nostalgia di due politici un pò in ombra negli ultimi mesi: Fassino e Gasparri.

PS: dal 21 ottobre torna la DANDINI in Tv con un nuovo programma (cioè il vecchio con alcuni nuovi personaggi), nella fascia del dopo sera. Anche questa non è una novità direte, invece no! Torna ogni sera nel dopo sera: quindi tra il plastico di Cogne di Vespa e il giornalismo indipendente di Mentana avrete finalmente una terza via!

Mi sono ripromesso di studiare 45 pagine al giorno per dare l’esame di Storia Contemporanea.

Ma al secondo giorno di studio avevo già un ritardo di 40 pagine.

Oggi che è il terzo giorno di studio avrei dovuto fare 85 pagine per pareggiare, ma ne ho fatte solo 5.

Ho dunque un ritardo di 125 pagine.

Domani per recuperare dovrò studiare 170 pagine.

Non voglio nemmeno pensare cosa succederebbe se non facessi quelle 170 pagine.

Questa è l’essenza della società moderna.

Ho trovato questa splendida storia di un autore mesoamericano. Spero vi piaccia.

Buona lettura.

L’Asino e il Flauto

Abbandonato in un campo giaceva da qualche tempo un Flauto che ormai nessuno più suonava, finché un giorno un Asino che passava di là vi soffiò forte facendogli produrre il suono più dolce della sua vita, della vita dell’Asino e del Flauto.

Incapaci di capire quel che era accaduto, dato che la razionalità non era il loro forte ed entrambi credevano nella razionalità, si separarono in fretta, vergognandosi della cosa migliore che l’uno e l’altro avessero fatto durante la loro triste esistenza.

(A. Monterroso, in La pecora nera e altre favole)

Asino (nome scientifico “invidia penis“)

In meno di una settimana hanno ammazzato otto ragazzi. Sarebbe un’emergenza se non fossero otto neri, otto africani.

Uno l’hanno ammazzato a bastonate per un pacco di biscotti a Milano, li altri sette li hanno crivellati di colpi nelle auto.

Mentre gli italiani giustificano gli altri italiani dicendo che “in fin dei conti è normale sospettare che un nero ti rubi dalla cassa” e che “bene così, saranno stati dei camorristi quei sette crivellati”, altri neri mandano a fanculo tutto e tutti e scendono in piazza contro gli italiani RAZZISTI.

Se volete guardare rete 4 che parla di violenti che distruggoino le strade di Milano fate pure. Altrimenti leggete qui un racconto diverso sulla manifestazione di Milano.

Io sono Abba.

( da Liberazione, 21 settembre 2008)

di Claudio Jampaglia

Sono andati, si sono presi il corteo, l’hanno portato per le vie del centro e poi da soli, così come erano venuti, sono andati in via Zuretti. Dove tutto è finito ed è cominciato. Dove Abba è morto, ammazzato. Saranno stati un centinaio all’inizio, ragazzi italiani-neri, G2, figli di immigrati e migranti, e con loro pochi altri. 18,19, 20 anni non di più. Una grande rabbia in corpo. Contro tutti. Non volevano stare nei ranghi del corteo. Non volevano rompere niente e nessuno, solo gridare, bloccare il traffico, correre avanti e indietro, come delle molle.

Poi seduti a ripetere gli slogan: «Cosa vogliamo raga per Abba?», «Giustizia». E poi: «Vergogna», «Basta razzismo». Un grido e partivano. Le magliette con la faccia di Abba, disegnata o fotografata. Un cartello per tutti, tenuto in alto da un ragazzo con una maglia dell’Inter, come quella di Balotelli: «Fiero nero, Abba vive». Pantaloni e occhiali griffati. Orecchini coi brillantini. Tali e quali ai loro coetanei allo struscio delle vetrine.

Ma “c’est la banlieue”. Quella di tanti Abba che scendono di sabato pomeriggio in centro, che la traversano di notte e che all’alba possono trovarsi per terra in una pozza di sangue se incontrano i tipi sbagliati. “C’est la banlieue” milanese, urlata, incazzata, incomprensibile per quei “nonni” da corteo che cercano prima di contenerli, assecondandoli (state pure in testa, ma davanti vi facciamo un cordone per distanziarvi dalla polizia). Niente da fare.

Nemmeno per qualche “capo” della comunità migrante. Con lui ci litigano pure. Tempo dieci minuti e questi ragazzi, questi italiani-neri, rompono le righe della sinistra. Vanno a prendersi San Babila, poi corso Vittorio Emanuele, Piazza Duomo e quando si trovano un cordone di polizia davanti in un “tratto non autorizzato” lo sfondano. Di corsa. D’impeto. Un paio di manganellate e via. La polizia difende Palazzo Marino, Il Comune. Loro non sanno nemmeno cos’è. Non gliene fotte niente del Palazzo. Il fiume disorganizzato sa dove andare. Qualche calcio ad auto e motorino per passare. Qualche ruvidezza. Ma via, via. Senza bisogno di riot. Fino in via Zuretti. Da soli.

