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Il governo Berlusconi riduce pesantemente gli organici scolastici e le ore di lezione, taglia le retribuzioni, taglia gli stanziamenti, immagina classi di 30 alunni e classi separate per immigrati, privatizza l’università ( cosa che esaspererà le logiche baronali ), taglia la ricerca creando precari a vita e rendendo dipendente la didattica dai capitali privati, instaura la logica classista dei centri di eccellenza ovvero le università per i ricchi: il tutto nell’interesse dei più privilegiati e a scapito della democrazia, che si basa sull’istruzione, ovvero sulla cultura e sulla critica. L’istruzione alimenta il dubbio e la curiosità: dev’essere di tutti, come vuole la Costituzione, in modo che dalla scuola escano cittadini, non sudditi.

Una scuola autoritaria prepara a una società autoritaria.

Daniele Luttazzi

Ringrazio il mio amico Louis per avermi segnalato questo spezzone della puntata di Ballarò che posto qui sotto. Il servizio (girato anche nei corridoi della nostra UniBa) mostra magnificamente il futuro prossimo dell’Università pubblica.

Questo brano è stato tratto da “L’età contemporanea” di Peppino Ortoleva – Marco Revelli, Edizioni Scolastiche Bruno Mondadori – pg 592)

Nazionalismo e razzismo

Nel corso degli anni ottanta e novanta (dell’Ottocento) apparvero contemporaneamente in diversi paesi europei nuovi movimenti politici. […] Ciò che univa l’insieme di questi movimenti e ne faceva un modello nuovo di organizzazione di massa era il nazionalismo esasperato e il violento odio antiebraico. […]

Il carattere razziale che veniva attribuito all’identità nazionale andava oltre i confini degli stati nazionali. Il nazionalismo portava questi movimenti alla rivendicazione di un’unificazione totale dei gruppi etnici (così il nazionalismo tedesco diveniva “pangermanesimo” e il nazionalismo russo “panslavismo”) e quindi tendeva a unire tra loro diverse nazionalità che si supponevano congiunte in un’unica stirpe: sempre di più in quegli stessi gruppi si sottolineava il peso di una comune identità europea o bianca o caucasica (con termine razzista pseudo scientifico), contro gli ebrei e i popoli asiatici e africani oggetto della colonizzazione.

Sviluppo estremo del nazionalismo, questi movimenti sciovinisti ne segnavano in un certo senso anche la fine in quanto indicavano come sbocco del movimento nazionale non più lo stato nazione ottocentesco, ma una sorta di grande comunità di stirpe unita più dall’odio per gli estranei alla stirpe stessa (gli ebrei nel suo seno, i popoli colonizzati all’esterno) che da una reale identità comune.

In questa versione del nazionalismo la Storia cessava di essere centro unificante della nazione e cedeva il posto al “sangue”, a un’impalpabile unità biologica che poi, paradossalmente, coincideva sempre con il ceppo linguistico.


Questa è un piccolo sunto delle origini (e dei paradossi interni) del movimento razzista e nazionalista che sorse alla fine dell’Ottocento. Quello che ancora oggi, travestito in mille modi, mostra i suoi effetti nel nostro paese.

Io a tutto questo preferisco, naturalmente, gli splendidi esempi di multiCULtura presenti in questo video.

da l’Espresso

La mattina del due ottobre scorso, il professor Adolfo Parmaliana è salito sulla sua Bmw 320 e ha raggiunto un viadotto dell’autostrada Messina-Palermo. Poi è sceso dall’auto e si è gettato nel vuoto, schiantandosi dopo essere precipitato per 35 metri. Un suicidio che ha fatto molto clamore, non solo in Sicilia ma nell’Italia intera: sia per il profilo di chi lo ha messo in atto, sia per le ragioni che lo hanno causato. Parmaliana, infatti, era uno stimato docente di Chimica industriale.

Ma anche un feroce accusatore di quell’intreccio affaristico-mafioso che spadroneggiava a Terme Vigliatore, paesino di sette mila abitanti senza caserma dei Carabinieri.
Anche grazie alle sue denunce, il consiglio comunale è stato sciolto nel dicembre 2005. Ma il lieto fine, per Parmaliana, non è mai arrivato.

Al contrario, il suo coraggio ha riscosso l’indifferenza, il disprezzo di chi vive di disonestà. E sul fronte della magistratura, le cose non sono andate meglio. Le indagini partite dalle sue indicazioni si sono arenate, una dopo l’altra. Finché si è giunti al paradosso: una denuncia per diffamazione recapitata allo stesso Parmaliana. A quel punto, il professore si è sentito braccato. E come gesto estremo, di fronte a un potere troppo forte, si è tolto la vita. Lasciando dietro di sé, però, due tracce importanti.

