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La crisi esplode. 
Esplodono i campi rom.
I capri espiatori sono da sempre un ottimo combustibile.

 Foto tratta da “Tra multimedia e precarietà”

Se la scintilla non è data dal (finto) rapimento di un bambino a Ponticelli), sarà senza dubbio lo stupro (finto) di una ragazzina a Torino.
In entrambi i casi la violenza divampa, mentre i media italiani hanno gioco facile a soffiare sul fuoco del pregiudizio, come ha fatto in questa occasione La Stampa.

Di seguito uno stralcio dei fatti del quartiere Vallette, a Torino, ed un documentario sul nuovo razzismo antizigano in Italia.

“Torino, io stuprata ma poi smentisce. E il corteo finisce con il rogo del campo rom”
da “Il fatto quotidiano” – 10 dicembre 2011 

Fuoco nelle baracche e roulotte date alle fiamme: è finita così, con un campo nomadi incendiato, la fiaccolata organizzata a Torino per esprimere solidarietà alla ragazzina di 16 anni che ha denunciato di essere stata violentata martedì scorso da due rom mentre stava facendo rientro a casa, nel quartiere Vallette. Una violenza che, però, non è mai avvenuta: in serata, infatti, la presunta vittima dello stupro, davanti ai carabinieri del Comando Provinciale del capoluogo piemontese, ha ammesso di essersi inventata tutto di sana pianta e ha confessato di aver avuto un rapporto sessuale con un ragazzo (circostanza confermata dagli esami medici effettuati). Una bugia, quindi, che poteva avere conseguenze impensabili, specie alla luce del linciaggio tentato dalla gente del quartiere.

Sono stati alcune decine – forse cinquanta – i manifestanti che, mentre stavano partecipando al corteo di protesta, hanno abbandonato il resto della gente, hanno indossato cappucci per non farsi riconoscere e, armi alla mano, sono andati nel campo rom nei pressi della cascina Continassa, dove hanno incendiato baracche e roulotte abusive (almeno una ventina) con l’ausilio di bombe carta [continua qui]

Leggi il seguito di questo post »

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Perchè la Sinistra in Italia è divisa? Perchè Vendola è uscito da Rifondazione, Rifondazione non sta con Sinistra Democratica, I Comunisti Italiani si riavvicinano a Sinistra Critica?

Per favore non pensate subito: “perchè sono le solite cagate dei nostri politici”.

Leggete questo articolo che spiega (secondo me abbastanza bene) un pò di queste questioni che sono sicuramente più interessanti e importanti di quel che possa sembrare.

Certo questo articolo non spiega tutto, ma penso possa essere un buono spunto sul quale potremmo discutere.

(Ho linkato alle parole meno chiare – o per le quali era necessario un approfondimento – delle pagine chiarificatrici tratte da wiki e altre fonti)

Buona lettura a tutti .

Fauno Silvestre
che spesso non sa dire se sia socialista/comunista/socialdemocratico/anarchico o cazzeggista.. ma crede nella democrazia partecipata, nell’uguaglianza, nella libertà, nella pace, nell’amore, nella solidarietà, nell’ambiente, nell’arte, nella fantasia, nella ricerca scientifica, nella molteplicità di culture ed esperienze.

sinistra-europea


Ferrero: «La sinistra anticapitalista unita. Nel gruppo del Gue»

Tratto da Liberazione, 08-03-2009 – Checchino Antonini

«Stiamo lavorando per un accordo di tutta la sinistra radicale e comunista, per una lista unitaria tra Rifondazione, il Pdci, Sinistra critica e gli altri movimenti. Non si può fare invece una lista così slavata da non sapere dove andrà in Europa o da non avere contenuti chiari. Ad esempio i socialisti in questi anni hanno detto cose diverse dalle nostre».

