di Carmen Yanez

Vado verso i favi del passato
è permesso questo sapore a tavola?
Si può frugare nei sogni,
piano, senza rovinare il velluto che copre
il principio di tutto, amorosamente

senza destare dolori sopiti
e portare via solo il miele?
Posso parlare della vita e della morte.
Io che ho annusato in giro la paura.
I miei amici, i morti
così presenti in questo vino condiviso,
tra la tua risata e le mie lacrime
mentre ricostruiamo la scena,
mettiamo insieme i pezzi, il calice rotto.
Tutto ciò che è stato versato

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Che Berlusconi fosse un porco l’avevamo capito tutti, ben prima che alla cronaca balzassero i festini suoi e dei suoi uomini, alla Bertolaso per intenderci.
Non mi stupisce quindi aver sentito la frase sulle “belle ragazze albanesi” da lui, nè tanto meno mi sorprende l’abbia pronunciata durante un incontro internazionale. Resto allibito, ancora una volta, dall’assoluto silenzio che ha fatto seguito in Italia a questa dichiarazione intrisa di misoginia, razzismo, trivialità e crudeltà.
Posto qui una lettera perfetta inviata al nostro premier (e in realtà a tutti gli italiani), tramite le pagine di Repubblica, da
Elvira Dones scrittrice-giornalista albanese.

*****

Dalla scrittrice albanese Elvira Dones riceviamo questa lettera aperta al premier Silvio Berlusconi in merito alla battuta del Cavaliere sulle “belle ragazze albanesi”. In visita a Tirana, durante l’incontro con Berisha, il premier ha attaccato gli scafisti e ha chiesto più vigilanza all’Albania. Poi ha aggiunto: “Faremo eccezioni soloper chi porta belle ragazze”.

“Egregio Signor Presidente del Consiglio,

le scrivo su un giornale che lei non legge, eppure qualche parola gliela devo, perché venerdì il suo disinvolto senso dello humor ha toccato persone a me molto care: “le belle ragazze albanesi”. Mentre il premier del mio paese d’origine, Sali Berisha, confermava l’impegno del suo esecutivo nella lotta agli scafisti, lei ha puntualizzato che “per chi porta belle ragazze possiamo fare un’eccezione“.

Io quelle “belle ragazze” le ho incontrate, ne ho incontrate a decine, di notte e di giorno, di nascosto dai loro magnaccia, le ho seguite da Garbagnate Milanese fino in Sicilia. Mi hanno raccontato sprazzi delle loro vite violate, strozzate, devastate. A “Stella” i suoi padroni avevano inciso sullo stomaco una parola: puttana. Era una bella ragazza con un difetto: rapita in Albania e trasportata in Italia, si rifiutava di andare sul marciapiede. Dopo un mese di stupri collettivi ad opera di magnaccia albanesi e soci italiani, le toccò piegarsi. Conobbe i marciapiedi del Piemonte, del Lazio, della Liguria, e chissà quanti altri. E’ solo allora  –  tre anni più tardi  –  che le incisero la sua professione sulla pancia: così, per gioco o per sfizio.

Ai tempi era una bella ragazza, sì. Oggi è solo un rifiuto della società, non si innamorerà mai più, non diventerà mai madre e nonna. Quel puttana sulla pancia le ha cancellato ogni barlume di speranza e di fiducia nell’uomo, il massacro dei clienti e dei protettori le ha distrutto l’utero.

Sulle “belle ragazze” scrissi un romanzo, pubblicato in Italia con il titolo Sole bruciato. Anni più tardi girai un documentario per la tivù svizzera: andai in cerca di un’altra bella ragazza, si chiamava Brunilda, suo padre mi aveva pregato in lacrime di indagare su di lei. Era un padre come tanti altri padri albanesi ai quali erano scomparse le figlie, rapite, mutilate, appese a testa in giù in macellerie dismesse se osavano ribellarsi. Era un padre come lei, Presidente, solo meno fortunato. E ancora oggi il padre di Brunilda non accetta che sua figlia sia morta per sempre, affogata in mare o giustiziata in qualche angolo di periferia. Lui continua a sperare, sogna il miracolo. E’ una storia lunga, Presidente… Ma se sapessi di poter contare sulla sua attenzione, le invierei una copia del mio libro, o le spedirei il documentario, o farei volentieri due chiacchiere con lei. Ma l’avviso, signor Presidente: alle battute rispondo, non le ingoio.