Da ieri a Milano è successo qualcosa. Per chi vorrà capire. Per chi vorrà ascoltare. E’ successo che un centinaio di ragazzi si sono presi il loro tempo, l’hanno battuto. Infischiandosene di tutto e tutti. A modo loro. Il corteo li lascia fare. Non potrebbe essere altrimenti. Anche perché “i ragazzi” non ascoltano nessuno. Solo i parenti di Abba, un cugino o uno zio, che si mette sempre di mezzo quando la tensione sale, quando vola qualche insulto. «Abba era un nonviolento», dice, «nessuno deve rovinare la sua festa». E tutti si calmano. Succede così anche alla fine, in via Zuretti, mentre gli striscioni delle centinaia di sigle della manifestazione sono rimasti in piazza Duomo. Tensione d’agitazione e d’accerchiamento della polizia. Ma poi tutti con le mani alzate per la canzone che piaceva ad Abba e poi ancora a ballare reggae nella via.

Adesso spetta a tutti quelli che stavano dietro a questi ragazzi, consapevoli o meno, non abbandonarli. Spetta ai 50mila di un corteo bellissimo, che riempie il cuore di colori, musiche, cartelli. Spetterà alla sinistra, alla società civile, non allontanarsi da quei ragazzi. Ascoltarli. Perché un conto siamo noi, la nostra voglia di solidarietà, multiculturalismo, nonviolenza. Un conto sono loro. Te lo dicono quando ti avvicini. Ti dicono “voi”. E hai voglia a spiegargli che sei lì per raccontare e che tu sei antirazzista da sempre. “Vaffanculo” è la risposta. C’è un noi e un voi. C’è un noi giovane, metropolitano, meticcio, precario, che quando prende parola e agisce vuole farlo a suo modo, stile e regole diverse.

Non vale solo per quel centinaio di “agitati sconosciuti” che si sono presi la via. Vale anche per quel ragazzo, bandiera italiana in mano che bisticcia in piazza della Scala con un signore anziano che voleva spiegargli la vita, il lavoro, la famiglia, essere italiani… «Guarda che non devo andarmene a casa mia, questa è casa mia. Io sono italiano e le cose stanno cambiando, se non te ne sei accorto. E dovete abituarvi». In via Zuretti verso le 18, a corteo finito, saranno un migliaio a ritrovarsi, sono arrivati anche molti dei centro sociali. Un furgone, della musica e qualche discorso. Ma soprattutto musica. Attorno tanta polizia. La gente si affaccia alle finestre. Alcuni cambiano il nome della via. Una targa come quella per Carlo Giuliani, adesso dice “Via Abba”.

Tra gli amici, c’è anche John che la sera maledetta era con Abba. John porta dei biscotti davanti al bar Shining. I biscotti. Quelli che avrebbero “motivato” la reazione animale dei due baristi, padre e figlio. Eccoli i biscotti. Gli stessi che un ragazzo porta in giro per tutto il corteo fermandosi davanti ad ogni bar, ad ogni caffé del centro, ricominciando ogni volta una sorta di pièce teatrale: «Chiedo solo di essere umano, lo vedete, sono come voi… per questi biscotti mi hanno ammazzato, come non si fa per un cane». Struggente.

Prima della partenza, prima di questa giornata speciale di cui la città rischia di non rendersi ancora una volta conto, c’erano state le parole della sorella Adriarata, dietro lo striscione che doveva essere d’apertura: «C’è troppo razzismo, devono smetterla, quel che è successo è drammatico, nessuno può sentire il dolore che ho dentro, per avere un paese bello bisogna vivere insieme». Dolore e dignità. Rispedite come di consueto al mittente dal vicesindaco di An De Corato: «Milano non crede al razzismo, ma sulla vicenda del ragazzo ucciso c’è una parte, quella della sinistra radicale, che si ostina a rinfocolare una congettura smentita da tutti. Ma anche da esponenti del centrosinistra, come la senatrice teodem Emanuela Baio. Che ha negato la patente di xenofobia alla nostra città e più razionalmente ha puntato il dito contro una società malata, quella per esempio, dei tanti giovani, che come spettri, vagano per le strade della città fino all’alba distruggendosi con alcol e droghe».

Gli fa da contorno uno dei due accusati di omicidio, il figlio, che tramite la madre fa sapere: «Meno male che sono in cella con altri sette italiani che mi tirano un po’ su e poi abbiamo la stessa cultura, mentalità, e ci capiamo».