Prima di entrare al teatro Carcano di Milano, che ospitava l’iniziativa di Rifondazione per presentare il programma della Sinistra europea, Paolo Ferrero invia un messaggio – via agenzie – all’assemblea di Firenze. Poi, dal palco, spiegherà meglio, dirà che va bene una lista unitaria delle sinistre alle europee ma che vada nel Gue (il gruppo unitario della sinistra alternativa) e «non col compagno Craxi, che realizza quell’unità con la rinuncia ai simboli del movimento operaio. Non basta dirsi di sinistra in Italia e poi votare la Bolkestein a Strasburgo».

Prima di lui anche Vittorio Agnoletto, eurodeputato del Prc, dal palco del Carcano aveva interloquito con i convenuti a Firenze per ricordare gli sforzi per dirottare il gruppo socialista dall’iniziale fascinazione per la direttiva che avrebbe innalzato a 65 ore l’orario settimanale. O quella direttiva che porta il nome di Claudio Fava (segretario di Sd, ndr) per la quale se un padrone viene scoperto a sfruttare un migrante senza documenti viene condannato a pagargli le spese di espulsione.

«Così chi avrà mai il coraggio di denunciare il suo sfruttatore?», si chiede Agnoletto di fronte alle sei-settecento persone che hanno riempito il teatro per ascoltare una narrazione polifonica di esperienze di lotta e di elementi di programma.

Ospiti d’onore: i leader della Linke, Lothar Bisky, e del Synaspismos, Alexis Tsipras, introdotti dal responsabile esteri, Fabio Amato. Convitato di pietra: la crisi. Una crisi raccontata innanzitutto con le voci di una città dove in 250mila rischiano il posto e la cassa integrazione è aumentata del 251% quella ordinaria e del 145% quella straordinaria.

Ha spiegato il segretario provinciale Prc, Nello Patta, che Milano è un laboratorio dell’insicurezza (dai pogrom di Opera alle ronde) e di un blocco di potere composto da banche, multinazionali, poteri pubblici con alcune superfici di contatto con la finanza criminale. Un capitalismo di infima qualità che sta mettendo a rischio il 20% del residuo insediamento industriale.

Ma è una città capace di «nuovi segnali». Dalla resistenza dei 70 operai dell’Innse a quella delle lavoratrici Benetton, degli spazi sociali e degli antirazzisti che la sera prima hanno confinato una ronda padana sotto un ponte. Poi ci sono i gruppi di acquisto popolari di cui parla Luciana Maroni, e l’Onda, «scomparsa dai giornali ma non dalle università e attiva in Grecia e in Francia», dice Cristina Palmieri.

Storie che dicono «nulla di nuovo ma tanto di vero». Come quella di Nicoletta, sindacalista Sdl (Sindacato dei Lavoratori Intercategoriale, ndr), precaria della sanità pubblica, due figli, 1.300 euro e scadenza tra un anno.

Come quella di Mariangela Tognon, scodellatrice, ossia lavoratrice delle mense scolastiche comunali. «E’ una crisi che divide», spiega Marina Benuzzi, della Cgil, individuando nel contratto nazionale il luogo per la redistribuzione.

Crisi e resistenze raccontate soprattutto da donne perché non sfugga che la lotta al patriarcato non può essere scollegata a quella contro il capitalismo.

E se Anita Sonego, dell’Università delle donne, parte dalle istanze dei corpi sotto controllo (da quello di Eluana a quello dei migranti), Agnoletto fornisce altre cifre rivelatrici della magnitudo della crisi: +41% dei furti nei supermercati, +20% dei pignoramenti di immobili, +230% di chi ricorre alle lotterie.

E’ questo il quadro su cui deve calarsi il programma comune della Sinistra europea (venti partiti e altri 12 come osservatori). Perché la crisi «che è economica, ecologica, alimentare e di democrazia – dirà Ferrero – è il frutto della globalizzazione che ha puntato sulla finanziarizzazione dell’economia e sulla sistematica compressione dei salari». Per questo è impensabile uscire dalla crisi con i sacrifici, «sono stati i sacrifici a produrre la crisi».