La prima è un dossier, attualmente al vaglio della procura di Reggio Calabria (competente sui magistrati messinesi). La seconda è una lettera di quattro pagine, trovata sul tavolo del suo studio. Un documento di straordinaria forza e drammaticità rivolto alla pubblica opinione, ai suoi familiari, agli amici più cari. Parole scritte a penna sotto al titolo La mia ultima lettera, che ‘L’espresso’ pubblica qui in esclusiva.

La Magistratura barcellonese/messinese vorrebbe mettermi alla gogna vorrebbe umiliarmi, delegittimarmi, mi sta dando la caccia perché ho osato fare il mio dovere di cittadino denunciando il malaffare, la mafia, le connivenze, le coperture e le complicità di rappresentanti dello Stato corrotti e deviati. Non posso consentire a questi soggetti di offendere la mia dignità di uomo, di padre, di marito di servitore dello Stato e docente universitario.

Non posso consentire a questi soggetti di farsi gioco di me e di sporcare la mia immagine, non posso consentire che il mio nome appaia sul giornale alla stessa stregua di quello di un delinquente. Hanno deciso di schiacciarmi, di annientarmi.

Non glielo consentirò, rivendico con forza la mia storia, il mio coraggio e la mia indipendenza. Sono un uomo libero che in maniera determinata si sottare al massacro ed agli agguati che il sistema sopraindicato vorrebbe tendergli.

Chiedete all’Avv.to Mariella Cicero le ragioni del mio gesto, il dramma che ho vissuto nelle ultime settimane, chiedetelo al senatore Beppe Lumia chiedetelo al Maggiore Cristaldi, chiedetelo all’Avv.to Fabio Repici, chiedetelo a mio fratello Biagio. Loro hanno tutti gli elementi e tutti i documenti necessari per farvi conoscere questa storia: la genesi, le cause, gli accadimenti e le ritorsioni che sto subendo.

Mi hanno tolto la serenità, la pace, la tranquillità, la forza fisica e mentale. Mi hanno tolto la gioia di vivere. Non riesco a pensare ad altro. Chiedo perdono a tutti per un gesto che non avrei pensato mai di dover compiere.

Ai miei amati figli Gilda e Basilio, Gilduzza e Basy, luce ed orgoglio della mia vita, raccomando di essere uniti, forti, di non lasciarsi travolgere dai fatti negativi di non sconfortarsi, di studiare, di qualificarsi, di non arrendersi mai, di non essere troppo idealisti, di perdonarmi e di capire il mio stato d’animo: Vi guiderò con il pensiero, con tanto amore, pregherò per voi, gioirò e soffrirò con voi.

Alla mia amatissima compagna di vita, alla mia Cettina, donna forte, coraggiosa, dolce, bella e comprensiva: ti chiedo di fare uno sforzo in più, di non piangere, di essere ancora più forte e di guidare i ns figli ancora con più amore, di essere più buona e più tenace di quanto non lo sia stato io.

Ai miei fratelli, Biagio ed Emilio, chiedo di volersi sempre bene, di non dimenticarsi di me: vi ho voluto sempre bene, vi chiedo di assistere con cura e amore i ns genitori che ne hanno tanto bisogno. Alla mia bella mamma ed al mio straordinario papà: vi voglio tanto bene, vi mando un abbraccio forte, vi porto sempre nel mio cuore, siete una forza della natura, mi avete dato tanto di più di quanto meritavo. A tutti i miei parenti, ai miei cognati, ai miei zii, ai miei cugini, ai miei nipoti, a mia suocera: vi chiedo di stare vicini a Gilda, a Basilio ed a Cettina. Vi chiedo di sorreggerli.

Ai miei amici sarò sempre grato per la loro vicinanza, per il loro affetto, per aver trascorso tante ore felici e spensierate. Alla mia università, ai miei studenti, ai miei collaboratori ed alle mie collaboratrici sarò sempre grato per la cura e la pazienza manifestatemi ogni giorno. Grazie. Quella era 1° mia vita. Ho trascorso 30 anni bellissimi dentro l’università innamorato ed entusiasta della mia attività di docente universitario e di ricercatore.
I progetti di ricerca, la ricerca del nuovo, erano la mia vita. Quanti giovani studenti ho condotto alla laurea. Quanti bei ricordi.

Ora un clan mi ha voluto togliere le cose più belle: la felicità, la gioia di vivere, la mia famiglia, la voglia di fare, la forza per guardare avanti.

