Un’intervista a Berlusconi per il suo compleanno (72 anni). Non era in giacca e cravatta ma aveva una maglia scura: mi ha fatto impressione. La faccia tirata ed il collo da vecchio. 

Ho pensato a questo vecchiaccio pieno di soldi, capelli trapiantati, botulino.
E questo vecchiaccio mi ha fatto pena. Sì: mi ha fatto proprio pena.

Questo è ciò che direbbe a tal proposito Ajhan Sumedho, un monaco buddhista theravada, con la sua semplicità e ironia.

Le conseguenze dell’azione

Possiamo spiegare il kamma anche in questo modo: “Se compi buone azioni, ottieni un buon risultato. Se compi cattive azioni, ottieni un cattivo risultato”.

Ma la gente non sa con certezza come interpretare questa legge. Probabilmente dice: “Conosco un tizio veramente cattivo, uno che imbroglia, mente e ruba, eppure è molto ricco. Vive in una splendida casa, possiede tutte le cose materiali che desidera, eppure è un gangster. Ammettiamo che sia vera la legge del kamma, che le buone azioni producano risultati positivi, e le cattive azioni risultati negativi; allora perché non sta soffrendo? Perché possiede tutte quelle splendide cose e, a quanto pare, non viene acciuffato?”.

Apparentemente, sta ottenendo risultati positivi dalle cattive azioni compiute. Forse pensate che, dato che possiede una grossa auto, una bellissima casa e un mucchio di soldi sia, in un modo o nell’altro, una persona felice. Ma se voi foste stati un ladro o un assassino, vi rendereste conto che sono i ricordi di ciò che avete fatto i risultati del kamma.

Pur possedendo una casa accogliente e oggetti magnifici, non potete non ricordare come siete venuti in possesso di tutto ciò, di quante persone avete approfittato, a quanti avete mentito, e così via. Pensate che vi sentireste felici e sicuri seduti nel vostro salotto elegante? Pensate a cosa sono costretti a fare i criminali: passano il tempo a bere, a prendere sedativi, hanno allarmi antifurto, vivono con enormi cani ringhianti e guardie del corpo. Ovunque si trovino, debbono rimanere in incognito e agire con circospezione.

Pensate alla vostra esperienza. Se dite una bugia o fate un pettegolezzo su qualcuno o vi appropriate di qualcosa, quando vi sedete e meditate, ciò che avete fatto vi fa sentire bene? Oppure è qualcosa di cui non vorreste neppure sentir parlare, che vorreste dimenticare?

Dovremmo tenere a mente che siamo costretti a ricordarci qualsiasi cosa facciamo. Se compiamo cattive azioni, avremo brutti ricordi; se compiamo buone azioni, avremo bei ricordi. Si tratta semplicemente di questo.

Se fate cose buone, se siete gentili e generosi e sedete in meditazione, vi verrà in mente: “Ho appena aiutato qualcuno; ho fatto qualcosa di buono”. Quella che provate è una sensazione di felicità che è di aiuto alla meditazione. Vi coglie una sorta di gioia, di rapimento che deriva dalla riflessione sulle buone azioni compiute; è uno dei fattori dell’illuminazione.

Questo è il genere di kamma che potete dimostrare a voi stessi, non perché crediate alle mie parole, ma perché osservate e riflettete come opera nella vostra vita.

(tratto da “Il Kamma e la rinascita” )

(tratto da “Dice lo Zen ” di Tsai Chih Chung)

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