La ricchezza c’è e va redistribuita. In 25 anni 150 miliardi di euro si sono spostati dal monte salari a quello dei profitti. «La crisi, allora, dovranno pagarla i ricchi», insiste il segretario di Rifondazione enunciando una piattaforma che va dal salario sociale per i disoccupati all’ampliamento della cassa integrazione (per pubblico e privato, stabili e precari), dal controllo pubblico del credito alla Tobin Tax, alle nazionalizzazioni per riconvertire l’economia.

Il livello europeo è evidente, è lì che si costruisce l’alternativa. E l’antiberlusconismo «urlato o no» non basta. L’accondiscendenza di Di Pietro alle grandi opere berlusconiane, l’ambiguità del Pd nella costruzione della guerra tra poveri non sono utili a bloccare il mix di razzismo, sessismo e clericalismo con cui le destre provano a unire ciò che disgregano con le loro politiche economiche. «La crisi del Pd è strategica», conclude Ferrero indicando nella produzione di forme di conflitto e di solidarietà la strada per la construzione della sinistra alternativa, «che non sia l’ala sinistra del Pd».

Per chi ancora non lo sapesse, per chi ancora si stesse facendo gabbare dalla propaganda xenofaba e dalla caccia al capro espiatorio: qui le prove che gli ZINGARI NON RAPISCONO i BAMBINI!


Sorpresa: solo i nomadi non rapiscono i bambini

Chissà che delusione per i persecutori di casa nostra: gli “zingari” non rapiscono i bambini. Tra il 1986 e il 2007, in Italia non si è verificato nessun rapimento di minori da parte di nomadi. Lo dimostra una ricerca sui presunti delitti addebitati ai rom, commissionata dalla Fondazione Migrantes al Dipartimento di Psicologia e Antropologia Culturale dell’Università di Verona. I casi sono stati analizzati partendo dalle notizie fornite dalla stampa e esaminati attraverso la consultazione dei fascicoli dei tribunali. Il risultato è che non esiste alcun caso in cui è stato commesso un rapimento. Nessun esito, infatti, corrisponde ad una sottrazione del bambino effettivamente avvenuta e provata oggettivamente: «Anche laddove si apre un processo il fatto contestato viene sempre qualificato come delitto tentato e non commesso, le cui circostanze aprono ad una complessa valutazione – all’interno della quale possono a volte far capolino le categorie del senso comune – dell’esistenza o meno della volontà dolosa».

da LIBERAZIONE 07/11/2008

campo rom di ponticelli dato alle fiamme

Campo Rom di Ponticelli dato alle fiamme per ritorsione dopo un presunto tentato rapimento

Dunque gli ZINGARI NON RAPISCONO i BAMBINI. Tutt’al più è vero il contrario.

Come si legge sul sito Sucar Drom infatti

durante la conferenza stampa (in cui verrà presentato lo studio, ndr) saranno presentati anche i dati di un’altra ricerca volta a verificare quanti bambini figli di rom e sinti siano stati dati in affidamento e/o adozione dai tribunali dei minori italiani a famiglie ”gagi”, non rom o sinte.

Per saperne di più:

– “Le istituzioni italiane sottraggono ai Rom centinaia di bambini

Il caso di Angelica, ragazza Rom accusata del tentato rapimento di una bambina di sei mesi   avvenuto a Napoli, nel quartiere Ponticelli, è una montatura

I poveri s’azzannano tra loro

cristo-rom

Stamattina ho litigato con i miei genitori.

Perché per loro prendere le impronte digitali ai bambini non è una cosa sbagliata se questo può aiutarli a proteggerli dai casi di violenza. Tipo il fatto che raccontava, giusto ieri, il Tg: genitori rom croati che picchiavano e violentavano i figli per obbligarli a rubare.

E poi i bambini quando venivano arrestati non davano le generalità dei genitori e negavano la loro identità. E scappavano dai centri perché minacciati dai genitori, che in fine sono stati arrestati per via delle intercettazioni telefoniche: minacciavano i figli anche via telefono.

Come avrebbero fatto ad arrestare i genitori, mi chiedevano i miei di genitori, senza documenti che ne dichiarassero la paternità?