In nome di ogni Stella, Bianca, Brunilda e delle loro famiglie queste poche righe gliele dovevo. In questi vent’anni di difficile transizione l’Albania s’è inflitta molte sofferenze e molte ferite con le sue stesse mani, ma nel popolo albanese cresce anche la voglia di poter finalmente camminare a spalle dritte e testa alta. L’Albania non ha più pazienza né comprensione per le umiliazioni gratuite. Credo che se lei la smettesse di considerare i drammi umani come materiale per battutacce da bar a tarda ora, non avrebbe che da guadagnarci.

* Elvira Dones, scrittrice-giornalista
.
Nata a Durazzo nel 1960, si è laureata in Lettere albanesi e inglesi all’Università di Tirana. Emigrata dal suo Paese prima della caduta del Muro di Berlino, dal 1988 al 2004 ha vissuto e lavorato in Svizzera. Attualmente risiede negli Stati Uniti, dove alla narrativa alterna il lavoro di giornalista e sceneggiatrice.

da Repubblica – 15 febbraio 2010

“Non è sufficiente denunciare il razzismo, bisogna spiegare perché e come gruppi ed individui arrivino a credere ad una tale rapprsentazione (e a renderla operante nell’azione sociale, politica e culturale).

Il razzismo, come la cultura e l’etnia, è una costruzione culturale e per sbarazzarsene non basta argomentare che le razze non hanno alcuna consistenza dal punto di vista scientifico: al ricercatore spetta il compito di rendere conto dei termini della sua costruzione e del suo funzionamento.

Per quanto infondata sul piano scientifico, la nozione di razza funziona come una rappresentazione sociale efficace.  Come osserva Colette Guillaumin, il razzismo non ha alcun rapporto con la realtà dei fatti, non sono dei fatti a generarlo, ma un universo immaginario le cui esigenze possono radicarsi nella verità come nell’errore

Renè Gallissot

Di certo non mi aspetto che un Maroni possa voler dar conto delle esigenze profonde cui la gente dà risposta attraverso il razzismo. E’ su quelle esigenze che si basa il suo potere, quello della Lega, quello della ‘ndrangheta.

Ma sta a noi analizzare, capire, tradurre e (soprattutto) provare a risolvere le esigenze non risolte e degenerate che danno vita al razzismo di cui sono vittima i migranti di Rosarno. O gli abitanti di Baghdad.


– Nel rifugio-lager di Rosarno: “Viviamo tra i topi e la paura” (inchiesta)
– I terroristi eravamo noi. Parola di reduce dall’Iraq  (video)

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Tg1: senza parole

Mario Tozzi – Geologo Cnr


“Sui terremoti puoi agire solo nei termini di prevenzione.
Prevenire significa costruire meglio o risanare quello che è costruito male. Quella era una zona pericolosa e lo si sapeva. Solo il 25% delle abitazioni sono costruite in maniera antisismica: che vogliamo fare aspettare di fare il ‘ponte’ o mettere i soldi per mettere i soldi per queste cose?
Quando si parla di piani casa, di grandi opere… la grande opera di cui abbiamo bisogno è portare fuori il Paese dal rischio naturale”.

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Questo è il trailer di un bellissimo documentario (ricco di humor) realizzato da Gustav Hofer e Luca Ragazzi, “Improvvisamente l’inverno scorso“, edito da Ponte delle Grazie e venduto (a 19 euro) in un cofanetto assieme al libro.

Il documentario – che ha conquistato la Berlinale dello scorso anno – ripercorre la storia che dai Pacs, ha portato ai Dico ai DoDoRe e poi al nulla.

Come scrive Il Venerdì di Repubblica:
realizzato con pochissimi fondi, commentato da Veronica Pivetti, è zeppo di curiose interviste, benedetto dal senso dell’umorismo anche quando è patente l’omofobia di buona parte degli intervistati. Quanto al libro, non è solo un diario del cinediario ma un piccolo, informato manualetto sulla realtà italiana e internazionale in materia”

Una bella notizia. Certo è meno bello pensare che i sottotitoli in inglese che si vedono sotto il video sono la traduzione con la quale questo documentario sta girando il mondo (addirittura verrà proiettato in Thailandia) ma non ha ancora trovato un distributore per le sale italiane.

