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Le favole hanno sempre cercato di esorcizzare i traumi collettivi ed individuali.
Il cannibalismo degli orchi nascondeva gli stupri subiti dalle donne e dai bambini.

 

“Fuggi, fuggi, bella sposa. Sei dei briganti nella casa!”
“Potete dirmi se il mio fidanzato abita qui?” Domandò la faciulla.
“Ah povera bimba” rispose la vecchia “sei finita in un covo di briganti. tu credi di essere una sposa alla vigilia delle nozze, ma le tue nozze saranno con la morte. Vedi, ho dovuto mettere sul fuoco un gran paiolo pieno di acqua. Se cadi nelle loro mani, ti fanno a pezzi senza pietà, ti fanno bollire e ti mangiano perché sono cannibali”
Non aveva finito di parlare che tornò nella casa quella banda malvagia. Trascinavano con sè un’altra fanciulla, erano ubriachi e non davan retta al suo pianto e alle sue grida. Le fecero bere tre bicchieri colmi di vino, uno bianco, uno rosso, uno giallo, e le si schiantò il cuore. Le strapparono le belle vesti, la misero su una gran tavola, fecero a pezzi il bel corpo e lo cosparsero di sale.

[“Lo sposo brigante” – Jakob e Wilhelm Grimm]

Tratto da http://www.thrivingandhome.com/orco.jpg
Foto tratta da: http://www.thrivingandhome.com/orco.jpg

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Che Berlusconi fosse un porco l’avevamo capito tutti, ben prima che alla cronaca balzassero i festini suoi e dei suoi uomini, alla Bertolaso per intenderci.
Non mi stupisce quindi aver sentito la frase sulle “belle ragazze albanesi” da lui, nè tanto meno mi sorprende l’abbia pronunciata durante un incontro internazionale. Resto allibito, ancora una volta, dall’assoluto silenzio che ha fatto seguito in Italia a questa dichiarazione intrisa di misoginia, razzismo, trivialità e crudeltà.
Posto qui una lettera perfetta inviata al nostro premier (e in realtà a tutti gli italiani), tramite le pagine di Repubblica, da
Elvira Dones scrittrice-giornalista albanese.

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Dalla scrittrice albanese Elvira Dones riceviamo questa lettera aperta al premier Silvio Berlusconi in merito alla battuta del Cavaliere sulle “belle ragazze albanesi”. In visita a Tirana, durante l’incontro con Berisha, il premier ha attaccato gli scafisti e ha chiesto più vigilanza all’Albania. Poi ha aggiunto: “Faremo eccezioni soloper chi porta belle ragazze”.

“Egregio Signor Presidente del Consiglio,

le scrivo su un giornale che lei non legge, eppure qualche parola gliela devo, perché venerdì il suo disinvolto senso dello humor ha toccato persone a me molto care: “le belle ragazze albanesi”. Mentre il premier del mio paese d’origine, Sali Berisha, confermava l’impegno del suo esecutivo nella lotta agli scafisti, lei ha puntualizzato che “per chi porta belle ragazze possiamo fare un’eccezione“.

Io quelle “belle ragazze” le ho incontrate, ne ho incontrate a decine, di notte e di giorno, di nascosto dai loro magnaccia, le ho seguite da Garbagnate Milanese fino in Sicilia. Mi hanno raccontato sprazzi delle loro vite violate, strozzate, devastate. A “Stella” i suoi padroni avevano inciso sullo stomaco una parola: puttana. Era una bella ragazza con un difetto: rapita in Albania e trasportata in Italia, si rifiutava di andare sul marciapiede. Dopo un mese di stupri collettivi ad opera di magnaccia albanesi e soci italiani, le toccò piegarsi. Conobbe i marciapiedi del Piemonte, del Lazio, della Liguria, e chissà quanti altri. E’ solo allora  –  tre anni più tardi  –  che le incisero la sua professione sulla pancia: così, per gioco o per sfizio.