Ho ribattuto che si fa come per gli italiani, che hanno documenti, hanno registrazioni ufficiali.

E se questi sono immigrati e senza documenti?

Basta fare anche ai migranti dei documenti e non creare uomini di serie A con documenti e legali, e uomini di serie B senza documenti ed illegali.

Non sono stato convincente, però, e il discorso è finito in litigata (colpa mia, ormai non sono capace di dire cose di sinistra senza incazzarmi; ed è una cosa su cui devo meditare).

I miei non sono razzisti né xenofobi. Eppure anche per loro questa idea delle impronte digitali non appare come qualcosa di ripugnante e pericoloso se serve a salvare dei bambini. Io continuo a sostenere invece che sia assurdo pensare di tutelare l’infanzia schedando persone di una singola “etnia”, ma non sono capace di dirlo, di farlo comprendere..

Inutile tra l’altro pensare alla miracolosa puntualità con la quale è apparsa la notizia di questi croati (io mi chiedo, poi, se si tratta davvero di rom o solo di immigrati che abitano in campi nomadi).

Se uno volesse essere maligno potrebbe pensare sia stata confezionata giusto per sostenere le affermazioni di Maroni.

Ma non credo di essere maligno fino a questo punto.

Di più.

Ps: in tutta sincerità penso che la proposta di Maroni sulle impronte digitali sia stata pensata per evitare quella pratica indecente (come l’ha giustamente definita Berlusconi) delle intercettazioni telefoniche.

Insomma meglio essere schedati su base etnica che intercettati al telefonino.

Se c’è una cosa che ho capito in questo periodo rispetto alle cose che ho sentito è l’importanza che deve assumere una riflessione sulla COMUNICAZIONE.

Dove per me comunicare significa mettere in comune, ossia uno scambio di informazioni, idee, esperienze tra più persone.

Riflettere sulla comunicazione significa innanzitutto immaginarsi come uno dei protagonisti di questo scambio di qualcosa con gli altri. Poniamoci, per esempio, come GIOVANI impegnati nella POLITICA, naturalmente a SINISTRA.

È importante capire chi siamo in questo gioco per riflettere meglio su questa nostra condivisione.

Una volta capito questo, possiamo pensare alla comunicazione da 3 punti di vista.

Il primo è ASCOLTARE (l’altro: che sia di destra, di sinistra o neutro)

Forse è la cosa più complicata, ma bisogna trovare il modo per capire l’altro partendo dalle sue esperienze e dai suoi bisogni. E per far questo o lo si riesce a portare nella casa della sinistra o si porta la casa della sinistra da lui.

Il secondo è DIRE (qualcosa si Sinistra)

Bisogna re imparare ad usare un linguaggio capace di trasmettere agli altri idee e proposte e progetti e speranze. Ma soprattutto trasmettere la VERITÀ dei FATTI. Mi insegnarono che una VERITÀ non esiste, giacché chiunque nel raccontare un avvenimento parte da un punto di vista particolare, come l’esempio di un fotografo che entra in una stanza e decide da quale angolazione scattare la foto: la stanza sarà sempre quella ma il punto di vista muterà l’idea della cosa.

L’importante è però essere capaci di trasmettere ciò che di quella cosa è IMMUTABILE senza ritoccarla o farla apparire diversa.

Bisogna essere capaci, ad esempio, di trasmettere i fatti veri su un comunismo e socialismo che, come dice un amico, “dove non si sono fatti stato, hanno portato progressi civili e sociali”.

Questo vuol dire, in pratica, che dobbiamo essere capaci di chiudere con l’idea di INFORMAZIONE: informare è mettere l’altro in una forma, è quello che ad oggi fanno strumentalmente i giornali ma è anche quello che anche Sinistra qualcuno pensa sia ancora giusto ancora fare quando si parla di egemonia culturale. Informazione in questo senso non è altro che “indottrinare” l’altro.

Bisogna ritornare a raccontare la VERITA’ SOSTANZIALE DEI FATTI.