Però è un segnale incoraggiante, come l’altra nuws incoraggiante che ho copincollato qui sotto: nel nostro profondo (profondissimo) Sud, un comune – Polistena, provincia di Reggio Calabria– si è dichiarato “amico dei gay e delle lesbiche“.

Da non crederci, vero?

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POLISTENA E’ IL PRIMO COMUNE
AMICO DEI GAY

ROMA – Polistena, in provincia di Reggio Calabria, è il primo comune italiano a dichiararsi “amico dei gay”.

Lo rende noto l’Arcigay
. Il comune calabrese, governato da una maggioranza di centrosinistra, ha infatti approvato ieri sera all’unanimità un regolamento contro le discriminazioni ai lgbt (lesbiche, gay, bisessuali, transgender), proposto dal consigliere Massimo Frana (Pd).

L’atto “costituisce – precisa l’Arcigay – un importante impegno nell’affermazione di una società plurale dove la diversità diventa valore aggiunto e non stigma sociale”. Il regolamento disciplina vari ambiti della vita dell’ individuo finora relegati alla sfera privata, “individuando un interesse pubblico di tutela e rispetto delle persone omosessuali, come il lavoro, la salute”.

Sollecita, inoltre, il Consiglio Regionale affinché doti la Calabria di strumenti normativi che possano garantire il rispetto delle persone lgbt. “Questo risultato – ha commentato Frana – è sorprendente per un piccolo comune di provincia del mezzogiorno, ma è il frutto della capacità di relazione e dialogo che abbiamo costruito in molti anni”.

Per il presidente dell’Arcigay, Aurelio Mancuso, “Polistena fa un passo di eccellenza, in un panorama politico nazionale che ignora qualsiasi forma di tutela delle persone lgbt. Invitiamo tutti i comuni di provincia a prendere esempio da Polistena per ridare un riconoscimento pubblico alla dignità e alla felicità di milioni di gay, lesbiche e bisessuali che vivono lontano dalle città”.

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D’altro canto non dobbiamo abbassare la guardia rispetto ad altre notizie – assolutamente sconfortanti – come quelle che trovate a questo link.

Alcuni titoli
:
Spedizioni anti-gay ad Udine e Pordenone
Il Vaticano contro la moratoria Onu per depenalizzare il reato di omosessualità
Ragazza lesbica picchiata a Napoli

La situazione non è eccezionale in Italia sul fronte dei diritti individuali, lo sappiamo. Ma proprio per questo dobbiamo sostenere chi con humor, amore e fantasia lavora ogni giorno per cambiare il senso comune delle cose, per trasformare (aprendole a nuovi orizzonti) le menti- i cuori – le anime delel persone ingrigite e annebbiate da ignoranza e pregiudizi.

Ecco quindi che vi lascio con un altro “brano” del film/libro e con il consiglio di andare sul sito ufficiale dove potete trovarea anche la puntata (di 24 minuti) delle “Invasioni barbariche” in cui i due registi hanno presentato il loro documentario, ed in cui viene mostrato il trailer anche di un altro film – altrettanto bello –  “Un altro pianeta” di Tummolini.

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Perchè la Sinistra in Italia è divisa? Perchè Vendola è uscito da Rifondazione, Rifondazione non sta con Sinistra Democratica, I Comunisti Italiani si riavvicinano a Sinistra Critica?

Per favore non pensate subito: “perchè sono le solite cagate dei nostri politici”.

Leggete questo articolo che spiega (secondo me abbastanza bene) un pò di queste questioni che sono sicuramente più interessanti e importanti di quel che possa sembrare.

Certo questo articolo non spiega tutto, ma penso possa essere un buono spunto sul quale potremmo discutere.

(Ho linkato alle parole meno chiare – o per le quali era necessario un approfondimento – delle pagine chiarificatrici tratte da wiki e altre fonti)

Buona lettura a tutti .

Fauno Silvestre
che spesso non sa dire se sia socialista/comunista/socialdemocratico/anarchico o cazzeggista.. ma crede nella democrazia partecipata, nell’uguaglianza, nella libertà, nella pace, nell’amore, nella solidarietà, nell’ambiente, nell’arte, nella fantasia, nella ricerca scientifica, nella molteplicità di culture ed esperienze.

sinistra-europea


Ferrero: «La sinistra anticapitalista unita. Nel gruppo del Gue»

Tratto da Liberazione, 08-03-2009 – Checchino Antonini

«Stiamo lavorando per un accordo di tutta la sinistra radicale e comunista, per una lista unitaria tra Rifondazione, il Pdci, Sinistra critica e gli altri movimenti. Non si può fare invece una lista così slavata da non sapere dove andrà in Europa o da non avere contenuti chiari. Ad esempio i socialisti in questi anni hanno detto cose diverse dalle nostre».