Eccoci qua. A lui e alla città che dorme sonni tranquilli mentre dei giovani vengono ammazzati, risponde ancora Rifondazione con Arci, Sinistra Democratica, Verdi, sindacato di base e Cgil (c’era tutta la Camera del lavoro al corteo), associazionismo, centri sociali… Ma quale ponte con quei ragazzi che ancora alle 19 camminavano in centinaia lungo Melchiorre Gioia, incapaci di fermarsi?

Moni Ovadia, ricordava ieri quando i clandestini erano gli italiani e dice che dovremmo dire grazie a questi ragazzi piovuti come una benedizione. Intanto a Quarto Oggiaro il centro sociale Torchiera con la rete antifascista milanese metteva in scena “Cronache di resistenza”, musica, memoria, writing per ritessere la periferia. E in Corvetto, gruppi di giovani presentavano il loro hip-hop, nato nel meltin’ pot di uno dei quartieri più tosti della città grazie a un progetto uscito dai Contratti di quartiere e dal lavoro di educativa di strada. Tutta roba che la città istituzionale, quella del “tutti a casa la sera”, non vuole.

Ecco, forse bisogna ripartire da lì. Dal futuro.

Durante una festa il principe, istigato dalla bella e giovane compagna, urla contro le Winx lì presenti:

Guardie prendetele: sono streghe!

Stella (una delle Winx) scappando dagli inseguitori non si da pace e dice alle sue amiche:

Com’è possibile è bastato solo un attimo e ora per tutti siamo delle streghe?!

Intanto Valdemar (mago cattivo), che osserva da lontano la scena da lui ordita, esclama rivolto alle sue complici:

Guardate: la menzogna e la paura sono più forti di qualsiasi incantesimo oscuro…

(tratto da Winx, episodio del 17 settembre)

( da Controcorrentesatirica)

Con colpevolissimo ritardo do una notizia splendida: sono stato premiato con un meme!

Voi vi chiederete cosa sia: non lo sapevo nemmeno io fino a quando Valeria non mi ha premiato.

Così copio la spiegazione data da Valeria stessa:

Un meme è un’idea, un concetto, un segmento di significato passa da un individuo all’altro come un contagio, per imitazione e nel passare muta e insieme si conserva, come un virus.

Una filastrocca, una barzelletta, un pregiudizio, sì, ma anche un pensiero critico, un’idea, una bella musica, i versi di una poesia, un’informazione.

Mi sembra molto adatto alla blogosfera: si creano legami, fili virtuali ma tenaci attraverso cui ci si scambia riflessioni, notizie, pensieri, conoscenza reciproca.

Questa idea viene tradotta quindi sulla blogosfesra in un premio: il “Brillant weblog“. In parole povere si fa un elenco dei propri blog preferiti e questo elenco forma un meme: ossia una splendida idea da far girare.

Continuo a citare Valeria: “Il Brillante weblog è un premio assegnato ai siti e i blog che risaltano per la loro brillantezza sia per quanto riguarda i temi che per il design. Lo scopo è quello di promuovere tutti nella blogosfera mondiale!

Le regole:

– al ricevimento del premio, bisogna scrivere un post mostrando il premio e citare il nome di chi ti ha premiato mostrando il link del suo blog;

– scegli un minimo di 7 blog (o di più) che credi siano brillanti nei loro temi o nel loro design. Esibisci il loro nome e il loro link e avvisali che hanno ottenuto il Premio “Brillante Weblog”.

– (facoltativo) esibire la foto (il profilo) di chi ti ha premiato e di chi viene premiato nel tuo blog.

Non mi aspettavo certo di essere inserito nell’elenco memico di Valeria: è incredibile che a premiarmi sia stata proprio una blogger che io leggo come fonte di riflessione e approfondimento.

E cosa ancora piu incredibile è la motivazione che lei ha addotto:

Fauno silvestre perché ha il dono di arrivare al cuore dei problemi con una semplicità che gli invidio e basta leggere questo post per capire cosa intendo

Fatemi gongolare un po.

Tu du duuuu, tu du duuuu” (canzoncina con balletto  – non visibile da voi – annesso)

Ancora un po di gongolamento.

Tu du duuu, tu duu duuuu”  (idem come sopra).

Ora pero la parte piu difficile del premio: fare l’elenco dei propri blog preferiti!

E qui sta il bello: a chi lo do?

Il dubbio è amletico in quanto da un lato non sono un lettore assiduo di alcuni blog in particolare ma sono un cazzeggione del blog… dall’altro lato tra i miei blog preferiti ci sarebbe proprio quello che mi ha premiato (e che non posso ripremiare a mia volta) e un’altro blog che ha già vinto il premio (come il Nuvole e lenzuola di Annì!)

I pretendenti sono tanti ma mio malgrado farò la mia personale classifica:

1) Francesco Pietanza: per il suo impegno, per la sua alta riflessione politica, per il suo coraggio nel mettere faccia-cervello-cuore in quello che dice e fa.