Un esempio. Fini fu criticato per aver detto che l’aggressione a Tommaselli fosse un caso meno grave di aver bruciato la bandiera d’Israele. Vi dirò, questa frase paradossalmente è molto meno grave rispetto alle notizie passate dai Tg.

Questo perché una frase come quella di Fini le persone possono CONDIVIDERLA o dire semplicemente: CAZZO CHE STRONZATA!

Non è un fatto, quello, è un’idea.

Bislacca e pericolosa, ma un’idea cui si risponde sul piano delle idee, su un piano che definirei “morale”.

Al contrario, una NOTIZIA passata da un TG è cosa ben più pesante.

Quello è un fatto ed è sui fatti, sulla REALTA’ (o quella che viene fatta passare come tale) che la gente, poi, costruisce le proprie idee. Dunque se ascolto il politico dirmi i ROM SONO ESSERI INDEGNI, SONO TOPI, VANNO SCHEDATI e CACCIATI, io posso rispondere “ma che cavolo d’idea è questa? e perché mai dovrei schedarli o cacciarli?”

Ma se il politico, anzi il giornalista, mi dice che “i ROM hanno RAPITO i BAMBINI” il mio giudizio cambia, perché mi ritrovo a dover riflettere con una REALTA’ (che realtà però non è!)

Ecco perché più che una lotta sulle IDEE deve trasformarsi in una lotta prima di tutto sui FATTI, sul racconto di FATTI VERI.

Il terzo è FARE (qualcosa di Sinistra)

E su questo punto è cosa importante riuscire ad entrare nella vita quotidiana delle persone. Riuscire a ricostruire l’idea che un gruppo, una COLLETTIVITA’ possa cambiare le cose, che stando insieme le battaglie si vincono, che stando insieme si può vivere meglio.

Bisogna dimostrare con fatti concreti che l’idea INDIVIDUALISTA (“meglio a te che a me”, “peggio per te che non sei raccomandato”, “ognuno è imprenditore di se stesso”) è una teoria che va bene finché si è i più FORTI, ma che se si è homo homini lupus allora non bisogna mai dimenticare che se arriva un lupus più forte “ce magna”.

Bisogna dare la concretezza dei Gas (gruppi d’acquisto solidale), delle class action, della Federconsumatori, del cooperativismo, dell’associarsi, della vita insieme, dello mercatino dell’usato, del baratto, del mutuo soccorso..

Della CONDIVISIONE.

Idee, queste, che sono socialiste, comuniste, cristiane, buddhiste, gianseniste, sufiste..

Niente di complicato allora, in fin dei conti.

Mi chiedo

quando tutti i campi Rom saranno stati bruciati (come a Napoli)

quando tutti i rumeni saranno stati rimpatriati (come chiede Maroni)

quando tutti i barconi dei clandestini saranno stati affondati (come chiede Bossi)

quando tutte le prostitute verranno ammazzate (come vogliono i cittadini bene)

quando gli omosessuali si faranno curare (come vuole la Chiesa)

quando i comunisti non staranno più nel parlamento (questo è già successo)

quando tutti i capri espiatori saranno finiti e si scoprirà che

sono italiani i delinquenti che ammazzano, rubano, rapiscono (ed esportano mafia, camorra, ‘ndrangheta)

sono italiani i primi al mondo nel turismo sessuale

sono italiani 1 milione di clienti delle prostitute

sono italiani gli industriali che non aumentano gli stipendi agli operai nonostante aumentino i loro di stipendi sino al 200%

sono italiani nel 90% dei casi a violentare le donne

sono italiani a non accudire i propri anziani lasciandoli alle badanti

sono italiani a rubare il lavoro ad altri italiani perchè aiutati da un parente o un conoscente

sono italiani gli inventori del fascismo (primo totalitarismo e padre del nazismo)

allora gli italiani di fronte all’evidenza dei fatti, chi incolperanno?

tratto da www.sucardrom.blogspot.com/

Stamattina leggevo una lettera di Alex Zanotelli sulla demolizione di campi Rom a Casoria, Campania.