Prima di entrare al teatro Carcano di Milano, che ospitava l’iniziativa di Rifondazione per presentare il programma della Sinistra europea, Paolo Ferrero invia un messaggio – via agenzie – all’assemblea di Firenze. Poi, dal palco, spiegherà meglio, dirà che va bene una lista unitaria delle sinistre alle europee ma che vada nel Gue (il gruppo unitario della sinistra alternativa) e «non col compagno Craxi, che realizza quell’unità con la rinuncia ai simboli del movimento operaio. Non basta dirsi di sinistra in Italia e poi votare la Bolkestein a Strasburgo».

Prima di lui anche Vittorio Agnoletto, eurodeputato del Prc, dal palco del Carcano aveva interloquito con i convenuti a Firenze per ricordare gli sforzi per dirottare il gruppo socialista dall’iniziale fascinazione per la direttiva che avrebbe innalzato a 65 ore l’orario settimanale. O quella direttiva che porta il nome di Claudio Fava (segretario di Sd, ndr) per la quale se un padrone viene scoperto a sfruttare un migrante senza documenti viene condannato a pagargli le spese di espulsione.

«Così chi avrà mai il coraggio di denunciare il suo sfruttatore?», si chiede Agnoletto di fronte alle sei-settecento persone che hanno riempito il teatro per ascoltare una narrazione polifonica di esperienze di lotta e di elementi di programma.

Ospiti d’onore: i leader della Linke, Lothar Bisky, e del Synaspismos, Alexis Tsipras, introdotti dal responsabile esteri, Fabio Amato. Convitato di pietra: la crisi. Una crisi raccontata innanzitutto con le voci di una città dove in 250mila rischiano il posto e la cassa integrazione è aumentata del 251% quella ordinaria e del 145% quella straordinaria.

Ha spiegato il segretario provinciale Prc, Nello Patta, che Milano è un laboratorio dell’insicurezza (dai pogrom di Opera alle ronde) e di un blocco di potere composto da banche, multinazionali, poteri pubblici con alcune superfici di contatto con la finanza criminale. Un capitalismo di infima qualità che sta mettendo a rischio il 20% del residuo insediamento industriale.

Ma è una città capace di «nuovi segnali». Dalla resistenza dei 70 operai dell’Innse a quella delle lavoratrici Benetton, degli spazi sociali e degli antirazzisti che la sera prima hanno confinato una ronda padana sotto un ponte. Poi ci sono i gruppi di acquisto popolari di cui parla Luciana Maroni, e l’Onda, «scomparsa dai giornali ma non dalle università e attiva in Grecia e in Francia», dice Cristina Palmieri.

Storie che dicono «nulla di nuovo ma tanto di vero». Come quella di Nicoletta, sindacalista Sdl (Sindacato dei Lavoratori Intercategoriale, ndr), precaria della sanità pubblica, due figli, 1.300 euro e scadenza tra un anno.

Come quella di Mariangela Tognon, scodellatrice, ossia lavoratrice delle mense scolastiche comunali. «E’ una crisi che divide», spiega Marina Benuzzi, della Cgil, individuando nel contratto nazionale il luogo per la redistribuzione.

Crisi e resistenze raccontate soprattutto da donne perché non sfugga che la lotta al patriarcato non può essere scollegata a quella contro il capitalismo.

E se Anita Sonego, dell’Università delle donne, parte dalle istanze dei corpi sotto controllo (da quello di Eluana a quello dei migranti), Agnoletto fornisce altre cifre rivelatrici della magnitudo della crisi: +41% dei furti nei supermercati, +20% dei pignoramenti di immobili, +230% di chi ricorre alle lotterie.

E’ questo il quadro su cui deve calarsi il programma comune della Sinistra europea (venti partiti e altri 12 come osservatori). Perché la crisi «che è economica, ecologica, alimentare e di democrazia – dirà Ferrero – è il frutto della globalizzazione che ha puntato sulla finanziarizzazione dell’economia e sulla sistematica compressione dei salari». Per questo è impensabile uscire dalla crisi con i sacrifici, «sono stati i sacrifici a produrre la crisi».