2) Posturanismo: per la capacità di intepretare i bisogni e le idee della gente, per il suo coraggio nel fare outing su un palco o ad un congresso, per il suo amore per Mola di Bari (nonostante tutto…)

3) Sergio Bontempelli (qui): per l’impegno a favore degli ultimi e dei migranti, per la capacità di smascherare le mistificazioni e i luoghi comuni messi in piedi dai mezzi di comunicazione

4) No blogo: per l’indignazione, la forza, l’acume con la quale si batte contro ogni razzismo, contro la xenofobia

5) Vecchi Froci: per la poesia sottile e la malinconica ironia con la quale racconta il mondo visto dagli occhi di un vecchio frocio

6) SucarDrom: perché da voce e forza a chi non l’ha: Rom e Sinti

7) Mancio: perchè nonostante tutti gli dicano di essere meno logorroico e di mettere meno puntini, lui continua a scrivere ciò che pensa, ciò che non gli va. E, soprattutto, non smette mai di leggere e commentare anche quello che gli altri dicono e pensano.

BLOG VIDEO

1) Donna cecena: per i video introvabili, i documentari d’annata, le traduzioni dal francese, la profondità dei temi, la poesia delle sue produzioni.

BLOG GRAFICI

1) Patuono: perché è difficile rimanere a lungo lontani dalle storie esilaranti di Super K & Co.

FOTO

1) Gli scatti del Pierre: anche se non pubblica da un pò, ha uno splendido tocco ed è un grande ritrattista (chissà con una macchina migliore…)

SITI

1) Santacittarama: “il giardino del cuore sereno”: per gli insegnamenti sulla meditazione Buddhista

2) Casa del popolo: per il loro lavoro

3) Oradistelle: per avermi indirizzato per prima sulla strada degli Haiku… e aver dato il là ad una splendida amicizia.

4) Manga ed anime: per tutte le puntate dei miei anime preferiti tradotti dal giapponese

PS: non ho volutamente inserito i vari MySpace perché spesso sono pagine riservate al dialogo con i propri intimi e non mi par gentile rendere pubblici i loro discorsi ^_^

Due giorni fa al Tg1 la notizia di un bambino rom di Milano “mandato a rubare dai genitori”, fermato 47 volte, portato in comunità da cui scappa. E poi il gesto altruistico dei carabinieri che all’ennesimo arresto, per uno scippo, al dodicenne che li diceva “ho fame” hanno offerto il pranzo in mensa, con loro.
(per una lettura critica leggete qui)

Due giorni fa al Tg1 non hanno parlato però della famiglia Campos (padre, madre, tre figli di cui due minorenni) che a Bussolengo (Vr) è stata fermata in un parcheggio e portata in caserma dove sono stati condotti in celle sotterrane: pestati ogni quarto d’ora, le teste immerse in secchi di acqua gelata, denudati, ripresi con il cellulare mentre gli si chiedeva del sesso orale da carabinieri che si definivano “orgogliosi razzisti”.

Ed ora i genitori sono processati per direttissima perché nella versione dei carabinieri tutto questo non compare ma risulta una “resistenza ed aggressione a pubblico ufficiale”.

La signora Campos ha lividi ovunque, il figlio più piccolo ha perso tre denti, il più grande ha lesioni sulle spalle ed una prognosi di 8 giorni (foto sopra). Il padre picchiato per giorni fino alla data del processo, picchiato anche nella camionetta che lo portava al tribunale affinchè non denunciasse l’accaduto.

Giusto per capirci: quali sarebbero gli eroi?

(tratta da Het Parool)

Approvato il nuovo DDL contro la prostituzione: da ora le prostitute potranno non solo essere sfruttate, picchiate, violentate ed infine espulse se clandestine. Ora possono anche essere arrestate.

Mi fa orrore, non comprendo chi vende il proprio corpo. Ma mi rendo conto che è  un  fenomeno che esiste e che purtroppo non può essere debellato, come la droga” ha affermato il Ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna (nella foto sopra e qui scaricabile)

Ci voleva Carla Corso, una delle fondatrici del Comitato dei Diritti delle Prostitute, per rispondere alla ministra  «eppure la signora ha usato il suo corpo per arrivare dove è arrivata, facendo calendari: basta aprire internet per vedere le sue grazie»

Già fatto, grazie!

Visto che il blog di Fauno Silvestre troppo spesso rischia di essere barboso e triste vi posto uno splendido scherzo telefonico fatto da un amico (la cui identità deve rimanere segreta) ad un centro estetico del mio paesino: Turi.

Buon divertimento con il portaborse dell’Onorevole Carlucci!

N.B: ad un certo punto sentirete parlare di Largo Pozzi: è una piazza del paese usata come parcheggio per le auto….

settembre: 2008
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