Mi sento un uomo finito, distrutto. Vi prego di ricordarmi con un sorriso, con una preghiera, con un gesto di affetto, con un fiore. Se a qualcuno ho fatto del male chiedo umilmente di volermi perdonare.

Ho avuto tanto dalla vita. Poi, a 50 anni, ho perso la serenità per scelta di una magistratura che ha deciso di gambizzarmi moralmente. Questo sistema l’ho combattuto in tutte le sedi istituzionali. Ora sono esausto, non ho più energie per farlo e me ne vado in silenzio. Alcuni dovranno avere qualche rimorso, evidentemente il rimorso di aver ingannato un uomo che ha creduto ciecamente, sbagliando, nelle istituzioni.

Un abbraccio forte, forte da un uomo che fino ad alcuni mesi addietro sorrideva alla vita.

Cazzo…

Un’intervista a Berlusconi per il suo compleanno (72 anni). Non era in giacca e cravatta ma aveva una maglia scura: mi ha fatto impressione. La faccia tirata ed il collo da vecchio. 

Ho pensato a questo vecchiaccio pieno di soldi, capelli trapiantati, botulino.
E questo vecchiaccio mi ha fatto pena. Sì: mi ha fatto proprio pena.

Questo è ciò che direbbe a tal proposito Ajhan Sumedho, un monaco buddhista theravada, con la sua semplicità e ironia.

Le conseguenze dell’azione

Possiamo spiegare il kamma anche in questo modo: “Se compi buone azioni, ottieni un buon risultato. Se compi cattive azioni, ottieni un cattivo risultato”.

Ma la gente non sa con certezza come interpretare questa legge. Probabilmente dice: “Conosco un tizio veramente cattivo, uno che imbroglia, mente e ruba, eppure è molto ricco. Vive in una splendida casa, possiede tutte le cose materiali che desidera, eppure è un gangster. Ammettiamo che sia vera la legge del kamma, che le buone azioni producano risultati positivi, e le cattive azioni risultati negativi; allora perché non sta soffrendo? Perché possiede tutte quelle splendide cose e, a quanto pare, non viene acciuffato?”.

Apparentemente, sta ottenendo risultati positivi dalle cattive azioni compiute. Forse pensate che, dato che possiede una grossa auto, una bellissima casa e un mucchio di soldi sia, in un modo o nell’altro, una persona felice. Ma se voi foste stati un ladro o un assassino, vi rendereste conto che sono i ricordi di ciò che avete fatto i risultati del kamma.

Pur possedendo una casa accogliente e oggetti magnifici, non potete non ricordare come siete venuti in possesso di tutto ciò, di quante persone avete approfittato, a quanti avete mentito, e così via. Pensate che vi sentireste felici e sicuri seduti nel vostro salotto elegante? Pensate a cosa sono costretti a fare i criminali: passano il tempo a bere, a prendere sedativi, hanno allarmi antifurto, vivono con enormi cani ringhianti e guardie del corpo. Ovunque si trovino, debbono rimanere in incognito e agire con circospezione.

Pensate alla vostra esperienza. Se dite una bugia o fate un pettegolezzo su qualcuno o vi appropriate di qualcosa, quando vi sedete e meditate, ciò che avete fatto vi fa sentire bene? Oppure è qualcosa di cui non vorreste neppure sentir parlare, che vorreste dimenticare?

Dovremmo tenere a mente che siamo costretti a ricordarci qualsiasi cosa facciamo. Se compiamo cattive azioni, avremo brutti ricordi; se compiamo buone azioni, avremo bei ricordi. Si tratta semplicemente di questo.

Se fate cose buone, se siete gentili e generosi e sedete in meditazione, vi verrà in mente: “Ho appena aiutato qualcuno; ho fatto qualcosa di buono”. Quella che provate è una sensazione di felicità che è di aiuto alla meditazione. Vi coglie una sorta di gioia, di rapimento che deriva dalla riflessione sulle buone azioni compiute; è uno dei fattori dell’illuminazione.

Questo è il genere di kamma che potete dimostrare a voi stessi, non perché crediate alle mie parole, ma perché osservate e riflettete come opera nella vostra vita.

(tratto da “Il Kamma e la rinascita” )

(tratto da “Dice lo Zen ” di Tsai Chih Chung)

Visti tutti gli incoraggiamenti ricevuti nei commenti al mio post in cui parlavo della mia sogno da decathleta ho deciso di dare ascolto a tutti (tranne a FabEr che parlava di una mia presunta salute cagionevole).

Dunque ho deciso: inizierò ad allenarmi per le prossime Olimpiadi!

(Primo giorno di allenamento di Fauno Silvestre)

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