La ricchezza c’è e va redistribuita. In 25 anni 150 miliardi di euro si sono spostati dal monte salari a quello dei profitti. «La crisi, allora, dovranno pagarla i ricchi», insiste il segretario di Rifondazione enunciando una piattaforma che va dal salario sociale per i disoccupati all’ampliamento della cassa integrazione (per pubblico e privato, stabili e precari), dal controllo pubblico del credito alla Tobin Tax, alle nazionalizzazioni per riconvertire l’economia.

Il livello europeo è evidente, è lì che si costruisce l’alternativa. E l’antiberlusconismo «urlato o no» non basta. L’accondiscendenza di Di Pietro alle grandi opere berlusconiane, l’ambiguità del Pd nella costruzione della guerra tra poveri non sono utili a bloccare il mix di razzismo, sessismo e clericalismo con cui le destre provano a unire ciò che disgregano con le loro politiche economiche. «La crisi del Pd è strategica», conclude Ferrero indicando nella produzione di forme di conflitto e di solidarietà la strada per la construzione della sinistra alternativa, «che non sia l’ala sinistra del Pd».

Il mio amico Donnacecena
mi ha consigliato il video seguente per dimostrarmi che
l’Italia [non] è un paese razzista.


Alla fine non ho potuto dargli torto..
.

Ma non contento, ho preferito rispondergli con un altro video:
un monologo di Ascanio Celestini.

Quindi ora, ditemi voi:
chi ha ragione tra
Fauno Silvestre e Donnacecena?

______________


Non c’è nulla –
i campi e le montagne
rubati dalla neve

(haiku di Naito Joso)

no mo yama mo/ yuki ni torarete / nani mo nashi

neve

_____________

Le pareti di internet sono tappezzate di scritte, come i muri e le mura delle nostre città.
Tra pubblicità e graffiti, ogni tanto capita di imbattersi in frasi (come quella qui sotto) capaci di interpretare perfettamente un momento:


VENNERO IN SELLA DUE GENDARMI
VENNERO IN SELLA CON LE ARMI,
CHIESERO AL MEDICO SE LI VICINO
FOSSE PASSATO UN CLANDESTINO…

Sempre nei pressi dele stesse mura e muri di questa città virtuale, capita anche di imbattersi in qualche pagina stropicciata di un giornale di sinistra, in questo caso Micromega, che riporta un articolo interessante di Giuseppe Giulietti di Articolo 21, che riesce ad analizzare e a relazionare molto bene due fatti all’apparenza distanti come il Decreto sicurezza e il (Decreto) Eluana, passando per il Vaticano…


Per i clandestini nessuna “pietas cristiana”

di Giuseppe Giulietti,16-02-2009

Non sappiamo se il papa Benedetto XVI sia stato avvertito, ma abbiamo le prove che il pericoloso germe del relativismo abbia messo robuste radici nei sotterranei del Vaticano, e non solo.

Non abbiamo dubbi che all’orecchio di “pietas cristiana” siano sicuramente arrivate le urla e le invettive scagliate dai cosiddetti politici cattolici contro il presidente Napolitano a proposito della drammatica vicenda di Eluana Englaro.

Tra i più scatenati si è distinto, come sempre, il cattolicissimo re Silvio che ha impugnato la bandiera della difesa della vita e della famiglia (con raro sprezzo del ridicolo…) “se Eluana fosse stata mia figlia….” ha più volte sospirato il religiosissimo Silvio aggiungendo, con ispirazione tipicamente francescana:
“Ha anche le mestruazione potrebbe generare un figlio”
.
Parole queste che saranno sicuramente ricordate nei secoli come un raro e delicato esempio di “pietas cristiana”.

Non sono ovviamente mancati i cardinali e i vescovi che si sono commossi per queste celestiali parole. Peccato, tuttavia, che appena qualche ora prima il governo e la maggioranza avessero imposto una norma che obbligherà i medici a denunciare i malati clandestini.
Molti di costoro non si faranno più curare, con tutte le conseguenze possibili e immaginabili.

La maggioranza del cattolicissimo re Silvio non ha avuto esitazione alcuna a far approvare una norma che recide proprio quelle radici cristiane dell’Europa tanto care al pontefice. Contro questa decisione si sono sentite le voci di tante comunità di base di tante associazioni laiche e cristiane di qualche vescovo, ma non si è certo sentito quel coro forte e possente che ha accompagnato tutta la vicenda di Eluana.