Ai tempi era una bella ragazza, sì. Oggi è solo un rifiuto della società, non si innamorerà mai più, non diventerà mai madre e nonna. Quel puttana sulla pancia le ha cancellato ogni barlume di speranza e di fiducia nell’uomo, il massacro dei clienti e dei protettori le ha distrutto l’utero.

Sulle “belle ragazze” scrissi un romanzo, pubblicato in Italia con il titolo Sole bruciato. Anni più tardi girai un documentario per la tivù svizzera: andai in cerca di un’altra bella ragazza, si chiamava Brunilda, suo padre mi aveva pregato in lacrime di indagare su di lei. Era un padre come tanti altri padri albanesi ai quali erano scomparse le figlie, rapite, mutilate, appese a testa in giù in macellerie dismesse se osavano ribellarsi. Era un padre come lei, Presidente, solo meno fortunato. E ancora oggi il padre di Brunilda non accetta che sua figlia sia morta per sempre, affogata in mare o giustiziata in qualche angolo di periferia. Lui continua a sperare, sogna il miracolo. E’ una storia lunga, Presidente… Ma se sapessi di poter contare sulla sua attenzione, le invierei una copia del mio libro, o le spedirei il documentario, o farei volentieri due chiacchiere con lei. Ma l’avviso, signor Presidente: alle battute rispondo, non le ingoio.

In nome di ogni Stella, Bianca, Brunilda e delle loro famiglie queste poche righe gliele dovevo. In questi vent’anni di difficile transizione l’Albania s’è inflitta molte sofferenze e molte ferite con le sue stesse mani, ma nel popolo albanese cresce anche la voglia di poter finalmente camminare a spalle dritte e testa alta. L’Albania non ha più pazienza né comprensione per le umiliazioni gratuite. Credo che se lei la smettesse di considerare i drammi umani come materiale per battutacce da bar a tarda ora, non avrebbe che da guadagnarci.

* Elvira Dones, scrittrice-giornalista
.
Nata a Durazzo nel 1960, si è laureata in Lettere albanesi e inglesi all’Università di Tirana. Emigrata dal suo Paese prima della caduta del Muro di Berlino, dal 1988 al 2004 ha vissuto e lavorato in Svizzera. Attualmente risiede negli Stati Uniti, dove alla narrativa alterna il lavoro di giornalista e sceneggiatrice.

da Repubblica – 15 febbraio 2010

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Le pareti di internet sono tappezzate di scritte, come i muri e le mura delle nostre città.
Tra pubblicità e graffiti, ogni tanto capita di imbattersi in frasi (come quella qui sotto) capaci di interpretare perfettamente un momento:


VENNERO IN SELLA DUE GENDARMI
VENNERO IN SELLA CON LE ARMI,
CHIESERO AL MEDICO SE LI VICINO
FOSSE PASSATO UN CLANDESTINO…

Sempre nei pressi dele stesse mura e muri di questa città virtuale, capita anche di imbattersi in qualche pagina stropicciata di un giornale di sinistra, in questo caso Micromega, che riporta un articolo interessante di Giuseppe Giulietti di Articolo 21, che riesce ad analizzare e a relazionare molto bene due fatti all’apparenza distanti come il Decreto sicurezza e il (Decreto) Eluana, passando per il Vaticano…


Per i clandestini nessuna “pietas cristiana”

di Giuseppe Giulietti,16-02-2009

Non sappiamo se il papa Benedetto XVI sia stato avvertito, ma abbiamo le prove che il pericoloso germe del relativismo abbia messo robuste radici nei sotterranei del Vaticano, e non solo.

Non abbiamo dubbi che all’orecchio di “pietas cristiana” siano sicuramente arrivate le urla e le invettive scagliate dai cosiddetti politici cattolici contro il presidente Napolitano a proposito della drammatica vicenda di Eluana Englaro.

Tra i più scatenati si è distinto, come sempre, il cattolicissimo re Silvio che ha impugnato la bandiera della difesa della vita e della famiglia (con raro sprezzo del ridicolo…) “se Eluana fosse stata mia figlia….” ha più volte sospirato il religiosissimo Silvio aggiungendo, con ispirazione tipicamente francescana:
“Ha anche le mestruazione potrebbe generare un figlio”
.
Parole queste che saranno sicuramente ricordate nei secoli come un raro e delicato esempio di “pietas cristiana”.