“Il 4 novembre ho assistito alla demolizione di tre campi Rom, situati nel comune di Casoria, nella provincia di Napoli. In questi campi c’erano circa quattrocento persone.
Alle 8.00 del mattino sono arrivate, scortate dalla Polizia, scavatrici, ruspe, cingolati per demolire il tutto.
Sembrava un esercito in assetto di guerra che spianava tutto. […] Non si era mai visto a Napoli un’azione del genere: buttare fuori con la forza persone dal proprio habitat senza offrire loro prima un altro luogo ove andare. Mi ricordava certe scene viste nei regimi militari. Mi ricordava soprattutto le demolizioni che avevo visto delle baraccopoli di Nairobi. Mai mi sarei aspettato che avrei assistito a simili scene nella mia Italia.

E poi ho letto i commenti lasciati dai lettori in fondo alla pagina. Tra tutti mi sono soffermato su questo:

il comune di Casoria non ha acqua per i suoi cittadini la elemosina da altri comuni, sa cosa significa stare giorni e giorni senza acqua, e pensi io pago le tasse le bollette e non la posso avere

Certo c’erano altri commenti, da quelli che inneggiavano a prendere a ‘calci nel sedere’ ogni immigrato a quelli che al contrario richiamavano ai diritti fondamentali e all’uguaglianza tra tutti gli uomini.

Ma ho preferito soffermarmi su quel post perchè scritto proprio da un’abitante di Casoria.

E ho ripensato a quello che mi hanno raccontato qui a Turi, dove abito da pochi anni, su ciò che accadeva tanti anni fa nelle campagne. C’erano due categorie di lavoratori, i potatori e i raccoglitori. Entrambi erano gli ultimi della loro società, entrambe le categorie erano sfruttate e non avevano voce nel loro paese. Eppure tra loro c’era una tale rivalità, da essere proibito ai figli dei potatori di sposare i figli dei raccoglitori. Quel gradino in più su cui si trovavano gli “specializzati” potatori doveva essere conservato e tutelato.

I poveri si azzannavano tra loro.

Penso.

I Rom sono una categoria umana strana, direi anzi che sono piuttosto uno strumento psicologico.

Far parlare qualcuno dei Rom è come metterlo in contatto con la sua parte più intima, istintiva, animalesca. Se si parla dei Rom viene più facile mettere da parte il politically correct, la buona educazione e i buoni principi.

Ci si sente in qualche modo più tranquilli nel dar voce alle proprie rabbie contro un popolo che “se è stato cacciato da qualunque paese, un motivo ci sarà”.

Parlare dei Rom è catartico.

Per questo è utile leggere quello che viene fuori quando di mezzo ci sono i Rom, le persone mettono da parte ogni remora e sfogano le loro rabbie e si può capire quali siano i problemi che assillano le persone.

Ed ecco che di fronte al problema reale dell’acqua che a Casoria non arriva nemmeno nei condomini, o delle case popolari che non ci sono (e dei prezzi degli affitti che al contempo galoppano) si urli:

I PRETI SI FANNO IN QUATTRO PER GLI EXTRACOMUNITARI, MENTRE A NOI ITALIANI CHI CI PENSA? CERCO AIUTO E NESSUNO ME LO DA’. COSA DEVO FARE?

Per me è incomprensibile ragionare in questo modo, ma un motivo ci sarà se tanta gente non riesce a vedere oltre, se non riesce ad afferrare e a comprendere quali siano le vere cause dei loro problemi.

E’ su questo punto che bisogna meditare e capire come cambiare le cose.

Intanto, come dico dall’inizio, i poveri si azzannano tra loro.
Se solo capissero di essere poveri tutti e in egual modo, forse le cose cambierebbero.

Forse.

PS: il 6 ottobre in quello stesso campo era scoppiato un incendio dopo le minacce e le proteste degli abitanti di Casoria. La polizia inizia le indagini: un mese dopo, 4 novembre, il campo viene smantellato. Giustizia è stata fatta.

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