Ci auguriamo che qualcuno voglia informare Benedetto XVI anche di questa pagina di storia italiana e che lui medesimo voglia promuovere una inchiesta per comprendere chi abbia diffuso i germi del relativismo nei sotterranei del Vaticano.

****

PS: d’altro canto come ha fatto notare Agnese (amica di un’amica) riguardo la frase di Berlusconi su Eluana:

Pensare ad una gravidanza nel caso di Eluana sarebbe comunque perpetrare uno stupro: perché pure se non subisse violenza fisica, sarebbe una gravidanza impostale dall’esterno!
Quindi è come se Berlusconi avesse detto che una donna è un animale da parto, pure se è incosciente
“.

Qualcuno si stupisce di questa riflessione?
Io non vedo nulla di strano. In fin dei conti la frase del nostro re Silvio non è altro che il frutto di quella mentalità imperante nel nostro Belpaese in cui si emanano decreti di emergenza contro gli stupri operati da stranieri (tra il 3 e il 10%), senza preoccuparsi del  90% degli stupri commesso da ITALIANI, il 69% dei quali ad opera di mariti, fidanzati, partner, parenti.


Se proprio vogliamo un decreto espulsione, che sia contro gli Italiani
.


PER SAPERNE DI PIU:

Il 90% degli stupri compiuto da Italiani (fonte Repubblica)
Il delirio xenofobo del “Giornale”
La pillola contro la violenza
Chi gode dello stupro? Parte II
Protezione civile

bianchi

Mentre un poliziotto uccide il suo vicino senegalese, mentre un indiano viene bruciato nella stazione di Roma, mentre un italiano che stupra una rumena non fa notizia..
Mentre accade tutto questo e molte altre cose, in Italia passa un decreto sicurezza che ripropone fedelmente le Leggi Razziali del regime Fascista.

Come spiega bene Francesco, infatti:


Stiamo assistendo ad una evidente riproposizione delle Leggi Razziali.

L’approvazione del decreto che obbliga i medici a denunciare i clandestini se dovessero richiedere delle cure è solo un elemento, neanche il più importante (a mio modesto parere) anche se il più pericoloso (se un clandestino ha una malattia infettiva, piuttosto che recarsi in Ospedale, rischiando l’espulsione, probabilmente sceglierà di non fare nulla, aumentando il rischio di contagio).

Nel decreto “Sicurezza”, che è culturalmente molto più profondo, vengono creati gli stessi istituti razzisti previsti dalle Leggi razziali del ’38. Con il Regio decreto, tra le altre misure persecutorie, si prevedeva:

1) il divieto dei matrimoni “misti”
(“il matrimonio del cittadino italiano di razza ariana con persona appartenente ad altra razza è proibito”);
2) fu istituito con il compito di provvedere al censimento della popolazione ebraica in Italia un “registro degli ebrei”;
3) i genitori di razza ebraica potevano “conservare” la patria potestà dei propri figli, tranne nel caso di imposizione della propria Religione.


Oggi avviene lo stesso (ed anche peggio).
Il disegno di Legge sulla “Sicurezza” votato al Senato prevede:

1) l’impossibilità
giuridica per gli stranieri, che non siano titolari di un permesso di soggiorno in corso di validità, di contrarre matrimonio;
2) è stato istituito presso il Ministero dell’Interno un registro dei “senza casa” (quelli che vengono bruciati vivi sulle panchine, per intenderci). Forse un domani questa lista potrebbe tornare utile alle ronde che lo stesso testo-Sicurezza istituisce;
3) gli appartenenti alla razza degli immigrati extracomunitari, non dotati di permesso di soggiorno, non possono compiere atti di stato civile. Questo significa che una donna che partorisce non potrà riconoscere suo figlio come naturale (sarà quindi “figlio di nessuno”), quindi le verrà tolto ed affidato ad un istituto.

Mi vergogno sempre di più di essere italiano.

Ma è in questo momento che bisogna resistere e disobbedire (come fa la Regione Puglia che vieterà le delazioni).

Non possiamo accettare che altri esseri umani vengano ritenuti dei NON-UMANI da questo governo becero, da questi italiani beceri.

Resistere.
Resistere.
Resistere.

Dalla puntata “Migranti” del programma Presa Diretta

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