Non sono ovviamente mancati i cardinali e i vescovi che si sono commossi per queste celestiali parole. Peccato, tuttavia, che appena qualche ora prima il governo e la maggioranza avessero imposto una norma che obbligherà i medici a denunciare i malati clandestini.
Molti di costoro non si faranno più curare, con tutte le conseguenze possibili e immaginabili.

La maggioranza del cattolicissimo re Silvio non ha avuto esitazione alcuna a far approvare una norma che recide proprio quelle radici cristiane dell’Europa tanto care al pontefice. Contro questa decisione si sono sentite le voci di tante comunità di base di tante associazioni laiche e cristiane di qualche vescovo, ma non si è certo sentito quel coro forte e possente che ha accompagnato tutta la vicenda di Eluana.

Ci auguriamo che qualcuno voglia informare Benedetto XVI anche di questa pagina di storia italiana e che lui medesimo voglia promuovere una inchiesta per comprendere chi abbia diffuso i germi del relativismo nei sotterranei del Vaticano.

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PS: d’altro canto come ha fatto notare Agnese (amica di un’amica) riguardo la frase di Berlusconi su Eluana:

Pensare ad una gravidanza nel caso di Eluana sarebbe comunque perpetrare uno stupro: perché pure se non subisse violenza fisica, sarebbe una gravidanza impostale dall’esterno!
Quindi è come se Berlusconi avesse detto che una donna è un animale da parto, pure se è incosciente
“.

Qualcuno si stupisce di questa riflessione?
Io non vedo nulla di strano. In fin dei conti la frase del nostro re Silvio non è altro che il frutto di quella mentalità imperante nel nostro Belpaese in cui si emanano decreti di emergenza contro gli stupri operati da stranieri (tra il 3 e il 10%), senza preoccuparsi del  90% degli stupri commesso da ITALIANI, il 69% dei quali ad opera di mariti, fidanzati, partner, parenti.


Se proprio vogliamo un decreto espulsione, che sia contro gli Italiani
.


PER SAPERNE DI PIU:

Il 90% degli stupri compiuto da Italiani (fonte Repubblica)
Il delirio xenofobo del “Giornale”
La pillola contro la violenza
Chi gode dello stupro? Parte II
Protezione civile

bianchi

740: è il numero delle volte che è stato letto il mio post “Chi gode dello stupro“. E’ il piu letto del mio blog

130: è il numero di volte in cui si è arrivati al mio blog cercando le parole “stupro“, “violentata” o parole simili

6 milioni 743 mila: è il numero di donne italiane dai 16 ai 70 anni che sono state stuprate

69% : è la percentuale di stupri ad opera di mariti, fidanzati o partner

Visto il grande interesse che riscontro in chi viaggia in rete sul presunto “godimento” della donna durante uno stupro, completo il mio primo post su questo argomento con un video realizzato da Franca Rame. E’ un monologo (scritto nel 1975) in cui ricostruisce la violenza da lei subita.

Forse così i dubbi su questo argomento saranno del tutto dissipati.

Vanessa Beecroft, Vogue Hommes, 2002

Una delle cose che più mi prendono allo stomaco è l’idea di una donna violentata.

Ho sempre pensato a cosa farei io se violentassero le donne della mia vita.

L’argomento è sicuramente inflazionato e non direi, penso, niente di orignale. Pure nonostante questa apparente banalità che l’argomento riveste, ora mi ritrovo a scriverne anch’io colpito da questa pagina di blog scritta da Jacopo Fo, figlio di Dario e Franca Rame.

Fuori dal liceo Mamiani di Roma è apparsa una scritta che diceva grossomodo: “Franca Rame ha goduto a essere stuprata”.
Si tratta di un antico insulto alle donne vittime di violenza sessuale.
Vuol dire che sei tanto troia che ti piace comunque.

Evidentemente l’argomento sarà pure inflazionato, ma non così scontato.

Quoto wikipedia: “nel marzo del 1973, Franca Rame , dietro suggerimento di ufficiali dei carabinieri della divisione Pastrengo, viene rapita da esponenti della estrema destra e subisce violenza fisica e sessuale, ricordata a distanza di tempo nel lavoro Lo stupro, del 1981. Dopo 25 anni è stata depositata la sentenza del processo, tempo che ha permesso di arrivare alla prescrizione del reato“.

A questa pagina ho voluto aggiungere questo stralcio di articolo su un fatto di cronaca accaduto alcuni giorni fa a Milano:

Tenta di stuprare minorenne. Arrestato
Sabato pomeriggio in Centrale. A dare l’allarme un clochard che vive in stazione.
In manette un uomo di 38 anni
M’accorgo di quanta ipocrisia si nasconda dietro l’approccio a queste tematiche. Tanto per cominciare è inutile negare che la notizia abbia avuto rilevanza solo perchè a dare l’allarme è stato un clochard.
E sono sicuro che avrebbe avuto una risonanza di gran lunga maggiore se fosse stato il barbone il violentatore, invece di essere stato l’eroe della vicenda.
A quel punto si sarebbero invocate le forche e la castrazione chimica contro i maledetti barboni, si sarebbe chiesto prontamente un pacchetto sicurezza ad hoc e l’espulsione dei Rom.. ops, dei barboni.
Tutto si sarebbe fatto per nascondere il vero problema: che sono mariti e figli e zii e amici di famiglia a violentare e abusare nel 90% dei casi. Sono tutti italiani, nella maggior parte dei casi di famiglie italiane benestanti, quelle che nei salotti si scandalizzano e invocano i tempi in cui queste cose non accadevano. Così, nel frattempo, per sentirsi protetti e tutelati votano Lega, An, Udc perché prenda a calci nel sedere i porci stranieri, chiudendo gli occhi sui porci dell’altra stanza.
Certo ci sono anche violenti violentatori sbarcati a Milano da qualche campagna remota della Romania o della Puglia. Questi poveri diavoli sono quelli che saltano all’occhio per il loro odore di sporco che si portano dietro da uomini-topo quali sono.
Gli altri, i porci nostrani, restano nell’ombra.
D’altro canto c’è qualcuno che si ponga il problema del PERCHE’ avvengano certe violenze?
La società occidentale e l’italiana in particolare, dimostrano tutta la loro inadeguatezza nei confronti del sesso, tutto il loro bigottismo.
Pure il sesso è cosa ancor più naturale del “bisogno” di una casa o della religione.
Non mi dilungo su questo argomento, c’è chi ne ha parlato meglio di me.
Mi interessa piuttosto tornare a dar voce a Jacopo, non saprei usare parole migliori di queste:

E mi chiedo di che dimensioni sia il deserto interiore di questo maschio rampante, e quanta paura debba avere di non essere all’altezza di un vero incontro d’amore e di passione. Forse se entrasse nelle scuole una buona educazione al sesso e ai sentimenti questo vuoto esistenziale potrebbe essere colmato nelle generazioni future.
La malattia dell’Italia non è solo politica, è morale, filosofica e sentimentale. Molti non sanno neppure cosa siano i sentimenti. Vivono tenendo carcerate le loro emozioni.

Ma a scuola non si può parlare apertamente di corpo e di anima . In Italia continua a reggere questa connivenza oggettiva tra il clero reazionario e la cultura dello stupro. Il tutto con l’appoggio esterno di settori della sinistra maschilista. Quelli che dopo il corteo pacifista tornano a casa e picchiano la moglie e queli che l’ultima volta che hanno dato un bacio d’amore è stato al liceo. Quelli che parlare di punto G li fa incazzare perché “abbiamo cose più importanti di cui occuparci”.
Io non credo che l’Italia cambierà seguendo chi è bravissimo a denunciare la corruzione e la violenza del capitalismo ma si dimentica di parlare di amore, amicizia, tenerezza, sesso, parto dolce, sentimenti, emozioni, ascolto di sé, educazione non autoritaria, scuola comica, arte, valore della vita, necessità di dare un senso anche alla morte.

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